Con questo articolo di Alessandra Mazzoli l’intera redazione della Rivista Fiorentina porge gli auguri ai suoi lettori. Siamo certi che tutti voi avrete un Felice Natale e un inizio di un nuovo anno denso di emozione e speranza per voi e i vostri cari. Solo nelle calze della Befana troverete i nuovi articoli della Rivista e sino ad allora vi invitiamo a cercare tra i 1865 articoli pubblicati quello che vi è sfuggito, che non avete letto. Un grazie speciale, accompagnato da un abbraccio, per tutti i nostri articolisti.
Jacopo Cioni
Mentre recupero da un vecchio scaffale la scatola che conserva gli oggetti del Presepe ripenso al mio Natale di tantissimi anni fa, alla magia che cominciava a infiltrarsi nei nostri pensieri e nei nostri sogni già dai primi giorni di dicembre…. Sapevamo che quello era un mese “fatato”, un mese in cui potevi aspettarti e chiedere tutto. Il mese in cui il Vecchio avrebbe lasciato il castello fra i ghiacci cavalcando una slitta piena di regali e attraversato con le sue renne un cielo carico di stelle per planare sui tetti di miliardi di bambini.
Io ero una di quelli. E come molti di loro cercavo di scrutare intorno a me strane presenze di elfi o di angeli che sapevo sarebbero venuti a controllare se ci comportavamo bene, se facevamo il nostro dovere a scuola e se avessimo sempre ubbidito ai nostri genitori.
Caro Babbo Natale… – iniziava la nostra letterina, prima dettata perché ancora incapaci di scrivere bene, e poi scritta di nostro pugno, attenti alla ortografia e a non macchiare il foglio, elencando la lista dei regali che avremmo voluto ricevere e che avevamo sognato per tutto l’anno.
Era l’attesa, era il nostro Avvento. E quanta emozione quando la facevamo cadere nella buca delle lettere, inghiottita dalla sua bocca scura, per cominciare il viaggio lunghissimo verso la terra incantata e lontana immaginata dalla nostra fantasia…
Sapevamo che Babbo Natale arrivava a notte fonda, in quella Santa notte in cui nasceva ancora il Salvatore Ma era dopo la Messa di mezzanotte , dopo che tutti , tornati a casa, ci saremmo coricati e tutte le luci si sarebbero spente che lui avrebbe volato sulle nostre case nel silenzio più totale, nel sonno più profondo di tutta la terra, nel magico momento in cui il sogno si trasforma in realtà e tutto diventa possibile.
Col babbo, già dall’otto dicembre, preparavamo il Presepe. Ricordo le ceste vuote di legno sottile che si faceva dare dall’ortolano nella piazza per coprirle di carta color terra e creare montagne, avvallamenti, sentieri e superfici su cui collocare case, pecore, alberi ed animali. Resti di specchi rotti e tenuti in serbo diventavano ruscelli e polle d’acqua. Ma il lavoro più bello restava la capanna, il centro e protagonista di tutta la Storia. E una piccola cassetta o una scatola vuota e capiente delle scarpe veniva avvolta dalla carta apposita e lavorata dalle sue mani esperte, piegandone gli angoli, smussandola per creare anfratti e asperità delle rocce e tutto per nascondere il filo delle luci che, accese, avrebbero illuminato e dato vita alla scena dolcissima della Maternità. Il tocco finale era una stella cometa di cartone ricoperto di piccole scaglie dorate ed una attenta nevicata di farina sparsa con il colino su tutta la scena.
L’abete, invece, restava nudo, con le sue verdi chiome coniche e aperte e sarebbe stato lo stesso Babbo Natale ad agganciare le palline colorate, i ninnoli vari e i nastri argentati legati al puntale e avvolti in spire luminose lungo tutto il percorso dei rami.
Ricordo che un Natale , quando scesi dal mio lettino e il babbo e la mamma mi accompagnarono davanti all’abete , così bello e carico di luci e colori , notai che su un ramo era appesa una piccola colomba bianca di cartapesta. Aveva le ali aperte e la coda punteggiata di piccole gocce d’oro. Spiccava insolita fra le palle di vetro e i vari ornamenti con cui si decoravano comunemente le fronde e subito mi colpì e nei giorni a seguire, mentre ammiravo l’albero, mi soffermavo più a lungo a guardare lei, come se temessi potesse spiccare il volo e sparire da me con la scia luminosa della sua coda dorata.
Confidai al babbo il mio timore e gli chiesi: Pensi che quando Babbo Natale verrà a disfare l’albero e a riprendersi tuti gli ornamenti , potrebbe, se lo chiedessi, lasciarmi quella colomba? Rivedo ancora come mi guardò, il sorriso sulle labbra e nello sguardo. Io credo di si … – mi disse – anzi ne sono certo … – e mi abbracciò. E quando dopo la festa della Epifania, mi alzai e corsi davanti al mio albero, lui era lì, ormai spoglio e spento, ma con la piccola colomba bianca appollaiata tra il verde, bellissima e sola.
Tanti anni sono passati da quel Natale e tante cose sono successe nella mia vita, ma il babbo mi disse un giorno, ed io ero già mamma, di non mancare mai di fare il Presepe, fossi serena o triste, fosse stato un anno buono o un anno difficile. – Il Presepe è un segno, è la Famiglia – mi disse -e tutta la famiglia sarà accanto a te ogni volta che tu lo ricreerai. Fallo sempre…
Così adesso aprirò nuovamente quella grande scatola piena di piccole case di sughero, di palme di velluto, di vecchia borraccina , di Maria, di Giuseppe, del bue e dell’asino e della mangiatoia dove adesso mia nipote poggerà il Bambinello la notte di Natale , e il Natale, veramente, sarà Famiglia per me , con personaggi diversi e presenti , con personaggi assenti che vedrà solo il mio cuore.



Grazie, quello che ha scritto à bellissimo! Perlomeno per me…..
Sono io che la ringrazio e le auguro un sereno Natale