La Congiura: Parte 1 Introduzione

La Congiura: Parte 2 Sforza, Riario e Medici

La Congiura: Parte 3 Stefano Porcari e la terza poco conosciuta congiura

La Congiura: Parte 4 I Medici e i Pazzi

L’ascesa e le difficoltà di Lorenzo de Medici nell’intricata situazione politica del suo tempo

La preparazione e l’assalto

Dopo la congiura. Conseguenze, punizioni e condanne. La fine dei Pazzi.

Dopo la congiura, ancora ritorsioni

Quel giorno vennero giustiziati e poi macellati tra i sessanta e gli ottanta prigionieri, molti dei quali impiccati alle finestre del Bargello. Lorenzo non volle ordinare che quella sera vi fossero guardie ad impedire altri omicidi.

Il giorno dopo, otto fanti del Conte di Montesecco ed alcuni suoi cavalieri, furono impiccati alle finestre del Palazzo della Signoria. Lo stesso giorno le corde furono tagliate e i corpi precipitarono sulla piazza dove rimasero per tutta la notte.  Solo il giorno dopo i corpi vennero sistemati negli uffici dei notai presso il Palazzo del Podestà in posizione eretta e completamente denudati.

Guglielmo dei Pazzi, il fratello di Francesco, quello che aveva urlato a Lorenzo di essere all’oscuro di tutto, si salvò rifugiandosi nel Palazzo dei Medici protetto dalla moglie Bianca, che supplicò Lorenzo di salvargli la vita. L’uomo venne comunque bandito da Firenze così come i due fratelli di Jacopo Bracciolini. Il Cardinale di San Giorgio Raffaele Sansoni Riario, venne accompagnato al Consiglio degli Otto da guardie armate, per evitare che fosse linciato dalla folla. I suoi uomini furono catturati e tutti brutalmente assassinati e poi sfigurati dopo essere stati spogliati e lasciati nudi.

Il  Cardinale fu tenuto in ostaggio per sei settimane, importante moneta di scambio per evitare rappresaglie da parte dei sostenitori stranieri dei congiurati. Nei quattro giorni successivi tutti i fratelli Pazzi furono arrestati, l’unico che si salvò fu Antonio Vescovo di Sarno e Mileto e consigliere del Re di Napoli, che continuò a vivere a Roma o nel Regno di Napoli lontano dalle vendette fiorentine

Ma la colpa collettiva avrebbe fatto il suo corso. Ormai bastava avere il cognome Pazzi per essere automaticamente colluso con la congiura. Se anche questi non avesse avuto parte attiva sarebbe stato comunque accusato di non avere rivelato i criminosi piani e condannato per tradimento.

I fratelli del Vescovo Antonio, furono arrestati e poi portati nella torre fortificata di Volterra riuscendo così a salvarsi la vita dalla furia omicida in atto, altri furono esiliati, soprattutto gli esponenti della famiglia in tenera età.

La sera del 26 sulla Via Larga fuori il palazzo di Lorenzo, si avvicinarono alcuni uomini che trascinavano un paio di gambe e una testa conficcata in una lancia. Erano i resti di un attendente dell’ Arcivescovo di Pisa, un prete catturato in Piazza della Signoria dove era stato poi decapitato e squartato. Ancora nei giorni a seguire vi furono altre uccisioni. Anche il Conte di Montesecco fu catturato, confessò, e la sera stessa fu decapitato al Bargello. I due preti che avevano circuito Lorenzo, si erano rifugiati presso i Monaci benedettini della Badia fiorentina. Anche loro vennero catturati, percossi e poi mutilati. Giunsero davanti ai Priori e al Consiglio degli Otto, privi di orecchie e naso per poi venire impiccati.

Jacopo fu invece catturato da dei contadini di un piccolo villaggio, poi consegnato al Consiglio degli Otto non più in grado di camminare. A Jacopo fu consentito di confessarsi, ricevere l’estrema unzione e poi dopo giustiziato di venire sepolto a Santa Croce, nella cripta di famiglia.

A seguito di questa decisione, le campagne di Firenze furono martoriate da una pioggia persistente che sembrava non voler finire mai. I contadini credettero che si trattasse della contrarietà divina che si accaniva sui fiorentini per punirli di aver sepolto Jacopo all’interno di Santa Croce. Tant’è che gli Otto e i Priori fecero riesumare il corpo per seppellirlo in terra sconsacrata. Da quel momento cominciò a splendere il sole. Ma anche qui il corpo non ebbe pace. Circolarono voci che dove era sepolto questo corpo senza pace, si aggirassero demoni e si sentissero rumori raccapriccianti. Per l’ennesima volta il corpo venne disseppellito per essere trascinato ormai putrefatto per le strade della città, mentre ciò  che rimaneva veniva bastonato.

L’uomo era morto ormai da tre settimane. Finalmente il cadavere trascinato al ponte Rubaconte (ora conosciuto come Ponte delle Grazie) fu gettato nell’Arno, ma recuperato vicino a Brozzi, venne appeso ad un salice e ancora percosso, poi di nuovo buttato nell’Arno che lo trascinò fino a Pisa e poi finalmente in mare aperto.

Lo scempio del capofamiglia dei Pazzi finiva per annientare non solo tutta la famiglia, ma il suo stesso nome. In seguito Lorenzo si appropriò di tutto quanto possedevano i condannati e lì dannò alla damnatio memoriae. Il nome dei Pazzi fu cancellato da tutti i documenti ed ogni loro proprietà sequestrata: mobili, lenzuola, quadri e abiti furono messi all’asta così come quelli dei loro associati i Bracciolini e i Salviati.

Lorenzo fece poi promulgare una legge che imponeva ai sopravvissuti della famiglia Pazzi, fossero, anche i più lontani parenti, di cambiare cognome e lo stemma di famiglia entro sei mesi, e poi registrare il cambiamento presso il governo. Chi non l’avesse fatto sarebbe stato dichiarato un ribelle. Ogni stemma e toponimo che riguardava i Pazzi venne rimosso immediatamente dalla città, chi avesse ritratto o riproposto artisticamente il loro simbolo sarebbe stato multato, chi avesse sposato un Pazzi, avrebbe perso il diritto di ricoprire cariche pubbliche.

Vennero poi annullati tutti i matrimoni delle tre generazioni precedenti che risalivano fino al fondatore della ricchezza dei Pazzi. Le donne dei Pazzi non avrebbero più avuto modo di avere una dote, ne di sposarsi e dovettero optare per il convento. Furono anche fusi tutti i fiorini che riportavano inciso il loro stemma.

Il Botticelli, un favorito dai Medici, fu incaricato di raffigurare come ulteriore umiliazione i ritratti dei traditori sul Palazzo della Signoria e sul Bargello accompagnando i ritratti con scritte ingiuriose. Dopo due anni, le raffigurazioni ancora erano presenti, provocando una grande offesa ai parenti vivi.

Dopo qualche anno però queste severe restrizioni si affievolirono e i più lontani parenti cominciarono ad avere qualche speranza di migliorare le loro esistenze.

Riccardo Massaro
La Congiura: Parte 8 – Dopo la congiura, ancora ritorsioni
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