Ospedale degli Innocenti di Firenze

Prima parte

Seconda parte

Parte terza

Quarta ed ultima parte

“La moneta spezzata”

Durante il percorso museale, si incontra una postazione che attraverso un video racconta la storia del luogo. Il corto metraggio dura poco meno di cinque minuti, e attraverso un linguaggio semplice, ripercorre attraverso uno squisito intercalare fiorentino il racconto tra una nonna e un bimbo curioso, che rinviene casualmente mentre gioca una moneta spezzata in due, conservata in un baule appartenuto al bisnonno che era stato ospitato all’ Ospedale degli Innocenti.

Un dolce stratagemma che dà occasione di spiegare ai più piccini il funzionamento dell’ente.

La nonna spiega che il bisnonno a causa della povertà dei suoi genitori, fu lasciato in questo ospedale, ma che il bimbo non era malato come chiede il nipotino, perché l’ospedale era preposto ad ospitare tutti quei bambini che non potevano rimanere in famiglia e che avevano bisogno di un posto in cui vivere, magari solo per un breve periodo. Il bimbo, spiega la nonna, veniva stato lasciato attraverso una grata in delle fasce, quelle ancora oggi conservate in quel baule e che risalgono a centocinquanta anni fa insieme a quella moneta spezzata, il simbolo per riconoscere il bimbo.

Una parte spezzata, continua la nonna, veniva lasciata al bambino, questa aveva un piccolo foro in cui veniva inserito un cordoncino così da poterla appendere al collo del bimbo in maniera che non si perdesse. La nonna spiega ancora che il bimbo era stato poi affidato a una balia, affinché lo allattasse, lo curasse e lo amasse. Poi il bimbo era tornato all’Ospedale degli Innocenti, dove i genitori andarono a recuperarlo un po’ di tempo dopo. Grazie proprio a quella moneta spezzata che coincideva con quella che era stata catalogata e conservata dai responsabili dell’ospedale furono sicuri che quello era loro figlio.

Il bisnonno era stato fortunato, perché i genitori erano andati a riprenderlo, altri rimanevano molto più tempo nell’ospedale e se erano fortunati anche loro se i genitori non potevano più riprenderli, magari venivano adottati. Comunque all’interno dell’ospedale ricevevano tutte le attenzioni, le cure e soprattutto l’affetto da parte di chi era preposto alla loro cura.

Così i nipotini possono definirsi dei bis, bis nipoti dell’ospedale, che oggi è diventato un istituto che si occupa di molte altre cose, ma sempre comunque dedicando grande attenzione ai bambini.

Nel centro storico di Firenze c’è ancora una ruota per lasciare anonimamente i neonati, si chiama “culla per la vita” è situata a Piazza San Remigio, a pochi passi da Palazzo Vecchio e dalla Basilica di Santa Croce.

Questa culla è collegata alla Misericordia di Firenze ed è installata in un piccolo vano accessibile dall’esterno della Chiesa di San Remigio.

È uno sportello che si apre con un pulsante, dove dentro c’è una culla riscaldata. Dopo aver lasciato il neonato, lo sportello si richiude e un sistema di allarme avvisa subito i volontari e il personale sanitario. Il neonato viene poi portato rapidamente in ospedale per le cure e i controlli.

In città esiste anche un’altra culla collegata all’area ospedaliera di Ospedale Santa Maria Nuova, sempre nel centro storico.

Oggi l’ Ospedale degli Innocenti è  diventato uno stupendo museo che oltre a raccogliere le testimonianze del suo passato, conserva opere di alto valore artistico assolutamente imperdibili per un turista che passa per Firenze.

Riccardo Massaro

Ospedale degli Innocenti di Firenze: Quarta ed ultima parte
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