PROLOGO

“Non smettere mai di prestare attenzione a ciò che ti circonda, non dare mai nulla per scontato e non aggrapparti a delle convinzioni.” E’ la frase che mi ha seguito fin da subito, detta e ripetuta da coloro che nel passato sono stati i tutori della mia formazione professionale. Poi, ho scoperto e fatta mia una frase di Albert Einstein che ho eletto a premessa di quello che leggo, scrivo, faccio.

. “Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.”

NON SOLO CIBO DI STRADA

Non avevo mai mostrato curiosità od interesse per il cibo di strada fatti salvi i soliti panini con il lampredotto mangiati con i colleghi per continuare, senza interromperla, qualche riunione di lavoro. Niente di più! Solo qualche anno fa, partecipando ad una manifestazione di promozione sportiva con la presenza di diversi “mezzi” utilizzati per il cibo di strada o “food truck” per chi preferisce la versione inglese, mi sono avvicinato a quella lunga teoria di negozi su ruote che presentavano diverse opportunità di prodotti. Prodotti di qualità come testimoniavano le persone che disciplinatamente aspettavano il loro turno. A parte il ricordato baracchino su ruote del lampredottaro, non avevo mai visto, né pensato ad una così popolare espressione di gradimento al cibo su ruote. E, come può accadere, la curiosità del “perché?” si è fatta subito “strada”!

E la storia mi ha raccontato che questa particolare modalità di alimentazione aveva avuto origini molto antiche, dai tempi delle faraoniche costruzioni delle piramidi, dei greci e delle tabernae traianee, per poi, nell’ottocento evolversi, in Italia, con i venditori ambulanti di cibo, di altre mercanzie o di particolari mestieri tipici di una epoca ormai passata ma ancora vicina nei ricordi di molti.

Nella mia sintetica ricerca ho tralasciato consapevolmente e volutamente di scrivere suk cibo, elemento sicuramente prioritario ma soggetto ad essere stato vivisezionato da giornalisti, scrittori, saggisti, esperti del settore, sociologi e comunicatori. Un esercito di fronte al quale sarebbe stato difficile combattere. Metto solo in risalto che allo stato attuale, per avere successo il cibo oltre che di ottima qualità deve basarsi su materie prime fresche e se possibile a chilometro zero, ricette che valorizzino il prodotto. Un concetto che non vuole pronunciarsi a favore di cibi costosi o ricercati, ricordando che chi frequenta questi particolarissimi negozi su ruote, è essenzialmente alla ricerca di un posto dove consumare un pasto al volo in maniera informale e possibilmente rapida, senza però rinunciare al gusto.

Ho dei gusti semplicissimi, mi accontento sempre del meglio (Oscar Wilde).

Mi sono curiosamente dedicato ai veicoli che supportano la vendita del cibo, veicoli che in America rappresentano non solo una tendenza del momento ma anche una necessità nati come possibile soluzione alternativa all’aumento degli affitti che, in alcune città degli States sono diventati sempre più cari. La tendenza è diventata quella di avvicinarsi ai clienti senza aspettarli, spesso inutilmente, nel proprio locale anche perché, per la stessa ragione degli affitti, le aziende, prime fornitrici di clienti, sono state e saranno costrette a trovare soluzioni alternative, non esageratamente care, trasferendo sedi od uffici.

Il fenomeno dei FoodTruck viene storicamente fatto risalire agli ultimi decenni del 1800 con la diffusione dei primi carretti a traino che vendevano salsicce calde per le vie di New York e Manhattan, a cui, subito dopo, seguirono le biciclette con al seguito piccoli rimorchi a cui fecero subito seguito i primi mezzi a motore. In Italia i primi furgoncini allestiti alla vendita del cibo per strada si iniziano a vedere nei primi decenni del ‘900 e sono “paninoteche” mobili che contribuiranno alla diffusione di cibi e prodotti nel nostro Paese. Nel 1948 con la diffusione degli Ape Car della Piaggio, questo segmento cominciò a diffondersi e ad espandersi ulteriormente grazie alla economicità e versatilità del mezzo che comunque consente di essere “attrezzato” con piccoli investimenti. La differenza principale tra i food truck all’americana e il classico furgoncino sul modello di quelli piazzati al di fuori degli stadi di calcio o delle arene durante concerti ed eventi di massa, risiede nella qualità e nella varietà della proposta gastronomica.

Il cibo da strada (definizione della FAO), è costituito da quegli alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono preparati e/o venduti soprattutto in strada consentendo al potenziale cliente di mangiare in maniera più informale, più rapida, e meno costosa rispetto al consumo di cibo in un ristorante o in altro luogo. Questa, forma di alimentazione viene spesso preferita rispetto a modalità più formali di consumo, tanto che stime, sempre della FAO, parlano di 2,5 miliardi di persone al giorno, in tutto il mondo che si alimentano in questo modo.

Preparazioni eterogenee e veraci, che sono arrivate fino ai giorni nostri, arricchendosi di nuovi sapori, e che rappresentano, in Italia, la quintessenza della territorialità. Il cibo di strada, a ogni morso, oltre ad essere carico di folclore e storia identifica e distingue il territorio e la tradizione, mantenendo vivo un’aspetto tra i più importanti della cultura di ogni popolo, quello del “mangiare”. La tendenza, oggi, di questo particolare settore è quello di puntare all’aspetto culturale della tradizione, spesso da riscoprire, oltre alla voglia di scommettere sulla potenzialità di proposte, fatte di ricerca e/o mostrando una notevole capacità di reinventarsi continuamente nella giungla quotidiana di città in continua evoluzione liberandosi da pregiudizi e regole per rivendicare il proprio posto come espressione di civiltà gastronomica.

Nella considerazione che “… una immagine vale più di mille parole”, avrete sicuramente notato nelle immagini di contorno, la differenza tra mezzi vecchi e nuovi italiani, immagini che possono essere utili come espressione di un gusto, quello italiano, che contrasta con quello “straniero” , americano in primis. Un gusto nostrano soft che esprime anche negli allestimenti e nei richiami grafici, quella cultura innata che è unico ed immarcescibile patrimonio della nostra civiltà e della nostra storia.

Alessandro Nelli
Non solo cibo da strada
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Un pensiero su “Non solo cibo da strada

  • 16 Luglio 2020 alle 19:25
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    Tu sei un collega della Regione Toscana! hai scritto un bell’articolo. Ricordo l’ironia che ti contraddistingue. Complimenti davvero! Lunella Colzi (ho lavorato alla Sanità)
    Ti saluta anche Antonio Federico (era Dirigente al Personale).

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