La peste a Firenze
2 parte
Mentre le città si chiudono ai forestieri che potrebbero portare il contagio, sulle strade c’è sempre qualche disgraziato alla deriva che cerca di sopravvivere come può. Questi si incontrano tra loro e i più scaltri gabbano quelli più ingenui.
Le guardie di Sanità cercano di fare quello che possono, ma questi viandanti spesso si avvertono tra di loro per evitare i controlli e percorrendo strade impervie eludono i controlli avvicinandosi alle loro destinazioni. Per queste guardie è facile fermare, interrogare ed arrestare i viaggiatori, spesso solitari o in coppia, più difficile è quando si tratta di soldati, mercenari o disertori, molto più pericolosi, non solo perché bellicosi, ma soprattutto perché sono stati a contatto ravvicinato con il contagio e potrebbero essere infetti.
Questi provengono tutti dal nord, quando nel 1630 la Savoia, Casale Monferrato e Mantova sono percorsi da eserciti che si contendono i passi della Valtellina e le Alpi genovesi.
Il 21 settembre del 1629 il generale Aldringher dell’esercito Imperiale, fa traghettare sull’Oglio 500 cavalli e 200 guastatori per insediare in terra mantovana il suo Quartier generale. Era l’inizio di una campagna militare che si protrarrà per tutto l’inverno fino al tragico sacco di Mantova. Siamo in pieno conflitto della Guerra dei trent’anni quando varie coalizioni formano da una parte il fronte asburgico e dall’altro quello anti asburgico.
Così, attraversare il Po, terra saccheggiata, bruciata e devastata dalla guerra, dove imperversa la peste doveva essere un’impresa alquanto rischiosa. Chi ci riesce finisce il più delle volte per essere arrestato dalle guardie di Sanità fiorentine del Lazzaretto di San Marco vecchio.
È il caso di due servi, che per ordine del loro padrone, devono portare a cavallo della merce a Firenze al palazzo di un marchese sito in prossimità di Santa Croce. Fermati vengono interrogati, ma inaspriscono l’umore del funzionario, convinto che mentano perché dicono che a Mantova non c’è l’epidemia, proprio dove questa notoriamente è invece scoppiata.
Un altro caso è quello di uno questi soldati sbandati che torna clandestinamente nel fiorentino. Viene intercettato, dunque fugge e si nasconde per poi sparire. Le guardie di Sanità fermano allora la sua famiglia mettendola agli arresti domiciliari, così lui ritorna e subisce un interrogatorio che avviene però per sicurezza a distanza, dalla finestra della sua casa, per timore che l’uomo sia contagiato.
Il soldato racconta che ha percorso dal mantovano una strada impervia per evitare i controlli e ha così evitato qualsiasi contatto per paura che qualcuno lo segnalasse ai preposti. Sempre arrangiandosi è riuscito poi a raggiungere la città. Il magistrato scopre che l’uomo è un disertore, infatti non ha il solito documento firmato dal suo capitano con il permesso di licenza per raggiungere la sua casa. Saputo dell’epidemia in corso, senza preoccuparsi delle eventuali conseguenze, è così fuggito disertando per accertarsi della salute della sua famiglia, che per altro era stata anche sfrattata di casa dal padrone dell’immobile. Il magistrato provvede a farlo arrestare, ma con molta cautela per timore che sia stato contagiato e lo fa tradurre al sicuro a Firenze in un luogo sorvegliato.
I soldati però sono spesso dei poveracci disoccupati, che si arruolano solo per avere una paga. Questa poi si rivela bassa e sempre in ritardo. Questi uomini subiscono poi le angherie di chi li comanda e che ruba parte della loro paga con cui è già difficile riuscire a sopravvivere. Ecco perché disertano, sono in molti a farlo, è una emorragia continua che colpisce tutti gli eserciti del ‘600. Coloro che invece terminano il servizio, spesso finiscono per riportare gravi ferite invalidanti o rimane mutilato; così può vivere solo di accattonaggio e carità.
La svestizione dei morti, o l’obbligare qualcuno a cedere i propri vestiti sotto minaccia cedendogli i propri sudici e sdruciti, così come il commercio illegale di vestiti rubati in case abbandonate o tolti ai morti, finisce per diffondere il contagio. Il povero disgraziato derubato degli abiti, sarà costretto per non girare nudo, ad indossare un vestito rimediato, magari uno lanzichenecco sottratto ad un morto. Per questo verrà tenuto a distanza da tutti per timore della peste che gli alemanni hanno diffuso.
Un archibugiere a cavallo viene ricercato dai birri del Bargello perché si sospetta che commerci bestiame clandestinamente. Fa infatti affari nelle zone dove la peste è particolarmente diffusa. L’uomo è inoltre particolarmente pericoloso e le guardie lo temono.
Indossa ancora la divisa di tutore dell’ordine con cui controllava le impervie zone appenniniche. Ma lui è assente, la famiglia rilascia vaghe e contraddicenti informazioni. D’altronde l’uomo grazie a questo commercio, mantiene tutta la famiglia e non può non difenderlo. I tutori dell’ordine possono fare ben poco per trovarlo, finché arriva inaspettata una notizia. L’uomo è stato ritrovato morto con la testa fracassata. Probabilmente aggredito nel sonno mentre si riposava dai suoi viaggi di affari, quando si era addormentato in un bosco.
Il racconto della peste ci da modo di conoscere tre tipologie di possibili untori: i soldati, i mendicanti e i pellegrini. I soldati e i disertori (detti formigotti), provengono dalle zone più pericolose dove il morbo è esploso. Alcuni di loro si fingono feriti o storpi e raccontando fatti d’arme magari inventati, cercando così di intenerire chi li ascolta e racimolare qualche soldo.
Poi ci sono i falsi “bordoni”, o i falsi pellegrini, gente che finge di essere in pellegrinaggio. Prendono nome dal bordone, il bastone che li accompagna nel loro lungo viaggio. Questo è usato per difendersi dagli animali selvatici, dai malintenzionati o semplicemente per sorreggersi durante gli spostamenti. Alcuni di loro sono ovviamente veri pellegrini, ma è difficile riconoscerli.
Poi ci sono i vagabondi, i ciarlatani e i truffatori, alcuni di loro cercano di vendere rimedi per malattie o disturbi, questi sono efficaci o truffaldini, altri sono semplicemente dei girovaghi che cercano di tirare avanti arrangiandosi. Tra i ciarlatani ci sono anche i medici. Nell’ Ospedale di Bonifazio a Firenze il dottor Leandro spaccia fraudolentemente cure truffaldine per la peste nelle campagne fiorentine.
Tutti questi individui non vengono arrestati per le loro eventuali malefatte, ma spesso e volentieri solo per assicurarsi della loro salute. Dopo essere stati interrogati e non mostrando segni della malattia vengono liberati e continuano a trasgredire la legge.


