Nei lontani anni settanta dedicavo molto del mio tempo a fare ricerche sulla mia città, studiandone i vari periodi, i luoghi, le storie e i nomi di coloro che per un tempo ci avevano abitato. Firenze ha sempre attratto grandi anime, grandi geni perché è culla riconosciuta della cultura e delle arti che hanno ispirato opere di grande spessore, e lo respiri, il suo miracolo, nelle ombre dei vicoli vecchi e gravidi di storia, nei pulviscoli d’oro dell’aria che accendono la grandezza dei suoi monumenti.
Venni così a sapere che tra gli ospiti illustri Firenze aveva avuto anche Tchaikovsky, la cui musica per me era in quegli anni parte del quotidiano, non mancando mai ad un concerto al teatro Comunale e alla Pergola con gli Amici della Musica e avendo avuto più volte il privilegio di ascoltare la sua splendida musica suonata dalle magiche dita del grande Rubinstein.
Cominciai allora a darmi da fare, a leggere, a documentarmi per individuare il luogo del suo soggiorno e scrissi allora alla persona che, con la sua grande cultura e l’amore per la sua città, sicuramente mi avrebbe aiutato.
Scrissi al Sindaco Piero Bargellini, in quella via delle Pinzochere dove ancora lo ricordo, il fango sulle scarpe e sul cappotto e il dolore negli occhi per le ferite aperte di Firenze e qualche tempo dopo ricevetti la sua risposta da Roma, già eletto dal 68 al Senato e nel 72 alla Camera dei Deputati.
Trovai nella sua risposta le indicazioni richieste, ma trovai ancora di più in questa lettera, che ancora conservo nelle cose care. Trovai la semplicità, la naturalezza, la gentilezza del sul essere sé stesso al di sopra di ogni incarico e di ogni carriera, trovai la modestia del fiorentino che non si era mai sentito il “primo” ma sempre e solamente “uno di noi fra noi.”
Se dal piazzale Michelangelo si percorre il viale dei Colli per ritornare nel centro della città, proprio di fronte al famoso Chalet Fontana si apre la via San Leonardo dove proprio all’inizio c’è una villa con lunghe terrazze sorrette da colonne di ghisa e una piccola torretta che si staglia contro il cielo e che si chiama adesso Villa Bonciani.
E’ nel gennaio del 1878 che qui abitò Tchaikoswy, ospite della sua benefattrice e mecenate Madame Von Meck, la ricca vedova di un ingegnere minerario, amante delle arti e della musica. In una lettera gli scrive: “CON LA SUA MUSICA LA MIA VITA E’ DIVENTATA PIU’ PIACEVOLE…”
La signora Von Meck soggiornava a pochi passi da lì, nella Villa Hoppenheim, ora Villa Cora, ma per reciproca, concorde volontà non si incontrarono mai…
Tchaikowsky scrive “ ALLE 11,30 DEL MATTINO PASSO DAVANTI A CASA SU CERCANDO DI VEDERLA, MA NON LA VEDO…”
Si legge che soltanto una volta fugacemente si incontrarono: chi dice a teatro, chi sul viale dei Colli, lei in carrozza, lui a piedi, un rapido scambio di sguardi , la testa china e nessuna parola…
Fu nella villa Bonciani e nel silenzio verde del lungo viale, nella visione fatalista della propria esistenza e della sua inaccettabile “diversità” che Tchaikoswy compose la sua Quarta Sinfonia: “L’OPERA CHE SCRIVIAMO E’ COME UNA CONFESSIONE MUSICALE DELL’ANIMA CHE SI RIVERSA IN SUONI… L’IDEA PRINCIPALE DELLA MIA SINFONIA E’ LA FORZA INESORABILE CHE IMPEDISCE ALLE NOSTRE SPERANZE DI FELICITA’ DI AVVERARSI E IMPEDIRE CHE LA NOSTRA PACE POSSA ESSERE PIENA E SENZA NUBI …”
Ogni volta che cammino all’ombra di quel viale in un silenzio immaginato di fine ottocento io sento quella musica dentro di me che mi accompagna fino alla Villa Hoppenheim e penso che se tutto è cambiato intorno a me col passare degli anni il cielo sopra di me è lo stesso di allora, il cielo a cui forse lui avrà alzato lo sguardo e condiviso con il suo azzurro malinconia, solitudine, armonia e grandezza.
PROPRIO IO, QUANDO ERO SINDACO, INAUGURAI LA LAPIDE CHE RICORDA IL SOGGIORNO DEL TCHAIKOWSKY SI TROVA ALLA FINE DI VIA SAN LEONARDO DINANZI AL BAR FONTANA .
MI PARE CHE NELLA VILLA CI SIANO PROPRIETARI CHE GENTILMENTE FANNO VISITARE IL LOCALE…
MI CREDA,CON GLI AUGURI PIU’ CORDIALI, IL SUO PIERO BARGELLINI”
Per me, anche questa è grandezza







