Quando scrissi il mio racconto “Nel cuore di San Lorenzo” misi nero su bianco e “fermai”i ricordi che la mia mamma ogni tanto faceva emergere dal libro della sua lunga vita descrivendo strade, quartieri e personaggi che nel grande proscenio della piazza del Mercato, fra scenari e quinte di vecchie strade e di vicoli nascosti avevano recitato per anni le loro storie, piccole e grandi vicende di ogni giorno, drammi nascosti o anonimi dolori. Vi avevo citato molti nomi solo marginalmente, dando maggiore spazio al quartiere e al suo quotidiano nei primi del novecento, ma di due personaggi in particolare la mamma mi narrò le loro storie che rimasero impresse nei ricordi per la loro peculiare particolarità, per gli eventi e le consequenze che ne derivarono, per quegli accadimenti “fuori dall’ordinario” che trasformano fatti comuni in eventi epocali tramandabili ai posteri.

“…. la mamma racconta che di prima mattina Mastichino gridava le previsioni del tempo… Nominato così dall’arguto sarcasmo fiorentino per l’abitudine di masticare il sigaro, aveva un magazzino in Borgo La Noce dove potevi trovare di tutto, anche la figlia, Amelia, così bella chele stesse sigaraie venivano ad ammirarla uscendo dalla loro fabbrica di Via Guelfa…”

Amelia…. un volto, una figura che ho cercato di immaginare più volte mentre la mamma si soffermava a descriverla. Lei la vedeva con gli occhi del ricordo e io la “disegnavo” con la mia fantasia… Mi ispiravo ai volti e alle donne nei quadri dei macchiaioli: capelli lunghi e cotonati sulla fronte, raccolti in chignon morbidi bassi sulla nuca, decorati con nastri e fermagli… un ovale del volto perfetto, e gli occhi, si, quelli la mamma li ricordava bene e riusciva a descriverli: occhi profondi e scuri, come laghi nascosti da lunghe ciglia , “incastonati” in un viso di velluto, elegante e perfetto come un cammeo.

Amelia aiutava il padre nel suo lavoro ed è facile immaginare quanti “clienti” effettivi o presunti facessero la coda per entrare nella bottega di Mastichino e quanti si soffermassero più del dovuto rivolgendo attenzioni, premure o larvati inviti alla sua stupenda figlia, che , peraltro, ascoltava imperturbabile ma non dava speranze a nessuno. E come le stesse donne entrassero per ammirarla, chi con invidia, forse, chi per godere di quel segreto piacere che ogni forma di bellezza dona al cuore.

Tra questi veniva un giovane di poche parole ma dallo sguardo che lungamente si soffermava su Amelia, sulle sue mani che incartavano la merce, sul suo andare avanti e indietro dietro al banco, ascoltando il fruscio dell’abito lungo ed il nervoso scalpiccio di stivaletti sulle assi di legno della pedana … La seguiva in silenzio, e ogni giorno era lì, con una scusa diversa e lo sguardo adorante.

Finché cominciò ad allentare la sua riservatezza e a parlarle ogni giorno e ogni giorno di più, finché dal cuore salirono alle labbra, sopite troppo a lungo, irrefrenabili parole di amore. Era lì sempre, pregandola di ascoltarlo, di credere a questo amore che viveva con lui, che si svegliava con lui nella voglia di incontrarla e con lui si addormentava nella voglia di sognarla. Ma Amelia diceva di no, prima con grazia e poi sempre con maggiore determinazione, a volte annoiata, a volte con durezza, e poi alla fine quasi con leggerezza, deridendo la veemenza di quella passione diventata per lui ormai incontenibile

Quel giorno se lo vide entrare, come sempre, e fermarsi davanti a lei con uno sguardo diverso e più determinato, una forza e un coraggio nuovi nella voce, una pena risoluta, una speranza disperata nelle parole che disse e quasi le gridò: Amelia,, dimmi di si, o mi impicco. Io non so vivere senza di te… E lei, beffardamente e stando al gioco, si voltò recandosi nel retrobottega e ne uscì con una spessa fune avvolta fra le mani . – Tieni – gli disse beffardamente porgendogliela – la corda te la do io.

E lui, il giorno dopo, la usò, come ultima promessa di amore.

La mamma aggiunse tristemente che Amelia fu travolta dal senso di colpa per quella tragedia annunciata che ella aveva, suo malgrado, causato e cominciò lentamente a consumarsi di pena fino a che la ragione la abbandonò…

Alessandra Mazzoli
Storie nascoste nel “cuore di San Lorenzo”: Amelia
Tag:                             

Un pensiero su “Storie nascoste nel “cuore di San Lorenzo”: Amelia

  • 28 Febbraio 2026 alle 12:37
    Permalink

    Ho lavorato per anni al. Mercato di San Lorenzo (dal 1967 al 1984) .Ci sono migliaia di personaggi incredibili e aneddoti divertenti o drammatici.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.