La Basilica abbaziale di San Miniato al Monte e Cimitero delle Porte Sante di Firenze
Architettura
La facciata di San Miniato è un capolavoro dell’architettura romanica fiorentina, si ispira ad un classicismo geometrico arricchito di intarsi marmorei geometrici tipici degli edifici monumentali romani.
Iniziata nell’XI secolo risulta suddivisa in due fasce: quella inferiore, con cinque archi a tutto sesto sorretti da semicolonne in serpentino verde con basi e capitelli corinzi in marmo bianco, proprio come quelle delle prime basiliche paleocristiane.
La parte superiore invece, propone le due falde simmetriche delle navate laterali a tre navate. I due frontoni delle navate laterali sono decorati con marmo bianco e serpentino verde di Prato, che ricostruiscono similmente l’opus reticulatum romano, mattoncini quadrati sistemati a rombo.
La parte centrale del secondo livello ha un loggiato tetrastilo sorretto da quattro pilastri, che la dividono in tre parti. Al centro del loggiato c’è una finestra incorniciata da due colonne sorrette da due teste di leone in marmo e sormontate da un timpano. Sempre al centro c’è un intarsio che raffigura un vaso posto tra due colombe.
Nel riquadro superiore si trova un mosaico che raffigura Cristo tra la Madonna e san Miniato risalente al 1260. Il frontone ripresenta lo stile del primo ordine con nove archi bianchi e verdi sormontati da una croce e da sei candelabri.
Le parti superiori risalgono al XII secolo, finanziate dall’Arte di Calimala, la corporazione dei mercanti della lana fiorentini, che finanziarono la chiesa già dal 1288. A riprova di ciò è presente sopra la facciata il loro simbolo, un’aquila di rame.
La struttura rappresenta una forma di sincretismo tra l’arte romana dei templi pagani e le chiese cristiane. La chiesa di San Miniato al Monte si può ricondurre come esempio al tempio di Giove Anxur di Terracina vicino Latina. L’accoppiamento bicromatico dell’edificio sarà riproposto dagli architetti fiorentini per i secoli successivi.
Lo stesso Filippo Brunelleschi userà come esempi la chiesa di San Miniato e il battistero di San Giovanni.
Durante l’assedio di Firenze del 1530, sul campanile (terminato nel 1535 in posizione arretrata rispetto alla basilica), fu posizionata l’artiglieria per difendere la città dalle truppe assedianti di Carlo V. Michelangelo prima dell’arrivo delle truppe imperiali aveva già rinforzato le mura della città e frettolosamente eretto anche quelle che circondavano la basilica. In seguito nel 1533 per opera di Cosimo I, il monastero venne ulteriormente rinforzato e definitivamente fortificato.
Il presbiterio e il coro sono collocati su una piattaforma rialzata posta sulla cripta. Due scalinate laterali portano al piano superiore e sono collegate con le due navate laterali.
Dalla navata centrale si scende dietro l’altare con una scalinata che porta alla cripta, la parte più antica della chiesa, che risale all’ XI secolo. La cripta e sormontata dall’altare maggiore che probabilmente contiene le ossa di San Miniato, anche se sembra che queste siano state portate a Metz prima ancora che la chiesa fosse costruita.
Alla cripta si accede tramite cinque archi che portano a tre rampe di scale che corrispondono alle navate della chiesa. Il soffitto è alto poco più di 4 metri, dove sono presenti volte a crociera che poggiano su trentotto colonne che suddividono la cripta in tre navate centrali e quattro laterali in parte affrescate.
Al centro della navata si erge un arcone decorato da intarsi marmorei simile a quello retrostante l’abside.
Il soffitto è a capriate, mentre il pavimento intarsiato (risalente al 1207), risulta uno tra i più belli della città, soprattutto il pannello dedicato allo zodiaco rappresentato in maniera completa. La facciata e il pavimento presentano simboli come il quadrato (elementi), il cerchio (perfezione), l’ottagono (transizione) e la sezione aurea, legati ad un’antica penna stilografica ispirata alla basilica.
La fascia centrale intarsiata porta alla navata dove si erge l’altare o la Cappella del Crocifisso di Michelozzo del 1448. Questa ospitava il Crocifisso miracoloso che oggi è conservato nella chiesa di Santa Trinita. La volta a botte della Cappella decorata in terracotta è di Luca della Robbia. La pala d’altare è invece attribuita ad Agnolo Gaddi.
Il coro rialzato e il presbiterio sono chiusi frontalmente da una transenna romanica che contiene sul lato destro un prestigioso pulpito romanico del 1207.
Sulla parete destra del presbiterio ci sono degli affreschi con dei santi, i due in basso raffigurano probabilmente santa Margherita e San Miniato e risalgono alla metà del Duecento, attribuiti al Maestro della Sant’Agata.
Il catino dell’abside è decorato da un mosaico con Gesù tra la Madonna e san Miniato, del 1297, simile a quello della facciata e forse anche dello stesso autore. Il crocifisso dell’altare maggiore è attribuito a Luca della Robbia.
La Cappella del Cardinale del Portogallo nella navata sinistra risale al 1459 e fu terminata nel 1467 in memoria del cardinale Giacomo di Lusitania, un ambasciatore di passaggio che però morì qui a Firenze nel 1459. Progettata da Antonio Rossellino, è l’unica cappella funeraria della chiesa. Antonio insieme al fratello Bernardo eseguì anche la decorazione scultorea della tomba.
La pala dell’altare e alcuni affreschi presentì sono di Antonio e Piero del Pollaiolo; la tavola dell’Annunciazione e le serie di Profeti, Evangelisti e Padri della Chiesa sono invece di Alesso Baldovinetti, mentre il soffitto in terracotta invetriata policroma, è di Luca della Robbia.
Su una volta sono presenti gli affreschi di Taddeo Gaddi risalenti al 1341. Le colonne e i capitelli sono di fattura e materiali diversi, sui capitelli è ancora presente qualche traccia di doratura. L’altare era circondato da una cancellata del 1338 ancora presente in parte e da un coro in legno. Cinque finestre permettono l’illuminazione del luogo.


