Il nome “casa di tolleranza”, “casa chiusa”, “casa di piacere”, “postribolo” o “casa d’appuntamenti” non erano i più comunemente utilizzati dai fiorentini; per noi fiorentini il nome da utilizzare, più schietto, ironico e anche un po’ becero, era solo uno: casino. Bordello o lupanare in tempi più antichi. Il casino era il luogo, la maitresse o “zia” era la tenutaria, le figliole o più raramente “pensionanti” erano le prostitute.
“Far flanella” significava intrattenersi con le ragazze nei luoghi comuni, mentre più coloriti erano i termini che indicavano le prestazioni: “Alla buona”, “semplice”, “doppia”, “mezz’ora”, “un’ora”, “con due signorine insieme”. Tutte locuzioni che non richiedono ulteriori spiegazioni… Poi c’erano gli extra: saponetta e acqua di colonia a pagamento, acqua ed asciugamano compresi nel prezzo.
I casini a Firenze erano più o meno una quindicina, di vario tipo e livello.
C’erano quelli di infimo ordine, con prezzi bassissimi, ma con donne ormai di mezza età, squallide e senza pretese, come quello di via delle Burella; c’erano poi quelli di medio livello, come quelli di via dell’Amorino, di via del Presto e di via dei Federighi.
Si passava poi a quelli di lusso, come Villa Rina, Madame Saffo o, appena un gradino sotto, quello di via delle Terme, che tra le figliole ospitavano ex ballerine, ex miss e ragazze appariscenti, tutte ovviamente senza virtù.
Se da una parte i casini potevano essere considerati come punti di ritrovo per studenti sfaccendati o soldati in libera uscita, dall’altra parte per scapoli e mariti delusi venivano considerati come una specie di “pronto soccorso“ per particolari momenti della giornata.
C’erano poi bordelli con clientela ricorrente, tipo quello di Via Borgognona, dove il venerdì la gente venuta dalla campagna per il mercato di Piazza Signoria si avvicendava alla fine della fiera, oppure quello di via del Presto, vicino al distretto militare, che attirava i giovani soldati.
Gli uomini entravano quasi di soppiatto, con aria indifferente, ma quando uscivano assumevano un atteggiamento più spavaldo e, ovviamente, soddisfatto.
Quando il 20 settembre 1958 entrò in vigore la Legge Merlin, il mistero ed il fascino che aveva accompagnato per secoli le case chiuse scomparve, un intero mondo venne a mancare. Certo si perse una sicurezza, sia fisica che sanitaria, che fino a quel momento aveva accompagnato lo svolgimento del mestiere più vecchio del mondo.
Da quella data in poi, fino ai giorni nostri, queste donne vendono il loro corpo per strada, alla mercé di furfanti, malintenzionati, disadattati e, purtroppo, di persone che possono avere malattie sessualmente trasmissibili.
Quindi, mi chiedo: è stato vero progresso, chiudere i casini?



Bravo …. sicuramente non è stata cosa fatta bene! Le donne erano controllate e gestite periodicamente e una certa “tranquillità” era opportuna.