PALAZZO TEMPI BARGAGLI PETRUCCI

Prima Parte

Piazza Santa Maria Soprarno

ASFi, Ceramelli Papiani, 4600, Stemma Tempi

Il palazzo Tempi, conosciuto anche come palazzo Bargagli Petrucci, occupa la maggior parte dell’isolato delimitato da via dei Bardi, piazza di Santa Maria Soprarno e Costa dei Magnoli.

Agli inizi del XII secolo il tracciato di via dei Bardi si chiamava borgo Pidiglioso (“pidocchioso”) ed anche Benedetto Varchi, nelle sue Storie fiorentine, affermava che la sua denominazione era dovuta proprio “per lo essere egli abitato da gentucche e persone più che di bassa mano“. Sicuramente un suo primo miglioramento risale all’inclusione nelle mura cittadine del 1282-1333, al cui riparo fu possibile la costruzione di alcuni edifici più solidi e articolati.

In questo periodo i Bardi, banchieri fiorentini perno dell’economia europea, edificarono case e torri nel borgo e, dal catasto del 1427, emerge che, su 60 focolari appartenenti ai Bardi nella città di Firenze, 45 si trovavano nel quartiere d’Oltrarno. Nel 1343, in occasione della rivolta anti-magnatizia, furono bruciate e seriamente danneggiate ben 22 case presenti nella strada e di proprietà della famiglia. Una di queste abitazioni, posta sulla piazza di Santa Maria Soprano, una volta riparata dai danni passò ai Medici che, attorno al 1480, la vendettero ad un loro uomo di fiducia, il gonfaloniere di giustizia Bernardo del Nero. Nell’arco di pochi anni, il del Nero, accusato di cospirare per il ritorno dei Medici a Firenze, fu giustiziato nel 1497; l’edificio pervenne poco dopo ad Antonio Ridolfi e poi a Raffaello Antinori. Probabilmente fu quest’ultima famiglia a edificare un vero e proprio palazzo al posto dell’antica casa dei Bardi; infatti sia Benedetto Varchi che Alesso Baldovinetti annoverarono questa costruzione tra le fabbriche più notevoli della Firenze del Cinquecento.

Il palazzo degli Antinori presentava già due distinti corpi di fabbrica che, fronteggiandosi sulla Costa dei Magnoli, erano collegati da un passaggio a volta con terrazzo. Nel 1553 la famiglia Capponi acquistò il bene dagli Antinori, e, dopo pochi anni, lo trasferì ai Torrigiani che nel 1594 lo vendettero a Belisario del Vinta, cortigiano e Segretario di Stato sotto il granduca Ferdinando I.

S. Buonsignori, Nova pulcherrimae civitatis Florentiae topographia accuratissime delineata, 1584, part.
Busto di Cosimo II

Il nuovo proprietario commissionò dei lavori che interessarono anche la facciata e, a conclusione di essi, fece apporre sul portone principale il busto di Cosimo II accompagnato dalla data 1609 e da un’iscrizione riferibile ai servigi resi dal Vinta ai granduchi. Belisario del Vinta occupò sempre un ruolo di grande prestigio al servizio di quattro granduchi: Cosimo I, Francesco I, Ferdinando I e Cosimo II. Sempre in facciata fece apporre lo stemma della sua famiglia che fu eliminato nel 1706 dal senatore Ludovico Tempi quando ebbe il permesso di togliere l’arme della famiglia del Vinta dall’ultima erede, Lucrezia Vinta nei Sirigatti.

Fu grazie al senator Leonardo (1610-1672), depositario generale di Ferdinando II e di Cosimo III, se la famiglia Tempi riuscì a conquistarsi un ruolo di prestigio e ad accumulare ingenti fortune che gli permisero di acquistare l’edificio che nel 1677 venne annoverato nel testo di Francesco Bocchi e Giovanni Cinelli “Le bellezze della città di Firenze”: “Casa de’ Tempi, la quale ancorché di fuori non faccia gran mostra, è però internamente molto bene adagiata, ed acconciamente disposta per quello che la bisogna richiede, e particolarmente nelle stanze sotterra, che per essere tutte cavate nel masso, di buon novero, e comodissime per la state, rendono altrui nel vederla meravigliato; e sopra la porta una bella Testa di marmo, ch’è il ritratto del Gran Duca [….]. Ne posso passar con silenzio una bellissima grotta che ha questa casa nelle stanze sotterranee divisata tutta con stucchi, di basso, e mezzo rilievo con figure, vasi, fogliame, conchiglie, e fiori a fresco, con la volta lumeggiata d’oro, e l’antiporto di Cristalli, che rende altrui stupido l’occhio nel rimirarla, e di diletto il riempie“. Per testimoniare il livello sociale raggiunto Leonardo Tempi esibiva una collezione di opere d’arte di notevole importanza elencati nella stessa guida: terracotte di Luca della Robbia, statue di marmo antiche e “moderne”, alcuni quadri di Tiziano, un Tintoretto, ed opere anche di Rubens, Filippino Lippi, Paolo Veronese, Andrea del Sarto ed anche una vergine di Raffaello, nonché alcuni bronzi del Giambologna.

