Eccomi, mi presento.

Mi chiamo David, sono il figlio putativo di Michelangelo, ho 515 anni portati da Dio, sono alto 5 metri e 20 compresa la base e peso circa 5 tonnellate. E non ho intenzione di mettermi a dieta, sia ben chiaro.

Voi mi vedete qui, al riparo e al calduccio in questo monolocale che il comune mi ha assegnato, ma la mia vita è stata tutto, tranne che facile. Ho premesso di avere 515 anni, ma non sono stato del tutto sincero. Il primo vagito l’ho emesso nel 1464, quando Agostino di Duccio col suo scalpello assestò qualche colpo al guscio marmoreo che mi rivestiva, dunque di anni ne ho 555, ma venni subito abbandonato. Qualche anno dopo anche Antonio Rossellino provò a scalpellare la mia superficie, ma ciò che vide non gli piacque, per lui ero troppo brutto e venni nuovamente abbandonato.

Per anni rimasi buttato in un angolo del cortile dell’opera del Duomo, senza che nessuno si curasse di me, mi degnasse di uno sguardo o si preoccupasse delle mie condizioni. Un’infanzia terribile, di quelle che ti lasciano il segno. Forse, se non avessi incontrato Michelangelo, sarei diventato un delinquente e finito al gabbio.

Per fortuna nel 1501 qualcuno si accorse di me, propose al giovane Michelangelo di cavar fuori qualcosa di buono da “quel brutto pezzo di marmo difettato”… Sì, proprio così mi chiamavano, quegli infami insensibili… Pensavano forse che io non li sentissi???

Michelangelo, il mio babbino adorato, raccolse la sfida, vide in me quella bellezza che gli altri non coglievano. Anche io ci misi del mio, volevo apparire splendido agli occhi dei miei denigratori, metterli tutti a tacere.

Per tre anni restammo uniti, sempre insieme… Michelangelo mi svezzò, mi accarezzò, mi insegnò tutto ciò che avevo bisogno di sapere. Mi fece anche da personal trainer, aiutandomi a sviluppare quella muscolatura che ancora oggi tutti mi invidiano.

Solo una cosa gli rimprovero, al babbo… Poteva dotarmi di attributi un po’ più importanti, non dico come Rocco Siffredi, ma neanche quelli che mi ha fornito, via! Tutte le gentili donzelle che mi sono sfilate davanti con aria estasiata, chissà che espressione avrebbero assunto se invece di un pisellino… va beh, lasciamo perdere!

Dopo tre anni, avevo raggiunto la perfezione, il mio massimo splendore, e ben lo sapeva Michelangelo, fiero di me quando mi mostrò ai fiorentini, che rimasero a bocca aperta… Tutti,  tranne un certo Soderini, che voleva sostenere che il mio naso fosse troppo grosso! Avrebbe voluto farmi una rinoplastica, il simpaticone!

Volevo rispondergli per le rime, ma Michelangelo trovò il modo di prendersi gioco di lui, lasciando il mio bel nasino intatto… Fingendo di dargli ragione, raccolse da terra un po’ di polvere di marmo, salì sulla scala con in mano martello e scalpello, mi fece l’occhiolino e finse di assestarmi qualche colpetto sul naso, facendo cadere la polvere di marmo che aveva raccolto. Chiese poi al Soderini se ora gli sembrava meglio, e quel bischero ci cascò in pieno e gli rispose che ora era perfetto. Ho continuato a ridere per dei mesi, ripensando alla scena!

Ora ero pronto per affrontare il mondo. A Firenze avevano pensato di piazzarmi su un contrafforte della cupola del Duomo. Dico, ma che m’avete visto bene o vi serve un oculista di quelli bravi?

Come fo a star lì sopra? O casco e mi rovino, o sfondo la cupola e rovino me e lei. Un si pole fare, via! Trovatemi un altro posto dove stare, possibilmente coi piedi piantati in terra che soffro anche un po’ di vertigini.

Nacque una accesa discussione, in cui tutti avevano da dire la loro su dove piazzarmi.

Tutti i più grandi artisti dell’epoca furono convocati per fornire la loro indicazione: Botticelli, il Ghirlandaio, Leonardo, il Sansovino, Filippino Lippi, il Perugino, Lorenzo di Credi, Giuliano e Antonio da Sangallo, il Pollaiolo, Andrea della Robbia, Cosimo Rosselli, Francesco Granacci e Piero di Cosimo. E forse mi son scordato qualcuno, ma la mia memoria non è più quella di un tempo.

Leonardo, che non aveva grande simpatia per il mio babbo, propose di mettermi sotto la Loggia dell’Orcagna, in un punto in cui fossi poco visibile. Leonardino, abbi pazienza, tu sarai anche il più grande genio della storia, ma questa tu l’avevi proprio buttata in buca. Meno male che un t’hanno dato retta! Mi piazzarono invece proprio davanti al portone di ingresso a Palazzo Vecchio, nel punto più in vista di tutta la piazza! Son soddisfazioni….!!!

