La Congiura: Parte 1 Introduzione
La Congiura: Parte 2 Sforza, Riario e Medici
La Congiura: Parte 3 Stefano Porcari e la terza poco conosciuta congiura
La Congiura: Parte 4 I Medici e i Pazzi
L’ascesa e le difficoltà di Lorenzo de Medici nell’intricata situazione politica del suo tempo
Dopo la congiura. Conseguenze, punizioni e condanne. La fine dei Pazzi.
Dopo la congiura, ancora ritorsioni
La giustizia, la condanna, il supplizio. La marcia della morte
Le figure predominanti della congiura
Altri esponenti di spicci della congiura
… Ed in effetti la svolta ci fu
Quando il Duca di Milano morì, il Conte Girolamo Riario e Giovan Francesco da Tolentino invitarono Ludovico Sforza a rompere l’alleanza con Firenze e a mandare le sue truppe in territorio pisano per stringere la Repubblica Toscana insieme alle truppe napoletane e pontificie che già marciavano verso Firenze dalle città toscane precedentemente conquistate.
Lorenzo allora si rivolse a Venezia mentre gli Sforza cercavano di ingraziarsi il Re di Napoli. Milano però non vedeva di buon occhio i legami fiorentini con Venezia. Se Firenze avesse insistito, Milano si sarebbe staccata definitivamente dalla Repubblica fiorentina. Intanto il Papa con il Conte Girolamo insistevano ancora che Lorenzo andasse a Roma ad implorare il perdono a San Pietro.
Ludovico Sforza suggeriva a Ferdinando Re di Napoli di accettare la supremazia di Lorenzo a Firenze, affinché come accadde, Lorenzo rompesse gli accordi con Venezia, ma così facendo tradì la Romagna che rimase così alla mercé del Papa e del Re di Napoli.
Lorenzo decise allora di andare a Napoli a rendere omaggio a Re Ferdinando, una scelta meramente diplomatica ed intelligente, anche perché se Lorenzo fosse caduto avrebbe trascinato con sé una quarantina di famiglie fiorentine schierate con lui, favorendo per altro il rientro di quelle esiliate che ritornando si sarebbe vendicate.
Il viaggio di Lorenzo a Napoli fu interpretato come un tradimento verso il Papa e verso Venezia. Girolamo Riario era furioso, i Signori di Milano si sentirono umiliati ed offesi. Il Papa era talmente arrabbiato che l’ambasciatore del Re a Roma intimorito evitava di incontrarlo.
Sisto IV pretendeva che Lorenzo e Firenze implorassero il perdono per gli atti commessi dopo la congiura e gli ordinava di pagare una indennità di 100.000 fiorini, pretendendo che l’affresco che raffigurava l’impiccagione dell’ Arcivescovo Salviati venisse rimosso. Ordinava poi che fosse costruita una cappella per commemorare i preti assassinati e che venissero celebrate in perpetuo messe in loro suffragio. I 100.000 fiorini potevano essere abbonati solo se Firenze avesse accettato l’annessione di Borgo San Sepolcro, Castrocaro e Modigliana al papato.
Era davvero troppo.
Lorenzo doveva allora sorprendere tutti agendo velocemente. Si presentò inaspettatamente portando con sé molti doni da distribuire alla corte di Napoli, cercando il favore della Duchessa di Calabria legata agli Sforza. Il Re che era impelagato in situazioni politiche difficili con altri stati, accettò la lealtà di Firenze ed evitò che così che si alleasse con Venezia. Lorenzo si dimostrò molto abile, sia con sua oratoria che con i suoi modi, colpendo la corte con la sua personalità, cose che Ferdinando apprezzò molto.
Lorenzo dopo due mesi e mezzo di permanenza a Napoli dovette rientrare perché avvertito del rischio di un imminente golpe a Firenze. Ferdinando intanto riusciva a riappacificare il Papa con Firenze seppur con attraverso dure clausole e restrizioni.
Nonostante questo Lorenzo veniva acclamato per tutta la Toscana per il successo ottenuto anche se a caro prezzo, ma almeno ora Firenze non era più minacciata dai temibili eserciti nemici che ormai la circondavano.
Ma altre situazioni incombevano sull’Italia e l’Europa, molto più preoccupanti dei fatti legati a Firenze. I Turchi entravano con l’inganno a Otranto e massacravano 12.000 persone. Su Re Ferdinando, il Duca di Calabria e il Papa incombevano ben altre preoccupazioni e pericoli.
Il Papa si fece più docile, mitigò le sue pretese e si accontentò che una delegazione fiorentina venisse a Roma a chiedere il famoso e tanto atteso perdono. Così gli equilibri furono ristabiliti.
