A Firenze, da che mondo è mondo, abbiamo sempre avuto l’abitudine di affibbiare soprannomi a tutti, e con una certa intrinseca perfidia, (tipica di noi toscani) di cui, diciamolo con sincerità, andiamo piuttosto fieri! Ma quando, per mancanza di spunti o per piaggeria non siamo stati in grado di marcare a fuoco qualcuno con un soprannome, non ci siamo arresi: abbiamo provveduto a storpiarne e fiorentinizzarne il nome, che diamine!
Ovunque volgiamo lo sguardo, a Firenze troviamo opere d’arte, capolavori dei più importanti artisti che la storia abbia regalato al mondo: non stupisce quindi sapere che molti stranieri abbiano voluto respirare l’aria fiorentina, trovare qui ispirazione per le loro opere, diventare fiorentini d’adozione.
Uno degli esempi più conosciuti di questo processo di “fiorentinizzazione” è quel meraviglioso artista chiamato Giambologna. Già, chiamato Giambologna, ma… da chi? Da noi, ovviamente! Il suo vero nome era Jean de Boulogne, ed era fiammingo. A Firenze ha regalato opere sublimi, quali il Ratto delle Sabine ed Ercole e il centauro Nesso sotto la Loggia dei Lanzi, il Colosso dell’Appennino a Pratolino, la statua di Nettuno nella Fontana dell’Oceano in Boboli, il monumento equestre a Ferdinando I de’ Medici in Piazza Santissima Annunziata, il Diavolino sull’Angolo di Palazzo Vecchietti. Lo stare a Firenze gli costò il nome… ma diciamoci la verità, Giambologna è meglio di Jean de Boulogne, gli abbiamo fatto un favore!
Un altro che ha dovuto fare i conti con un nome poco accattivante, fu un certo John Hawkwood, famoso condottiero che troviamo ritratto in un affresco all’interno del Duomo, da Paolo Uccello. John, che fu al soldo dei pisani per lungo tempo, fu per anni una vera minaccia per Firenze, fin quando non venne conquistato dal luccichio dei fiorini d’oro. Una volta assoldato dai fiorentini, si rivelò un validissimo condottiero, tanto da meritare l’affresco nel Duomo, ma un nome simile, praticamente impronunciabile!! E allora, vieni vieni, bellino, o unn’è meglio Giovanni Acuto? Simile alla pronuncia originale ma… molto fiorentino!
E non penserete mica che, ne dico uno a caso, Giovanni Stradano ad esempio, fosse il suo vero nome? Assolutamente no! Il famoso pittore era anche lui fiammingo, ed il suo nome davvero ostrogoto…. Jan Van der Straet ! O come si fa a chiamarsi così?!? Vai, la t’è andata di lusso, Giovanni Stradano gli è proprio bellino!
E qualcuno di voi ha per caso sentito parlare di Niccolò Stenone, uno scienziato ed ecclesiastico che ha vissuto molto tempo a Firenze? Era un naturalista, geologo, anatomista e persino vescovo di nazionalità danese. Il suo nome? Niels Stensen ! Ora, via, diciamocelo tranquillamente, con questo nome chi se lo sarebbe mai filato? Vuoi mettere l’imponenza di Niccolò Stenone? Vieni, vieni che anche a te ti s’è fatto un bel servizio!
Per concludere, parliamo anche di Pippo Spano, il famoso condottiero rappresentato nel Ciclo degli Uomini illustri di Andrea del Castagno. Lo so, state già pensando, o questo in che parte di mondo sarà nato? E’ l’unico italiano della banda, il suo vero nome era Filippo degli Scolari Buondelmonti; fu insignito del titolo onorifico di “ispan” come condottiero nel Regno di Ungheria e l’occasione era troppo ghiotta per non approfittarne. Filippo l’Ispan sparì subito, passando alla storia come Pippo Spano. Sicuramente più simpatico, no?
Le storpiature dei nomi alla fiorentina

3 pensieri su “Le storpiature dei nomi alla fiorentina

  • 6 Ottobre 2020 alle 17:41
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    Storpiature dei nomi alla fiorentina.
    Mi è piaciuto moltissimo! Non sono” storpiature…” ma lampi di simpatia e intelligenza. Propria dei fiorentini !!!

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  • 29 Settembre 2020 alle 9:47
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    Peccato che ora invece di fiorentinizzare i nomi si usino nomi inglesi al posto di quelli italiani e anche sbagliando! Un esempio: privacy (riservatezza) si pronuncia prÍvasi e non praivasi! La lingua italiana è bella, armonica, ricca … quella inglese invece … non mi fate continuare!!! 😡

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  • 28 Settembre 2020 alle 11:58
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    Significa entrare meglio nella psicologia del personaggio. Ironizzando lo rendiamo più vicino alla nostra mentalità e lo ricordiamo ridendo sotto i baffi.

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