Il gioco della Pilotta a Firenze come a Roma e altri giochi con la palla.

La Palla Pillotta, è forse più conosciuta come calcio storico della plebe. Rivive oggi nelle rievocazioni storiche e sportive che si svolgono soprattutto nel quartiere Galluzzo, nella parte meridionale di Firenze, nota per la presenza della Certosa, e citata anche da Dante nel Paradiso.

L’origine del nome del borgo risalirebbe alla nobile famiglia Galluzzo o Galluzzi (dal latino Gallutius) di antiche origini bolognesi, legata al partito guelfo. In questa zona la famiglia aveva dei possedimenti ed esercitava l’attività di biadaioli. Il loro stemma era un gallo d’oro in campo azzurro. Ma il nome Galluzzo potrebbe anche derivare da una vecchia osteria situata sulla strada che da Firenze andava verso Roma, e che aveva per insegna proprio un gallo.

Ma torniamo al gioco. Questo rappresenta una delle tradizioni popolari più sentite della zona.

La riscoperta di questo gioco riproposto in sede rievocativa, risale al 1975 per interessamento del Comune di Firenze ad opera del sindaco Elio Gabbuggiani, politico ed ex partigiano, che voleva stimolare i giovani fiorentini a riscoprire le proprie radici e a praticare questo gioco molto antico.

Storicamente, era considerata la versione popolare del calcio giocato fuori dalle mura cittadine, a differenza del calcio in livrea nobile.

Molto simile al Calcio Storico Fiorentino, la Palla Pilotta prevede la presenza di due squadre e di un pallone gonfiato d’aria, con cui giocare su un campo di sabbia o terra e che può portare a contendere la sfera anche facendo uso della lotta, talvolta anche violenta. Simile al rugby o forse più al calcio storico, ma giocato applicando regole interpretate in modo più leggero.

La sfida principale si tiene solitamente la prima domenica di luglio nel quartiere Galluzzo, ospitata nel campo Filippo Guidi di via Biagini. Si fronteggiano le squadre dei Gialli del Galluzzo Vecchio e i Blu di Corte Regia. Le squadre vengono sorteggiate annualmente per evitare le inevitabili eccessive rivalità.

La partita è preceduta da un corteo storico in costume rinascimentale, accompagnata dall’ esibizione di sbandieratori, dame e gentiluomini in fini e sgargianti abiti d’epoca. Nel 2025, la manifestazione che si svolge ogni anno, ha festeggiato i suoi 50 anni di attività.

Il gioco della Pilotta era un passatempo popolare e molto diffuso anche a Roma dal XVI secolo, le sue origini sono spesso attribuite ai fiorentini o ai soldati spagnoli che giocavano alla pelota che praticavano nei cortili, come quello del Guazzatoio a Parma. Si lanciava la palla contro un muro colpendola o con un pugno o con un bastone, simile all’attuale pelota basca. Se la palla rimbalzava due volte a terra dopo aver colpito il muro si perdeva il punto. L’avversario doveva respingere la palla al volo o dopo il primo rimbalzo. La palla veniva colpita di rimando dal giocatore rivale.

A Roma quella che era conosciuta come Piazza dell’Olmo, così chiamata per via di un albero di Olmo presente alle spalle del Palazzo Colonna, cambiò nome in Piazza della Pilotta proprio perché qui era sorto un campo da gioco regolamentare per la Pilotta. Ancora oggi la piazza ubicata nella zona del centro, nel Rione Trevi, poco distante dalla famosa Piazza Venezia, porta ancora questo nome.

Anche il Complesso della Pilotta di Parma prende nome da questo gioco che veniva praticato nel cortile del palazzo dai Farnese.

Alcune testimonianze collegano il gioco della Pilotta alle “pilae triagonales” praticato nell’antica Roma. Questo si svolgeva in formazioni triangolari perché chi partecipava al gioco si disponeva sul terreno in modo da formare un triangolo. Alcune testimonianze rivelano che nell’antica Roma esistevano molte tipologie di pallone che veniva lanciato con le braccia più che essere preso a calci.

Il gioco della “pilae”, o della palla semplice, sembra essere stato molto rilassante, adatto soprattutto ai più pigri, anche perché le palle usate erano molto leggere e riempite con delle piume, probabilmente utilizzate soprattutto da vecchi e bambini.

In Italia la palla giocata ebbe molta fortuna tra il Quattrocento e il Cinquecento, diventando anche argomento di numerosi trattati. Il primo autore italiano a parlare del pallone e degli altri giochi con la palla di origine italiana, fu il filosofo Antonio Scaino da Salò nel suo “Trattato del giuoco della palla”, pubblicato a Venezia a metà del Cinquecento. Testo che ha un valore miliare per tutta la materia.