T. Patch, Veduta del Ponte alle Grazie dal molo di Santa Maria Soprarno 1770 circa

Nel corso del Settecento, per ingrandire ulteriormente il loro palazzo, i Tempi comprarono altre abitazioni in via del Canneto, sulla costa dei Magnoli ed in via Stracciatella, annettendo alla loro abitazione persino l’antica chiesa di Santa Maria Maddalena.

Il palazzo, costruito a ridosso della collina dei Magnoli, presentava quote diverse; la facciata principale era volta verso uno spazio interno, ossia la piazzetta di Santa Maria Soprarno detta anche dei Tempi, da cui si accedeva ai vari quartieri. I lavori di ristrutturazione si prolungarono per tutta la prima metà del Settecento e, al posto del terrazzo sulla volta de’ Magnoli, Ludovico Tempi (1651-1725) fece realizzare una sontuosa galleria per i suoi quadri. Se nel Settecento le scuderie erano collocate lungo vicolo del Canneto, nell’Ottocento Luigi Tempi Marzi Medici (1781-1847) le fece spostare in alcuni vani di via dei Bardi (1).

Nel 1847, alla morte del marchese, il palazzo fu ereditato dalla figlia di sua sorella, Maria Vettori Guerrini, moglie di Giulio Placidi.

G. Pozzi, Pianta di Firenze, 1855, particolare

Nel 1879, alla morte di Maria, l’edificio passò a sua figlia Caterina Placidi. Pier Luigi Bargagli, sposando Caterina Placidi, ebbe riconosciuto nel 1887 un titolo di marchese, trasmissibile ai soli discendenti primogeniti. Nel 1897 i loro figli, Piero e Giovanni Bargagli, ereditarono il palazzo dopo la morte della madre. I due fratelli non ebbero eredi e pertanto, quando nel 1918 anche il marchese Piero, ultimo della sua famiglia, morì, non fu semplice stabilire i titoli di trasmissibilità dell’asse ereditario. Un anno dopo l’edificio passò a Gino Bargagli Petrucci, parente di sesto grado di Piero.

I Bargagli Petrucci appartenevano ad un ramo della famiglia Bargagli che ebbe origine agli inizi dell’Ottocento quando Celso fu nominato “erede del patrimonio e del nome” dell’Arcidiacono Giuseppe Petrucci, ultimo di questa famiglia.

Palazzo Tempi Bargagli alla fine dell’Ottocento

Il palazzo, nonostante fosse stato oggetto di altri lavori, mantenne il suo impianto originario fine della seconda guerra mondiale quando, nell’agosto del 1944, le esplosioni delle mine tedesche distrussero completamente l’ala che si estendeva sul vicolo del Canneto. Durante la ricostruzione della zona, all’incrocio tra la facciata principale su piazza Santa Maria Soprarno e l’ala crollata, il Comune di Firenze fece costruire una rampa di collegamento fra la piazza e costa San Giorgio. Il marchese Gino Bargagli Petrucci non fece in tempo a veder il suo palazzo restaurato dato che morì un anno dopo il crollo. Il bene passò al figlio Alberto e successivamente alla figlia Petra.

Dopo le esplosioni delle mine tedesche nell’agosto del 1944 1
Dopo le esplosioni delle mine tedesche nell’agosto del 1944 2
Piazza Santa Maria Soprarno, anni quaranta del Novecento prima della II Guerra Mondiale
Dopo la ricostruzione della zona con la realizzazione della rampa delle Coste

1 ASFi, MMTVBP, 298

Firenze, marzo 2024
Arch. e storica dell’arte Chiara Martelli Arch. Anna Claudia Palmieri

Chiara Martelli e Anna Claudia Palmieri
Palazzo Tempi Bargagli Petrucci: Prima Parte
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4 pensieri su “Palazzo Tempi Bargagli Petrucci: Prima Parte

  • Pingback:FlorenceCity-Rivista Fiorentina - Palazzo Tempi Bargagli Petrucci: Seconda Parte

  • 9 Maggio 2026 alle 16:01
    Permalink

    Perche’ si chiama Costa de’ Magnoli allora. La casa al n.8 e’ molto antica e sul pozzo c’e’ un ricordo della visita di papa Gregorio XII.

    Rispondi
    • 10 Maggio 2026 alle 13:23
      Permalink

      La strada dovrebbe aver preso il nome da un’antica famiglia fiorentina, i Magnoli (probabilmente da Magnolo di Uguccione), che possedeva case e terreni in questa zona dell’Oltrarno fin dal XII secolo.
      Chissà se la casa al n.8 era un tempo proprio di questa famiglia…

      Rispondi

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