Parti mostruosi a Firenze

Nel passato, e per passato intendo il Trecento, la nascita di bambini deformi era considerata alla stregua di una premonizione di una imminente sciagura. Era infatti consolidata la credenza che tali deformità fossero dovute ad interventi del maligno, gravidanze procurate da Satana, o punizioni per comportamenti devianti dai canoni religiosi.

Firenze non fu esente da queste convinzioni e nelle cronache che ci sono pervenute, si riscontrano degli episodi che definirei impropriamente “curiosi”.

Ad esempio, nella “Cronica” di Giovanni Villani, riferito all’anno 1317 troviamo questa annotazione: “E nel detto anno del mese di Gennaio, alla Signoria di detto Conte (Guido da Battifolle) nacque a Terraio in Valdarno uno fanciullo con due corpi così fatto, e fu recato in Firenze, e vivette più di venti dì; poi morì allo Spedale di Santa Maria della Scala, l’uno prima che l’altro: e volendo essere recato vivo a’priori ch’allora erano per maraviglia, non vollono ch’entrasse in palagio, recandolsi a pietà e sospetto di sì fatto mostro, il quale secondo l’oppenione degli antichi ove nasce era segno di futuro danno”.

Si trattava in sostanza di un parto gemellare, in cui due bambini, siamesi, nati nel Valdarno, attaccati per il ventre, avevano due teste, due corpi, quattro braccia, tre gambe e un solo sesso maschile. Furono battezzati Pietro e Paolo e vissero soltanto venti giorni.

Non soltanto ne scrisse Giovanni Villani, ma l’evento fece tanto clamore che venne anche scolpita una formella nella pietra. Questa formella si trovava sopra il tabernacolo della chiesa di San Martino in Santa Maria della Scala, quale testimonianza di un evento straordinario e vi rimase fino alla seconda metà del Settecento, quando venne staccata e collocata nel vestibolo della chiesa. Quando vi fu l’ultima soppressione degli enti religiosi, questa formella venne trasferita al Bargello, per poi arrivare ad inizio Novecento nel Museo di San Marco.

Lo stesso evento lo possiamo ritrovare nei versi del poeta Antonio Pucci, contemporaneo del Villani che, ispirandosi alla sua Cronica, tradusse in versi quello stesso accadimento, arricchendolo di qualche particolare relativo alla formella:

Nel dett’anno del mese di gennaio
nacque un fanciul con due capi e tre piedi
e quattro mano in Valdarno al Terrajo.
questo ond’io come ho scritto vedi;
e com’egli è alla Scala intagliato,
così di carne fu, or lo mi credi
e venti dì vivette in quello stato.
E poi morì secondo ch’io intesi
un’ora prima e l’un che l’altro lato.

Nel Medioevo queste “figure mostruose” erano usate come ammonimento, ma non soltanto: venivano interpretate come segni, specie in campo religioso, di castighi futuri. Erano “segni” da interpretare in chiave divina, di giudizio che l’Altissimo destinava agli uomini che avevano peccato, solitamente mediante minacce di catastrofi naturali. Tuttavia, il racconto del Villani non presenta rimandi a presunte colpe, e vi è solo un accenno ad una possibile sciagura annunciata. E’ più nell’atteggiamento dei Priori (che non vollero accogliere nel “palagio” della Signoria i gemelli), il riferimento al mostruoso, probabilmente per non creare una turbativa nel popolo, che all’epoca credeva ciecamente nella superstizione.

Nel capitolo seguente della sua Cronica il Villani parla di una pestilenza che colpì il nord Europa, con alcuni focolai anche in territorio italiano, anche in Toscana, ma non a Firenze. Villani attribuisce la pestilenza all’apparizione di una cometa che transitò proprio sopra i paesi colpiti.

Evidentemente quel parto prodigioso non aveva portato con sé i funesti eventi che si temevano” (L. Montemagno Ciseri).

Quel parto però lasciò una grande impressione nella gente, tanto che la cronaca del Villani relativa a quell’evento venne citata anche dai cronisti Domenico Buoninsegni e Matteo Palmieri, nel secolo successivo. Anche il fratello di Giovanni, Matteo Villani, nel continuare la cronica rimasta interrotta dalla morte di Giovanni, raccontò di altri parti mostruosi. Ad esempio, nel 1348, Matteo racconta:

In questo anno, nel mese di agosto, nacque in Prato uno fanciullo mostruoso, di maravigliosa figura, perocchè a uno capo e a uno collo furono partiti e stesi due imbusti umani con tutte le membra distinte e partite dal collo in giuso, senza niuna diminuzione che natura dia a corpo umano: e catuno busto fu colle membra e natura masculina. Ma l’uno corpo era maggiore che l’altro: e vivette questo corpo mostruoso e maraviglioso quindeci giorni, dando pronosticazione di loro futuri danni, come leggendo appresso si potrà trovare…

Nel 1354 ci riferisce di un altro parto, avvenuto in inverno:

In questo verno del detto anno nacque in Firenze nel popolo di San Pier Maggiore un fanciullo maschio figliolo d’uno dei maggiori popolani di quello popolo, ch’avea tutte le membra umane dal collo à piedi, e il viso suo non avea effige umana: la faccia era tutta piana senza bocca, e avea un foro per lo quale messo lo zezzolo della poppa traeva il latte, e poppava, e nella superficie della testa al diritto, sopra dove doveano essere gli occhi avea due fori: e’ vivette più giorni, e fu battezzato, e seppellito in San Pier Maggiore.

Ancora, nel 1357, la descrizione di un altro parto:

A dì 4 di febbraio anno detto nacque in Firenze al Poggio de’ Magnali una fanciulla portata sette mesi nel ventre della madre, la quale avea sei dita in ciascuna mano e in catuno piede, e i piedi rivolti in su verso le gambe, senza naso, e senza il labbro di sopra, e con quattro denti canini lunghi da ogni parte della bocca, due, uno di sopra e uno di sotto, il viso avea tutto piano, e gli occhi senza ciglia: vivette dalla domenica a vespro al lunedì seguente alla detta ora, e più sarebbe vissuta se avesse potuto prendere il latte”.

Spesso, queste nascite mostruose venivano associate alla possessione demoniaca, una concezione molto diffusa in tutto il continente europeo, dovute anche e soprattutto alla ancora arcaica scienza della medicina che, dove non arrivava con la cura, sopperiva con la superstizione.

Per concludere, riporto altre due annotazioni di parti anomali, questa volta più “recenti”.

Il primo avvenne il 29 giugno 1537, nel popolo di Santa Lucia in sul Prato: “Nacque una creatura umana con un capo solo, quattro mane e quattro piedi, tre orecchie e due occhi, e dal mezzo in su era appiccata insieme”.

Il 31 agosto 1562, nel quartiere di Santa Croce, nel popolo di San Simone: “Venne al mondo una creatura che non si conobbe s’era maschio o femmina, col capo tutto di montone colle corna ma non troppo grandi, senza braccia, ed il corpo tutto era un pezzo di carnaccia. Gli stinchi ed il pie’ erano d’uomo. Era di mesi cinque e senza battezzarsi si morì in poche ore.

Gabriella Bazzani Madonna delle Cerimonie
Parti mostruosi a Firenze
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