Si narra che nella campagna nei dintorni di Rovezzano vivesse un contadino con la sua famiglia. Era gente povera ma che riusciva comunque a vivere con dignità grazie anche all’aiuto dei pochi animali di proprietà che vivevano nel loro cascinale. Un giorno uno di questi animali, un vecchio asino, cadde accidentalmente dentro un antico pozzo ormai secco e in disuso. La bestia non si era fatta male ma non riusciva più a risalire in superficie. Cominciò a ragliare per chiedere aiuto e anche per richiamare l’attenzione del padrone che in quel momento stava lavorando nei campi. Passò del tempo ma nessuno si affacciava a quel maledetto pozzo. L’asino continuò a ragliare per ore finché il contadino udì quel baccano e capì che era successo qualcosa di grave. L’uomo si avvicinò al pozzo e si rese conto della situazione. Il suo sguardo incrociò quello disperato del povero asino che ormai era terrorizzato per via della scomoda posizione. Il padrone si tolse il cappellaccio e si grattò più volte la testa mentre pensava cosa si sarebbe potuto fare. Nel frattempo anche i due figli del contadino lasciarono il lavoro dei campi e raggiunsero il padre intorno al pozzo. Discussero a lungo sul da farsi mentre l’asino continuava a rigirarsi in quello spazio angusto.
In poco tempo venne presa una drammatica decisione: l’asino ormai era molto vecchio e quasi non serviva più per i pesanti carichi di lavoro, d’altro canto anche il pozzo era già completamente asciutto e inutilizzabile e in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva la pena sprecare energie per tirare fuori l’animale e i tre decisero di seppellirlo vivo all’interno del pozzo che così sarebbe stato chiuso una volta per tutte. Presero delle vanghe e ognuno di loro cominciò a buttare palate di terra dentro il pozzo. L’asino si rese subito conto di quello che i tre uomini stavano facendo e cominciò a piangere disperatamente. Più terra entrava dentro il pozzo e più il povero asino ragliava e piangeva per l’angoscia scrollandosi di dosso con rabbia la terra che gli si accumulava sulla groppa. Poi all’improvviso si calmò, quasi come avesse capito che ormai non c’era più niente da fare e che a nulla sarebbero serviti i suoi gemiti per salvargli la vita.
I contadini rimasero sorpresi da quell’atteggiamento così remissivo e arrendevole e continuarono con più foga a riempire il pozzo anche per finire prima il lavoro. Non si erano accorti però che l’asino si liberava di ogni palata di terra che gli cadeva addosso scrollandosela dal groppone e facendola scivolare ai suoi piedi per poi salirci sopra.
In poco tempo e quasi senza che i tre uomini se ne rendessero conto, l’asino riuscì a raggiungere l’imboccatura del pozzo, lo scavalcò, uscì con un balzo e, sotto gli occhi sgranati e sbalorditi dei presenti, passò trotterellando davanti al suo padrone e gli lanciò un energico raglio quasi a volerlo sbeffeggiare.
(da “Burle Toscane” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Franco Ciarleglio
L’asino caduto nel pozzo
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Un pensiero su “L’asino caduto nel pozzo

  • 1 Dicembre 2019 alle 6:51
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    Piacevolissimo il racconto dell’asino nel pozzo.

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