La magistratura degli Otto venne creata nel 1378, si trattava di una sorta di polizia che indagava e sorvegliava grazie a spie e delatori su ogni tentativo di insurrezione e crimine. Questa era stata creata già dal1378. All’interno delle chiese erano stati posti dei contenitori di legno chiusi a chiave chiamati “tamburi” in cui chiunque poteva lasciare una denuncia o una segnalazione rimanendo anonimo. Una volta confutata la segnalazione, il delatore poteva richiedere una ricompensa facendosi riconoscere attraverso dettagli noti solo a lui. Gli Otto non erano una Corte di giustizia, ma vantava grandi poteri. Furono loro che condannarono e giustiziarono senza processo i Pazzi e altri membri della famiglia, molti dei quali innocenti colpiti solo perché portavano lo stesso cognome. Per ben tre anni e mezzo si protrassero i sequestri e la vendita all’asta dei beni pignorati ai Pazzi.
In seguito le donne innocenti della famiglia Pazzi o quelle unite in matrimonio dovettero faticare non poco per cercare di ricevere giusti indennizzi, restituzioni di beni, di doti o proprietà, ma non sempre ci riuscirono. I debitori della famiglia Pazzi pagarono comunque i loro debiti che finirono sequestrati dallo Stato. Anche i creditori ricevettero quanto loro dovuto ricavato dalle confische.
Noi vediamo e apprezziamo oggi Lorenzo de’ Medici come un grande mecenate amante del bello, poeta, banchiere capace, diplomatico eccelso, capo illustre, governante esperto, grande collezionista d’arte che ha permesso la realizzazione di opere eccezionali ancora oggi esistenti. Lorenzo aveva sviluppato qualità oratorie e politiche di indubbio livello, ma di fondo era un opportunista, un tiranno che guardava i suoi interessi personali ancora più di quelli familiari. Per lui la famiglia era importante perché il nome che portava era diventato un istituzione temuta ed ammirata. La morte del fratello per quanto sofferta, gli garantì una supremazia da non condividere con nessuno. Avido e spietato seppe giocare le sue carte, corrompendo, manipolando uomini giustizia, aggirando leggi e sfruttando la politica a suo vantaggio.
Non si peritò di rovinare e annientare i suoi rivali con l’inganno e la prepotenza. Con la sua scorta di quattordici guardie armate girava spavaldamente senza timore per Firenze destando stupore, timore e rispetto. Si comportò e atteggiò a Principe anche se non lo era grazie a sotterfugi, amicizie ed alleanze influenti, asservendo Firenze ai suoi interessi attraverso le sue macchinazioni. Sospettoso all’inverosimile aveva una rete di conoscenze che fungevano da spie, dal semplice operaio o artigiano al magistrato, tutti gli potevano essere utili per governare una città apparentemente libera, ma sottoposta al suo giogo. Nulla gli sfuggiva, controllava tutto e tutti, alleanze, matrimoni, elezioni… Aveva sempre al suo servizio dei mercenari per proteggersi dai nemici esterni ed intimorire quelli interni che pagava indebitandosi ed imponendo per questo sempre nuove tasse sempre più gravose sui fiorentini. Non era un capo eletto ufficialmente, bensì un abile usurpatore. Lorenzo si convinse che aveva il diritto di fare ciò che faceva perché aveva reso grande Firenze, l’aveva protetta, migliorata e arricchita e se qualche volta aveva attinto alle casse dello Stato lo reputava un risarcimento per gli sforzi profusi e le spese sostenute di tasca propria.
Alla vigilia della morte di Lorenzo si ebbero secondo la popolazione fatti inspiegabili come latrati di lupi, ombre gigantesche viste combattere tra loro e un fulmine colpì la Cattedrale sbriciolandone alcune parti di marmo. Dopo di lui si ebbero due Papi Medici, Leone X e Clemente VII, ma il suo successore Piero, non riuscì ad equiparare il padre. A causa dei suoi errori dovette fuggire da Firenze che lo esiliò con la sua famiglia. I Pazzi e altre famiglie allontanate da tempo poterono così tornare e recuperare parte dei loro beni.
Ma va riconosciuto che Firenze sotto i Medici ebbe i migliori letterati, pittori, umanisti, scrittori, poeti, scultori, politici, letterati, intellettuali e studiosi. Ancora oggi grazie a questo ambiguo personaggio Firenze è conosciuta e visitata da turisti provenienti da tutto il mondo. A voi le conclusioni.
Fine



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