Nel 1637 il pittore ed architetto Pietro Berrettini, meglio noto come Pietro da Cortona, dopo i successi romani si mise in viaggio verso Bologna assieme al cardinale Giulio Sacchetti. I due sostarono a Firenze nel mese di giugno in occasione dei festeggiamenti per il matrimonio del Granduca Francesco II de Medici con Vittoria della Rovere, in rappresentanza della corte papale. Il Granduca chiese a Pietro da Cortona, che in quanto suo suddito (benché residente a Roma) non poté rifiutarsi, di decorare le pareti della cosiddetta “sala della stufa”, al piano nobile di Palazzo Pitti. Il soggetto è quello delle quattro età dell’uomo, suggerito da Michelangelo Buonarroti il giovane, il quale dà anche ospitalità al grande artista nella sua casa. Questa commissione fu svolta dal Berrettini in modo così egregio che gli fruttò un’ulteriore commissione per la decorazione dei soffitti delle sale dei pianeti, sempre al piano nobile di Palazzo Pitti.

Pietro da Cortona però oltre che osannatissimo pittore era anche un valente architetto, sebbene egli considerasse questa sua attività secondaria rispetto alla pittura. Gli viene perciò dato anche l’incarico di studiare una nuova veste barocca per la austera facciata rinascimentale del Palazzo Pitti, probabilmente non più confacente al gusto dell’epoca.

Pietro elabora, presumibilmente tra il 1641 ed il 1647, mentre è impegnato nella decorazione delle sale dei pianeti, due diverse soluzioni per la nuova facciata, che sfruttando la simmetria del palazzo vengono entrambe rappresentate in un unico disegno (conservato al Gabinetto Disegni e Stampe degli uffizi, rif. GDSU 3512A): una nella metà di sinistra e l’altra nella metà di destra.

Nella prima soluzione, a sinistra nel disegno, la modifica si concentra nel corpo di fabbrica centrale a due piani che viene anteposto al portale di ingresso, scompartito da colonne “rustiche” (simili a quelle del cortile dell’Ammannati) di ordine dorico e ionico e sormontato da un timpano centinato spezzato con un grande stemma mediceo al centro. A parte questo vengono modificate le sole finestre inginocchiate del primo livello, trasformate in una sorta di edicole frontonate con tanto di balaustra.

Nella parte destra del disegno vediamo invece la seconda soluzione che appare più complessa: al corpo di fabbrica centrale ed alle finestre ad edicola si aggiunge la copertura della facciata con grandi semicolonne a bugnato rustico che seguono la classica sequenza di sovrapposizione degli ordini (dorico – ionico – corinzio), anche queste mutuate dal cortile di Ammanati.

Diciamo che Pietro da Cortona non si sforza più di tanto e riutilizza citandolo quanto già fatto da Ammannati nell’omonimo cortile, utilizzandone gli elementi per dare una nuova veste più barocca alla severa facciata del palazzo. Probabilmente era molto più interessato alla decorazione pittorica dei soffitti delle sale dei pianeti che stava svolgendo in quello stesso momento…  Fatto sta che il progetto non fu mai realizzato e Palazzo Pitti, anche dopo l’ulteriore ampliamento settecentesco ed ottocentesco, mantenne inalterato il suo rigoroso aspetto di matrice Brunelleschiana .

Nel 2010 l’Arch. Adriano Marinazzo, con la supervisione del Prof. Morolli, ha realizzato un bel modello 3D virtuale che ci mostra l’aspetto che avrebbe avuto la facciata barocca di palazzo Pitti se fosse stata realizzata. L’animazione fu esposta a casa Buonarroti – la stessa che ospitò l’artista Cortonese nel suo soggiorno fiorentino – in occasione della mostra “Una gloria europea. Pietro da Cortona a Firenze”. Le immagini allegate, a parte il disegno della GDSU, sono tratte da questo lavoro.

Il disegno di Pietro da Cortona per la facciata di Palazzo Pitti
Un fotorgamma della ricostruzione 3D del progetto di Pietro da Cortona (Copyright Adriano Marinazzo)
Un fotogramma della ricostruzione 3D del progetto di Pietro da cortona Copyright Adriano Marinazzo)
Enrico Bartocci
Enrico Bartocci

 

La Firenze che NON fu (3): la facciata barocca di Palazzo Pitti.

3 pensieri su “La Firenze che NON fu (3): la facciata barocca di Palazzo Pitti.

  • 29 Novembre 2019 alle 15:32
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    Bene che esca un altro suo commento! Bartocci, lei seguiti così mentre le assicuro che da parte mia non c’è il paternalismo che detesto!
    Ancora complimenti|.

    TONI DE SANTOLI

    Rispondi
  • 23 Novembre 2019 alle 8:44
    Permalink

    Meno male che su Palazzo Pitti mai vi fu una facciata barocca!
    Secondo il mio parere – ripeto: il mio parere – il Barocco può star bene a Roma, Napoli, Catania, ma non a Firenze… Per fortuna, Firenze non è adatta al Barocco!
    Articolo molto ben scritto, interessante il tema. Aspetto il prossimo!

    Rispondi
    • 25 Novembre 2019 alle 0:26
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      Grazie per i complimenti, a breve uscirà un altro articolo della serie.

      Continui a leggerci!

      Saluti

      Rispondi

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