Per arrivare fin lì, non vi dico quanto ho tribolato! Dall’Opera del Duomo ho impiegato quattro giorni per arrivare in Piazza Signoria, e son stato aiutato da più di quaranta operai! Mi cacciarono in una specie di cassone di legno, imponendomi di non poggiare mai i piedi a terra, perché con le vibrazioni del terreno c’era il rischio che mi spezzassi le gambe e forse anche la schiena. Per spostarmi utilizzavano delle travi unte con il sego, sulle quali facevano lentamente scivolare la mia “carrozza”. Quattro giorni in quella posizione innaturale, non li augurerei neanche al mio peggior nemico! E non solo, nottetempo un gruppetto di facinorosi mi prese anche a sassate!

Una volta messo a dimora, mi dipinsero d’oro la fionda e l’albero a cui appoggio la gamba e mi misero in testa una ghirlanda di foglie in ottone. Sbrilluccicavo tutto!

Si stava bene, lì in Piazza… Non ci si annoiava mai, c’era sempre tanta gente che andava e veniva, ed io ascoltavo i discorsi di tutti.

Per sapere tutte le ciaccole di Firenze sarebbe bastato chiedere a me! Certo, ero un po’ allo scoperto, d’estate mi cocevo sotto il solleone e d’inverno bubbolavo dal freddo. Mi ricordo che nel 1512 sono stato colpito anche da un fulmine, che m’ha pure incrinato la base. Che stianto, ragazzi… L’è andata bene che un m’è preso un coccolone!! Ma a star lì fuori, qualche rischio si corre. A me son successe le cose più strane. Che vi sembra normale, per esempio, che nel 1527, mentre era in corso una rivolta popolare, a qualcuno sia venuto in mente di buttare una panca giù da una finestra di Palazzo Vecchio? E che quella panca la sia finita proprio addosso al sottoscritto, o che succede spesso? Mi spezzò il braccio sinistro, una frattura scomposta che neanche al CTO mi avrebbero saputo curare.

Meno male che passavano di lì Giorgio Vasari e Francesco Salviati, che raccolsero i pezzi e con un intervento chirurgico degno di un luminare riuscirono a salvarmi l’arto.

Venendo a tempi più recenti, nel 1813 ci fu qualcuno che mi danneggiò il dito medio della mano destra, prevedendo forse la mia intenzione di mostrarglielo, il dito medio… Ma non feci in tempo. Per fortuna, un altro piccolo intervento chirurgico mi restituì la funzionalità alla mano. Ma non è mica finita, nossignori!

Un incauto restauratore, nel 1843, per ripulirmi, invece di usare un buon bagnoschiuma pensò bene di adottare una soluzione estrema, lavandomi con acido cloridrico e raschiandomi con dei ferri taglienti, invece di usare una buona spugna. Ora, d’accordo che stando all’aperto ci si sporca, ma mica ero così zozzo! Quel macellaio mi ha rovinato la pelle… La superficie del marmo ha riportato danni irreparabili! Deficiente… se credevo, ti mollavo una testata subito, appena ti sei avvicinato!

Dopo avermi conciato così, hanno pensato che fosse giunto il momento di ripararmi in un luogo asciutto, protetto dal sole, dal vento e da ogni altro agente atmosferico. Potevate pensarci prima che il serial killer delle statue di marmo mi raschiasse tutto, però!

Nel 1873, mi hanno di nuovo imbracato, caricato su un carretto di legno e tramite un sistema di rotaie mi hanno fatto arrivare all’Accademia… Non ve lo vorrei dire, ma il primo che ha viaggiato sulla tramvia sono io.

Pensavo di aver finalmente trovato la pace. Sieeeee… manco per idea! Il mio monolocale ancora non era pronto e m’hanno lasciato nove anni chiuso dentro una cassa. Non c’è più rispetto per gli anziani!

Finalmente, nel 1882 mi consegnarono le chiavi di casa e potei prendere possesso del mio monolocale.

Da allora non rifiato… tutti i giorni c’è una processione infinita di gente che viene a trovarmi, per un saluto o per farsi un selfie con me, e mi tocca stare immobile, in posa tutto il giorno, non si possono mica deludere i fan.

La sera, ve lo confesso, ho un mal di schiena spaventoso e anche i piedi mi fan vedere le stelle.

A proposito di piedi, questa non ve l’ho raccontata… Nel 1991, mischiato tra le altre persone, mi si avvicina un tale… Lì per lì non ci fai caso, ma di colpo tira fuori un martello e mi colpisce sul piede, proprio dove avevo anche un callo…. Credevo di svenire dal dolore!

Chiamata l’ambulanza, anche questa volta per fortuna ne sono uscito benino. Ecco, questa è la mia storia, più o meno. Ma se venite a trovarmi, magari quando c’è poca gente, vi offro un caffè e vi racconto qualche altro aneddoto…

Gabriella Bazzani

Il David si racconta.
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