In passato molte delle attività commerciali e artigianali durante la notte venivano chiuse con delle semplici assi di legno che scorrevano dentro cursori in metallo. Erano queste le “bande” che a Firenze sono ancora visibili, anche se più elaborate, nelle botteghe orafe del Ponte Vecchio.
Anche se il termine non viene più usato esiste ancora il modo di dire “dar di banda” nel senso di cessare un’attività, come se si chiudesse per sempre l’ingresso della bottega.
Alla fine dell’800 le bande vennero sostituite dalla serranda avvolgibile, su brevetto di un’azienda torinese. Nella nostra città queste serrande presero il nome di “bandone” derivato appunto dalle bande lignee. Ne esistevano di vario tipo ma per tutti i modelli era essenziale la loro manutenzione e soprattutto la lubrificazione per evitare che si bloccassero per depositi di sporco o per la ruggine.
Ecco che nacque la figura “dell’ungibandone”, che si aggirava fra strade e vicoli offrendosi di oliare le serrande metalliche. In una mano un barattolo contenente di solito olio da motori usato, nell’altra un pennello attaccato ad una canna, a volte a formare un angolo per meglio lavorare sul pignone della saracinesca.
Negli anni ‘50 queste figure erano molto popolari e la foto, che oggi è esposta nel Circolo “Rondinella del Torrino” a Santa Rosa, mostra uno di questi popolari personaggi che lavorava in San Frediano. Negli anni questa attività si e notevolmente ridotta ma non è del tutto scomparsa e ancora oggi viene svolta talora anche da extracomunitari che, armati di grasso lubrificante e il solito pennello, si ingegnato nel trovare una dignitosa fonte di reddito.
L’ungibandone per le strade fiorentine.
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