Certo che la vita è strana, tu cerchi un angolino tranquillo, al fresco, sotto qualche pianta, gustandoti un gelato e ti ritrovi a fare un’intervista impossibile.

Andiamo per ordine. Un giovedì di Giugno, il 6 per capirsi, era una giornata davvero calda ed io ero particolarmente nervoso. Decisi di gustarmi un gelatino in piazza Tasso, all’ombra di una pianta. Niente di meglio per smaltire il nervosismo che sorbire un gelato e La Sorbetteria fa un Buontalenti davvero eccezionale. Insomma stavo li tranquillo a lappare il mio cono e mi scappa a voce alta: “Buontalenti fantastico!”

“Grazie messere troppo buono”. Una voce alle mie spalle mi fa sobbalzare. Un tipo li dietro mi fissa con due occhi da pesce lesso. Un pizzetto scuro, fronte stempiata, capelli tagliati corti e un abito di seta blu con una camicia bianca tutta trinata. Eccone un altro pensai, un altro matto a giro per Firenze, questo ha confuso un giovedì di giugno con il martedì grasso.

Jacopo: Come scusi?

Bernardo: Lei mi ha fatto un complimento e la ringraziavo.

J: Io veramente lodavo il gelato.

B: Il gelato? Esiste ancora? Pensare che l’ho inventato io!

J: Si, lallero, come dicono a Roma.

B: No, no, non dico menzogna, l’ho inventato io, non questo messer Lallero!

J: Scusi, ma lei chi è?

B: Mi presento, sono Bernardo Timante Buonacorsi detto Buontalenti.

Rimasi con la lingua di fuori nel tentativo di leccare il gelato sul cono. Non sapevo se farmi una risata o invocare un TSO.

J: Lei sarebbe il celebre Buontalenti?  Architetto, scultore, pittore, ingegnere militare, scenografo italiano, culinario ed anche inventore? Quello delle grotte di Boboli e dell’Elmo di Caterina? Quello che ha ampliato e fortificato Livorno ed anche la parte posteriore di Palazzo Vecchio? Quello…

B: Si si, son io quello, se le elenca tutte facciamo notte.

J: Bernardo Buontalenti.

B: Si, non capisco la sua meraviglia.

J: Guardi, non è che mi meraviglio per il fatto che lei è qua davanti a me, ho intervistato Brunelleschi, i miei colleghi della Rivista Fiorentina hanno intervistato Dante, Leonardo da Vinci, Giovanni delle Bande Nere. Mi meraviglio che non sia lei ad essere stupito trovandosi in un contesto che sicuramente non è quello che ha vissuto, osservi intorno a lei, le sembra la stessa città?

B: Capisco, si certo l’è diversa. Però è anche affascinante. Tutte queste carrozze di metallo sono incredibili, dove li hanno nascosti i cavalli?

J: Sono dotate di un motore, un marchingegno che brucia un carburante e fa muovere gli ingranaggi.

B: Incredibile! Scommetto che c’è lo zampino di messer Leonardo Da Vinci!

J: Oddio, negli studi di Leonardo qualche precursore degli ingranaggi necessari c’è di sicuro, ma ci sono stati illustri uomini che hanno perfezionato macchine incredibili. Parliamo di lei però, è un’occasione per raccontare qualcosa della sua vita!

B: Cosa vuol sapere?

J: beh, prima di tutto da dove nasce la sua fortuna, ovvio dal suo talento, ma come si è affermato questo talento?

Francesco I de’Medici

B: Guardi, la mia grande fortuna è essere cresciuto assieme a Francesco I De’ Medici, il perchè è semplice, io ho portato Francesco alla soglia dell’arte e della cultura, ma lui ha avuto la lungimiranza e i mezzi per affermare l’arte e la sua grande passione l’alchimia. Peccato che politicamente non fosse lungimirante come il padre.

J: Lei però più che un artista nel vero senso della parola era una mente eclettica, un architetto del bello, un ingegnere militare, un culinario fantasioso.

B: Si mi è sempre piaciuto spaziare, affrontare discipline diverse, ampliare i miei orizzonti e proporli, poi, agli altri.

J: Quali fra i suoi maestri ricorda con più affetto e chi con più rispetto?

B: Entrambi, affetto e rispetto, vanno al grande Vasari, un uomo di grande cultura e fantasia, ma la mia ammirazione è tutta per Michelangelo e fui onorato di partecipare, nel dolore, alle onoranze funebri di questo grandissimo artista.

J: Fra le sue opere cosa ricorda con più affetto?

B: Sa come si dice, il primo amore non si scorda mai ed io, se pur non la migliore delle mie opere, ricordo con affetto il mio primo progetto architettonico. Fu il progetto realizzato in via Maggiore, si tratta del palazzo conosciuto come di Bianca Cappello.

J: Via Maggio! Non via Maggiore.

B: Gli avranno cambiato nome, all’epoca l’era via Maggiore.

J: Senta, detto fra noi, ma della morte di Francesco I lei cosa pensa?

B: Che l’hanno ammazzato, avvelenato, son sicuro!

J: Oggi come oggi sono ancora in dubbio tutte le teorie, morte accidentale o morte per assassinio.

B: Ti pare a te, son morti tutti e due assieme dopo un banchetto, tutti e due morti in 10 giorni, una bella combinazione non le sembra?

J: Si effettivamente… Cosa invece la divertiva realizzare?

La pellegrina 1589 Intermedio 4 La regione de’ demoni

B: Guardi, divertente era la realizzazione del teatro Mediceo, non solo per la realizzazione del teatro in se, ma per le scenografie, i costumi che realizzavo per mettere in scena le opere, mi divertiva davvero tanto e il risultato era sempre culturalmente elevato. Ricordo che l’allestimento degli Intermedi della Pellegrina, fu davvero un gran lavoro, ma di soddisfazione e divertente. La pellegrina fu rappresentata nel 1589 per il matrimonio di Ferdinando I con Cristina di Lorena e noi realizzammo sei intermedi che erano si slegati fra loro, ma omaggiavano e ricordavano le loro nozze. Li ricordo ancora adesso, Primo intermedio: l’Armonia delle sfere, Secondo intermedio: La Gara fra Muse e Pieridi, Terzo intermedio: Il combattimento Pitico d’Apollo, Quarto Intermedio: La regione de’ Demoni, Quinto intermedio Il canto d’Arione, Sesto intermedio: La discesa d’Apollo e Bacco col Ritmo e l’Armonia.

J: Delle fortificazioni, delle ville sparse nelle campagne fiorentine che ricordo ha?

B: Belli, ma era lavoro, le scenografie e i costumi erano divertimento, come anche l’organizzazione dei banchetti, ma mi divertivo, e creare in cucina mi ha sempre affascinato, l’alchimia degli ingredienti.

J: Senta ma…

B: Mi scusi, ma mi chiamano, devo andare.

J: Come la chiamano? Chi la chiama? Aspetti, ancora una domanda.

Come comparso è sparito lasciandomi insoddisfatto e con la mano tutta appiccicosa del gelato che si era, nel frattempo, sciolto!

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Le interviste impossibili: Bernardo Buontalenti.

Un pensiero su “Le interviste impossibili: Bernardo Buontalenti.

  • 30 Dicembre 2019 alle 11:02
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    Un’intervista piacevole, leggera e approfondita culturalmente. Grazie.

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