La Congiura: Parte 1 Introduzione
La Congiura: Parte 2 Sforza, Riario e Medici
La Congiura: Parte 3 Stefano Porcari e la terza poco conosciuta congiura
La Congiura: Parte 4 I Medici e i Pazzi
L’ascesa e le difficoltà di Lorenzo de Medici nell’intricata situazione politica del suo tempo
La preparazione e l’assalto
Era il 26 aprile, cinque domeniche dopo Pasqua. Nelle oltre sessanta parrocchie si avvertiva ancora il clima di festa. Firenze aveva all’epoca 42.000 abitanti, veniva attraversata e divisa in due dall’Arno e racchiusa in buone mura difensive in cui si aprivano dodici porte.
Quella domenica per le strade di Firenze c’era anche Sandro Botticelli che passeggiava, insieme forse anche a Machiavelli appena decenne, Angelo Poliziano e Leonardo da Vinci. Qualcuno di loro sarebbe passato davanti allo stupendo Palazzo di Lorenzo che il nonno Cosimo aveva costruito e che era situato a due passi dalla Cattedrale.
Mentre trascorreva una tranquilla domenica come tante altre, un gruppo di uomini armati si preparava segretamente a sovvertire il Governo repubblicano, ormai divenuto e ritenuto una tirannia medicea. Lorenzo e Giuliano andavano uccisi per garantire il cambiamento. I cospiratori appartenevano alla cerchia del Cardinale di San Giorgio e dall’Arcivescovo di Pisa. Nella notte precedente avevano preso posto tra famiglie fiorentine colluse presso le locande nel quartiere dei lupanari, strategicamente vicino alla Cattedrale dove avrebbero agito.
La mattina giunse in città il Conte di Montesecco seguito da trenta arcieri a cavallo e cinquanta fanti sgargianti nelle loro armature e con le loro colorate insegne. Ufficialmente accompagnavano dal viaggio di ritorno da Roma il Cardinale di San Giorgio nipote di Sisto V. I cospiratori preparavano da ben tre mesi l’azione, erano pronti ad eseguirla anche a Roma se Lorenzo, come aveva pensato, si fosse lì recato per la Pasqua per riappacificarsi con Sisto IV. Si erano poi preparati ad agire il 19 aprile nella Villa di Lorenzo vicino Fiesole, dove aveva organizzato un pranzo per il nipote del Papa. Ma Giuliano non era andato per un malore e l’azione era stata rimandata. Nessuno dei due doveva sopravvivere per evitare che il partito filo mediceo si stringesse intorno a chi fosse sopravvissuto.
Serviva una scusa per avvicinare Lorenzo senza che sospettasse nulla, allora si pensò di far credere che l’Arcivescovo volesse visitare il Palazzo di Lorenzo ed ammirare la sua collezione di opere, sapendo che vanitoso non si sarebbe rifiutato di mostrargliela. Inoltre, vista la situazione con il Papa, essere gentile con l’Arcivescovo sarebbe stata un’ottima occasione per ingraziarselo. Tutto venne preparato per il 26 aprile, gli attentatori si sarebbero incontrati prima della messa a Santa Maria del Fiore, per poi recarsi al Palazzo di Lorenzo a fine messa e lì pranzare.
Lorenzo lasciò la chiesa inaspettatamente, avendo saputo che l’Arcivescovo che attendeva in chiesa si era invece recato al suo palazzo per cambiarsi. Arrivato trovò il prelato pronto che già stava uscendo, dunque si affiancò a lui per recarsi alla Cattedrale dove la messa tardava a cominciare aspettando che arrivassero.
I congiurati seppero che anche stavolta Giuliano non avrebbe partecipato al banchetto e decisero nervosamente di agire durante la messa. Ma il conte di Montesecco si tirò indietro rifiutandosi di compiere un gesto cruento in un luogo sacro. Vennero allora armati due preti per sostituirlo, intanto l’Arcivescovo Jacopo de Pazzi e Bernardo Baroncelli tornarono al palazzo per convincere Giuliano ancora indisposto a partecipare almeno alla messa. Mentre tornavano nuovamente alla chiesa, i ribaldi controllarono che Giuliano non indossasse armature o protezioni.
