La Congiura: Parte 1 Introduzione
La Congiura: Parte 2 Sforza, Riario e Medici
La Congiura: Parte 3 Stefano Porcari e la terza poco conosciuta congiura
La Congiura: Parte 4 I Medici e i Pazzi
L’ascesa e le difficoltà di Lorenzo de Medici nell’intricata situazione politica del suo tempo
Dopo la congiura. Conseguenze, punizioni e condanne. La fine dei Pazzi.
Dopo la congiura, ancora ritorsioni
La giustizia, la condanna, il supplizio. La marcia della morte
Le figure predominanti della congiura
Altri esponenti di spicci della congiura

Jacopo Bracciolini altri non era che il figlio di Poggio, il grande umanista che si era trasferito a Firenze e che da parte di madre discendeva dai Buondelmonti. Jacopo era stato anti mediceo, tanto da venire bandito per venti anni e multato di 2.000 fiorini d’oro. In seguito la sua pena e la multa vennero dimezzate e poté tornare a Firenze dove cominciò a corteggiare Lorenzo al quale dedicò anche uno scritto.

In seguito venne assunto da Raffaele Sansoni Riario con la carica di segretario del Cardinale, che lo portò inevitabilmente a contatto con l’Arcivescovo di Pisa e Francesco de Pazzi. Queste “compagnie” lo fecero tornare dalla parte degli anti medicei senza che neanche se ne rendesse conto. Jacopo in verità era un convinto ed inveterato repubblicano.
Pierantonio Bandini Baroncelli era invece un banchiere, la sua famiglia venne esiliata in seguito ai contrasti con i Medici, così si trasferirono a Napoli dove ebbero fortuna con il Re di Napoli.
Dei due preti uno era Antonio Maffei da Volterra al servizio del Papa e Stefano da Bagnone semplicemente un parroco del villaggio di Montemurlo sito nelle terre dei Pazzi. Loro invece rancorosi aderirono alla congiura muovevano per semplice vendetta personale, furono quelli che sostituirono Montesecco che all’ultimo momento si ritirò dalla questione.
Poi c’è il Cardinale Raffaele Sansoni Riario che il Papa aveva investito con la carica di diplomatico. Facilmente grazie alla sua nomina poté entrare a Firenze senza destare sospetti come nella Cattedrale.
Sisto IV anche dopo la fallita congiura rimase comunque una figura temibile. Aveva appoggi in tutta la penisola e anche all’estero. Lorenzo invece non aveva appoggi nella chiesa, tanto che il fratello Giuliano non era riuscito ad ottenere la porpora cardinalizia dal poco propenso Sisto IV.
Il Papa però aveva un’ulteriore potere da usare, quello della scomunica. E la usò subito sui Medici e sul Consiglio degli Otto come ritorsione per aver giustiziato i due preti e arrestato un Cardinale. Offrì poi un’indulgenza a tutti coloro che avevano alzato le armi, ma solo quelli che li avevano fatto contro Firenze.
Il Re di Napoli e il Duca di Urbino che non si erano ancora pubblicamente esposti, erano ancora particolarmente potenti e rimanevano temibili rivali per Firenze. Tanto che il Re minacciò di guerra la città se i fiorentini non avesse espulso Lorenzo per consegnarlo al Papa. Lorenzo allora riunì le persone più influenti della città dichiarandosi disponibile all’esilio, pur di assicurarsi la pace e salvaguardare la città. La maggior parte di coloro che si erano riuniti dovevano le loro fortune ai Medici e si opposero alla scelta. Anzi, inserirono Lorenzo nel Consiglio di guerra dei Dieci.
Nei giorni seguenti truppe napoletane, urbinate e calabresi entrarono nei territori fiorentini. Dopo un piccolo scontro vittorioso a Perugia, i fiorentini furono costretti a chiedere aiuto a Milano. Venezia e Bologna come la Francia si erano indignate per il proclama delle scomuniche e mossero contro il Papa. Lorenzo intanto rilasciava il Cardinale senza però ottenere il ritiro della scomunica. In compenso gli vennero sbloccati i suoi depositi a Roma e a Napoli.
La confessione di Montesecco in cui dichiarava la collusione del Papa nella vicenda dei Pazzi venne diffusa in tutta Italia ed Europa, dando vita ad uno schieramento tra i Principi cristiani che si opposero al Papa svilendone la figura spirituale. Grazie alla stampa da poco inventata, furono pubblicati chiari resoconti sui fatti e dei libelli contro il Papa che si diffusero in maniera capillare in ogni corte mettendo in crisi il capo della chiesa.
Intanto, nonostante la scomunica, Lorenzo esercitò forti pressioni sul Clero fiorentino che continuò a fornire i suoi servigi spirituali a tutti gli scomunicati. Ma il sopraggiungere di nuove guerre e l’arrivo della peste, fecero credere che Dio fosse particolarmente adirato con i Medici e i fiorentini. Di questo ne approfittò immediatamente Sisto IV insistendo che Lorenzo venisse a Roma per chiedere il perdono papale.
Lorenzo intanto finiva per indebitarsi per gli eccessivi esborsi dovuti alle spese militari. D’altronde le città a lui alleate erano impegnate su altri fronti e non potevano certo sguarnirsi di soldati per mandargli aiuti. Così Firenze veniva sempre più circondata da truppe avversarie che depredavano le campagne fiorentine mettendo in ginocchio l’economia della città e dei piccoli centri circostanti. La crisi finì per colpire duramente Firenze e con essa i suoi cittadini, le sue banche, il commercio, mettendo con le spalle al muro Lorenzo che fortemente stressato fu colpito da una febbre persistente. Serviva dunque una svolta.


