Non smettere mai di prestare attenzione a ciò che ti circonda, non dare mai nulla per scontato e non aggrapparti a delle convinzioni.” E’ la frase che mi ha seguito fin da subito, detta e ripetuta da coloro che nel passato sono stati i tutori della mia formazione professionale. Poi, ho scoperto e fatta mia una frase di Albert Einstein che ho eletto a premessa di quello che leggo, scrivo, faccio.

“Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.”

L’URLO – EDVARD MUNCH 1893 (Nasjonal Galleriet di Oslo)

Nel 2019 a firma di Jacopo Cioni era apparso su FlorenceCity, un articolo dove riferiva di una mummia presente nel Museo di Storia Naturale di Firenze come possibile “modello”, in contrapposizione con un’altra mummia di origine peruviana Nel dipingere la figura centrale il pittore norvegese Edvard, Munch si sarebbe ispirato ad una mummia peruviana della civiltà Chachapoyas, esposta nel 1889 nel Museo di etnografia del Trocadero, a Parigi, mummia che aveva ispirato anche Paul Gaugin per alcuni quadri. Il riferimento alla mummia fiorentina fu criticato da Stefan Ziemendorff uno studioso tedesco, sembra, di quella civiltà, che scrisse: “L’ipotesi avanzata da voi qui è un’invenzione giornalistica del 2004. Non ha basi scientifiche ed è un totale anacronismo, poiché Munch ha dipinto la prima versione di “l’Urlo” 6 anni prima che visitasse Fiesole e non visitasse mai Firenze”.  Per giusta conoscenza propongo all’attenzione le le immagini delle due mummie:  

Mummia peruviana
Mummia fiorentina

Per completezza propongo, di seguito, uno dei quadri di Paul Gaugin a cui viene fatto riferimento, come ispirazione, alla mummia peruviana: Il dipinto, è la probabile allegoria della giovinezza, cioè dell’età più esaltante della vita, quella in cui si coglie il frutto più prezioso. La vecchia stanca e rannicchiata pare, invece, rappresentare il rimpianto, la rassegnazione. Sembra che Gauguin, nel realizzarla, si sia ispirato a una mummia peruviana, conservata in un Museo di Parigi (ad essa si ispirerà, pare, anche Munch nel realizzare “Il Grido”).

Nel lasciare a ciascuno dei lettori la possibilità di farsi un’idea sull’intera questione delle immagini, la curiosità mi ha portato a considerare la fase con cui Stefano Ziemendorff parlava di una notizia inventata nel 2004 che sembrava volesse favorire la teoria della mummia fiorentina. Ho cercato i riferimenti del periodo e l’unica notizia di un certo interesse che sono riuscito a trovare è la seguente: ”Edvard Munch realizzò altre cinque versioni del famosissimo “Urlo”, o “Il Grido”. Le prime due sono del 1893, realizzate attraverso l’uso di tempera e pastello su cartone e conservate rispettivamente nella National Gallery di Oslo e nel Museo Munch. Una terza versione, di proprietà privata, fu dipinta nel 1895 con dei pastelli recentemente venduti all’asta per circa 120 milioni di dollari. Esiste anche una quarta versione del 1895una litografia in bianco e nero. La versione finale, realizzata nel 1910 da Munch è conservata nel Museo Munch a Oslo. Questo dipinto è stato rubato per ben due volte e poi recuperato. Venne rubato la prima volta nel 1994, il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Lillehammer.
La vicenda suscitò una grande polemica sui sistemi di sicurezza della Nasjonalgalleriet di Oslo, soprattutto perché i ladri lasciarono un ironico biglietto che dichiarava l’inadeguatezza del museo su questo fronte.
Nel biglietto si leggeva “
Grazie per la scarsa sicurezza”. Per fortuna l’opera fu recuperata alcuni mesi dopo. La seconda volta fu rubato nel 2004 insieme ad un’altra opera di Much: “La Madonna”.
Entrambi i dipinti furono recuperati nel 
2006 e poi sottoposti ad un accurato restauro perché danneggiati dall’umidità. L’urlo di Munch è stato nuovamente esposto al pubblico nel 2008”.

In altri documenti che ho letto su Internet, relativamente alle caratteristiche mentali, comportamentali, pittoriche, ecc. non ho trovato riferimenti su nessuna delle due mummie ad eccezione a quella “frase” che ho riportato per Paul Gaugin. L’impressione personale è che nella realtà, Much, non si sia ispirato a nessuna delle due nonostante i suoi soggiorni sia parigini che “fiesolani” e la conoscenza con il toscano Lorenzo Viani, incontrato a Parigi. Il legame di amicizia tra i due sembra essere dipesa da una tragicità esistenziale simili espressa nei dipinti di ciascuno. A livello personale ribadisco il concetto sopra espresso che l’Urlo, il quadro riconosciuto come il più famoso di Edvard Munch, non abbia subito suggestioni di nessun genere e sia l’espressione “naturale” di una particolare “labilità” mentale che in quel preciso momento l’avrebbe colpito. Una crisi di panico totale determinata forse anche dalla atmosfera della natura che lo sconvolse al punto, successivamente, da fargli siglare la sua opera con la frase che quel quadro “può essere stato dipinto solo da un pazzo”. La frase, scritta a matita si legge nell’angolo alto a sinistra. Origine ed autore di quella scritta aggiunta al colore sul quadro appena terminato, ha rappresentato per diversi anni un mistero tanto da suscitare il dubbio sulla autenticità della stessa, dubbio che solo recentemente è stato chiarito ricorrendo alla tecnologia ad infrarossi sulla grafia risultata essere in maniera inconfutabile quella di Munch. E’ stata ipotizzata anche una “credibile” causa sulla motivazione della scritta che l’autore avrebbe apposta sul quadro, nel 1895, quando fu esposto per la prima volta nella sua città di origine, Oslo (all’epoca era ancora denominata Khristiania). Le critiche sulla sua salute mentale erano state mosse pubblicamente nel corso di una serata a cui Munch era presente, presso l’associazione degli studenti, da un giovane studente di medicina che aveva appunto affermato che i dipinti mostravano che non era sano di mente. Molto probabilmente il pittore colpito da queste critiche, ferito dalle accuse, avrebbe siglato il suo dipinto con quella scritta.

Credo che tutta questa storia a cominciare appunto dalle mummie sia una dimostrazione del campanilismo che spesso porta a fare affermazioni non esattamente documentabili formulate solo dalla somiglianza o meno del soggetto/oggetto a cui si fa riferimento.

Il nuovo Museo di Oslo

«Anch’io mi sono messo a gridare ma nessuno mi stava ascoltando. Ho capito che dovevo gridare attraverso la pittura e allora ho dipinto le nuvole come fossero cariche di sangue, ho fatto urlare i colori. Non mi riconoscete, ma quell’uomo sono io». (Edvard Munch)

Alessandro Nelli

l’Urlo di Edvard Munch
Tag:         

Un pensiero su “l’Urlo di Edvard Munch

  • 1 Agosto 2021 alle 23:51
    Permalink

    Ma quell’uomo o quella donna siamo noi, tutti noi. C’è chi assume quell’espressione e tira fuori la voce e chi no perchè si vergogna, ma quante volte volte nella nostra vita ci si sarebbe messi a urlare perchè non ne potevamo più? Può essere anche un urlo liberatorio oltre ad un urlo di disperazione . Può essere, con gli occhi chiusi, anche un urlo di disgusto o di raccapriccio per qualcosa che siamo costretti a vedere e non lo vorremmo.

    Rispondi

Rispondi a Lucia Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.