Il segnale per agire sarebbe stato il momento culminante della funzione, la sollevazione del calice o durante la comunione, le fonti non sono in accordo. Baroncelli uomo dei Pazzi appartenente ad un importante famiglia di banchieri avrebbe gridato: “Ecco traditore!” affondando la lama, mentre Giuliano barcollante indietreggiava confuso. Sarebbe poi intervenuto Francesco de Pazzi colpendolo di nuovo con un pugnale. Giuliano cadde trafitto da dodici o diciannove colpi sul pavimento vicino all’uscita della Cattedrale che si affaccia su via dei Servi.
Lorenzo non si accorse di nulla perché era distante almeno trenta metri dal fratello, finché la chiesa non si riempì di urla e la gente cominciò a fuggire in ogni direzione senza capire cosa stesse succedendo, anzi, qualcuno temette che la confusione in atto dipendesse dall’imminente crollo della cupola del Brunelleschi.
I due preti che avevano preso il posto del Conte di Montesecco giravano intorno a Lorenzo con le armi nascoste. Uno dei due lo prese alle spalle per bloccarlo e nella colluttazione lo ferì al collo sotto l’orecchio destro. Capito cosa stesse accadendo, Lorenzo avvolse il mantello sul braccio sinistro per difendersi dalle lame ed estrasse con la destra la sua spada.
Intervennero a proteggerlo alcuni amici, così che lui poté scavalcare una piccola balaustra del coro ottagonale per mettersi in salvo passando davanti all’altare maggiore. Baroncelli riuscì solo ad uccidere un funzionario della banca di Lorenzo colpendolo alla bocca e allo stomaco. Anche un giovane della famiglia Cavalcanti amico di Lorenzo venne ferito seriamente ad un braccio nella confusione della mischia. Francesco Pazzi riportava invece una ferita alla gamba che lo faceva vistosamente zoppicare, uno dei preti armato di spada e di brocchiero intanto veniva allontanato a forza da uno scudiero. Francesco Nori anche lui colpito venne trascinato nella sacrestia dove morì poco dopo.
Nella confusione Guglielmo dei Pazzi si avvicinò a Lorenzo terrorizzato dichiarandosi all’oscuro di quanto stava accadendo. Raffaele Sansoni Riario che era studente di diritto all’Università di Pisa appena diciassettenne si nascose terrorizzato vicino all’altare continuando a pregare in ginocchio, ma circondato venne trascinato nella sacrestia. Nel caos Baronchelli, Francesco dei Pazzi e i due preti così come molti altri riuscirono a fuggire per le strade della città andandosi a rifugiare nelle case dei Pazzi.
Gli aggrediti si misero al sicuro nella sacrestia e chiusero a chiave le grandi porte di bronzo impauriti per quanto ancora poteva accadere. Si accorsero della ferita di Lorenzo e che questa poteva essere stata contaminata con del veleno, allora Antonio Ridolfi si gettò sulla sua gamba del ferito e cominciò a succhiare il taglio
Lorenzo chiedeva del fratello che non si sapeva che fine avesse fatto, quando qualcuno bussò alle porte dichiarandosi amico. Sigismondo della Stufa allora salì attraverso una scala a chiocciola che portava all’organo della Cattedrale per guardare all’interno della chiesa cercando di capire cosa stesse succedendo e si accorse del corpo di Giuliano era in terra esanime. Vide anche che quelli che bussavano erano davvero degli amici, tra cui i Tornabuoni e i Martelli che armati una volta aperte le porte entrarono nella sacrestia per proteggerli
Poi, tutti insieme decisero di raggiungere il Palazzo dei Medici dove c’era una grande sala d’armi per armarsi. Per non far vedere il corpo di Giuliano a Lorenzo, gli uomini attraversarono la navata centrale e girarono sul lato opposto. Ma Angelo Poliziano che si era spostato dal gruppo vide e riconobbe il corpo riverso in una pozza di sangue.
