Prima parte

La famiglia Fifanti (il cognome deriva da figli di Fante abbreviato in Fifanti) appartiene all’antica nobiltà fiorentina. Le prime notizie sono riportate dal cronista Ricordano Malispini, sembra vissuto nel XIII secolo, presunto autore di una Storia di Firenze, ci informa della dignità equestre da loro ricevuta dall’Imperatore Carlo Magno, nella persona di Arnaldo Fifanti, di una famigliarità con l’Imperatore Federico II Hohenstaufen di Svevia. E da Dante nella Commedia, con le parole del suo avo Cacciaguida, ce ne parla ricordandola insieme alle antiche famiglie dei Sacchetti, Giuochi, Barucci e i Galli. I Fifanti furono protagonisti della storia di Firenze nei primordi dell’età comunale. La loro fortuna fu l’essere vicini alla chiesa e far parte delle case fra le quali venivano scelti i Consoli. Oderrico Fifanti ricoprì questa carica nel 1174, seguito da altri appartenenti alla famiglia: Bonfantino di Bogolese nel 1183, Giovanni o Chianni nel 1191 e nel 1192.
Abbate Fifanti insieme a Ugo Judi negli anni 1173 – 1175 furono fra gli acquirenti per il Vescovo Giulio, di castelli in Val di Pesa e Val d’Elsa. In realtà forti dell’appoggio ecclesiastico, ma con un preciso scopo politico di fermare l’espansione dei feudatari, con l’allargamento della giurisdizione cittadina, allora dominato dalle nobili famiglie del posto. Questi acquisti terrieri fatti da Abbate e Ugo erano in realtà contro la famiglia degli Uberti signori di quei luoghi e sostenitori accaniti dell’Imperatore. Per il contrasto fra queste due nobili famiglie ci furono tragiche conseguenze per i Fifanti, nei tumulti cittadini del 1177/78, ebbero bruciate le case possedute in Por Santa Maria vicino al Mercato Vecchio, e le case dei loro consorti vicine alla chiesa. Questo incendio non intaccò la loro potenza economica e sociale, uno di loro, fu scelto per ricoprire la carica di Console per l’Arte Maggiore dei Mercatanti insieme a un Cavalcanti e della Bella per gli anni 1192/93.



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