Nella pletora dei giochi che, alla lontana, possono discendere dall’harpastum romano, Scaino illustrava quelli più di moda all’epoca, tra i quali differenziava, in particolare: “il gioco del pallone o vero di pugno, perché col pugno armato si batteva; il gioco della palla da scanno, perché si batteva con uno strumento preso impugnato detto scanno; il gioco della palla da racchetta alla distesa e il gioco da mano con la corda”. Questi erano i passatempi più praticati dal popolo nel pieno del Rinascimento.

Uno dei giochi con la palla più antichi era però del tutto ignorato dal trattato veneziano, perché nato e radicato solo in una città, quella della Firenze medicea: il calcio fiorentino che qualcuno indica come il progenitore del moderno football e che ha coniato il termine attuale “calcio’’. Che fosse difficile esportarlo fuori dalle mura cittadine lo prova un editto del Protonotario apostolico di Bologna, che nel 1580 per “evitare risse, scandali et inimicizie” proibiva il “gioco del calzo, gioco di palla simile al calcio fiorentino”, così chiamato per il diverso colore delle calze indossate dalle squadre contendenti. Anche a Porta Romana a Firenze, una targa antica ricorda ancora quando il gioco fu proibito e alle severe pene inflitte a chi avesse contravvenuto al bando.

Verso il tramonto del Settecento, si praticava il “gioco del pallone”, progenitore degli antichi giochi italiani, che sull’onda dei nazionalismi che seguirono il periodo napoleonico, attribuirono al gioco una connotazione irredentista, anche se questo rimase circoscritto in ambiti geografici piuttosto definiti.

La “Tribuna Illustrata” alla fine dell’Ottocento scriveva: “Il gioco del pallone, fra gli altri esercizi ginnastici, è il solo che abbia carattere veramente nazionale.

Gioco forse derivato dalla Pilotta è la Pallacorda, il cui antenato era probabilmente il gioco del Pallone con il Bracciale. Anche questo come la Pallacorda progenitore del moderno tennis. Il gioco della Pallacorda è, a detta dello Scaino, di nobilissima origine italiana: “gioco della palla da racchetta alla distesa e gioco da mano con la corda”. Già codificato nell’Italia settentrionale tra il Quattrocento e il Cinquecento veniva praticato dalla nobiltà più che dal popolo, ebbe grande diffusione anche a Firenze tra il XIV e il XVI secolo. I Medici avevano una grande sala da gioco in Villa Medici per praticarlo, costruita tra il 1583 e il 1584. Ferdinando de’ Medici fece anche lui costruire un campo di 20 x 6,5 metri, progettato da Bartolomeo Ammannati. Il gioco discendeva dalla palla trigonale dei latini, di cui s’è già detto, anche se poi i francesi lo battezzarono “jeu de paume”.

A confermare la sua origine italiana, è il sistema di conteggio dei punti che è sempre il quindici, trenta, quaranta e gioco. Pare più forzata la tesi che vorrebbe la parola “tennis’’ derivare dal latino tenisia, ovvero la striscia di stoffa che divideva il campo, ma che trova anche riscontro nell’antico termine inglese tenise.

Qualunque sia la sua origine, furono sicuramente gli inglesi a riportare il gioco in Italia nella seconda metà dell’Ottocento. Il primo Tennis club italiano venne costituito a Bordighera, nel 1878, su iniziativa di alcuni residenti britannici.

Si ritiene che all’inizio, la palla venisse giocata a mano nuda e solo più tardi sarebbe stata introdotta la “racchetta alla distesa” di cui parla lo Scaino.

Gioco gentile, è il primo che vide le donne impegnarsi sul campo oltre che come spettatrici.

A Roma esiste ancora Via di Pallacorda, che prende nome dalla presenza del campo da gioco. Si trova in pieno centro della città, nella zona tra Ripetta e Campo Marzio, area che nel Seicento era particolarmente frequentata dagli artisti. Il gioco era amato e praticato dal Caravaggio, che forse usò pretestuosamente a causa di un punto od una scommessa persa, per litigare ed arrivare al duello con il suo avversario di sempre Ranuccio Tomassoni. In seguito allo scontro l’uomo morì dissanguato per le ferite riportate e Caravaggio venne condannato a morte per omicidio e dovette fuggire a Malta per evitare la decapitazione, ma questa è un’altra  storia…

Riccardo Massaro
Il gioco della Pilotta a Firenze come a Roma e altri giochi con la palla
Tag:                             

2 pensieri su “Il gioco della Pilotta a Firenze come a Roma e altri giochi con la palla

  • 26 Aprile 2026 alle 16:06
    Permalink

    Bellissima e chiara spiegazione di un gioco storico e popolare, ne avevo sentito parlare ma adesso ho compreso bene cosa era

    Rispondi
  • 25 Aprile 2026 alle 17:11
    Permalink

    Grazie mille. 🇮🇹😊🙏

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.