Delle persone presenti la mattina alla messa avevano notato che Jacopo dei Pazzi era stranamente accompagnato da un gruppo che aveva formato una sorta di rete di protezione intorno al Cardinale Sansoni Riario. La maggioranza dei servitori al seguito poi, erano tutti stranamente armati.
Un dignitario dell’Arcivescovo di Pisa aveva lasciato con una scusa il luogo nonostante fosse uno dei protagonisti dirigendosi verso il Palazzo della Signoria accompagnato da circa trenta uomini armati e che nessuno in città conosceva. Sicuramente si trattava di esiliati.
L’Arcivescovo entrò nel palazzo mentre i suoi uomini rimasero fuori per cercare di neutralizzare le guardie. Il prelato salì per le scale dove incontrò Cesare Petrucci il Gonfaloniere di giustizia per dirgli che aveva un messaggio per lui dal Papa, e che questo conteneva la promessa di favorire il figlio per la carica di Gonfaloniere. Era sicuramente uno stratagemma per guadagnare tempo, ma quando l’uomo cominciò a balbettare e a manifestare sempre di più il suo nervosismo guardando ansiosamente la porta d’ingresso, il Gonfaloniere capì che c’era qualcosa di insolito, e si allontanò da lui, ma Petrucci lo seguì trovandosi davanti Jacopo Bracciolini. Il Gonfaloniere allora lo prese per i capelli e lo sbattè a terra chiamando le guardie per farlo arrestare. Nessuno intervenne a sua difesa, perché la maggior parte dei suoi uomini erano rimasti intrappolati nella cancelleria dotata di serrature automatiche proprio per evitare situazioni di pericolo come questa.
Il Gonfaloniere, i Priori e i servitori insieme alle guardie catturarono tutti coloro che si erano intrufolati nel palazzo. Quando improvvisamente le campane suonarono, tutti nella città capirono che era successo qualcosa di grave. Ma ci vollero comunque ancora alcune ore per conoscere l’esito della congiura. Non furono pochi i fiorentini che cambiarono schieramento convinti di schierarsi dalla parte dei vincitori, altri più saggiamente attesero.



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Mi è piaciuto molto.
Grazie
Ho molto apprezzato la accuratezza della esposizione e dei fatti, esauriente e accessibile a tutti. Ogni volta che entro in Cattedrale, specialmente nei rari giorni in cui è meno esorbitante di turisti, allontano per un attimo da me tutto quello che ho imparato dai libri di testo e dalla acuta testimonianza del Machiavelli e cerco di “respirare” nella realtà di quel teatro la immanente se pure lontana tragicità di quanto è realmente accaduto.
Aggiungo, se alcuni non ricordano, che a quel Francesco Nori, direttore della sede centrale del Banco dei Medici, che perse la vita interponendosi col suo corpo fra Lorenzo e il pugnale di Bernardo Bandini salvandogli la vita, il Magnifico volle per gratitudine dare riposo alle sue spoglie mortali all’interno della chiesa di Santa Croce, e ordinò di realizzare la sua tomba da Antonio Sorrentino con la scultura in marmo bianco della Madonna del Latte.
Quando ho occasione di visitare la Basilica , per la ennesima volta ormai , la cerco sempre e sosto davanti alla dolcezza di quella scultura, tomba meno evidente di quelle dei grandi ma non meno degna di esserne parte , a ricordo di un uomo fedele e generoso che ha potuto , col suo gesto estremo , cambiare la storia della nostra città
Grazie per la testimonianza.
Bellissima ricostruzione. Tra le opere che ho potuto ritrovare, vi è una Madonna Baglioni di Raffaello. Egli era lì nel Palazzo a dipingere, quando scoppio la battaglia tra le due famiglie. Ebbe paura e si nascose. Nel mio libro “L’Impronta dell’Arte”,
è raffigurata la Madonna e rappresentate le scritture di Raffaello. Un documento storico.
Veramente interessante per i dettagli storici e considerazioni sul pensare e agire dell’epoca e sua politica.