Non smettere mai di prestare attenzione a ciò che ti circonda, non dare mai nulla per scontato e non aggrapparti a delle convinzioni.” E’ la frase che mi ha seguito fin da subito, detta e ripetuta da coloro che nel passato sono stati i tutori della mia formazione professionale. Poi, ho scoperto e fatta mia una frase di Albert Einstein che ho eletto a premessa di quello che leggo, scrivo, faccio.

Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.”

Via Bolognese 67”

Qualche giorno fa sono passato da via Bolognese e mentre aspettavo di girare a sinistra per scendere in via Vittorio Emanuele, rivedere le finestre di quel palazzo corrispondenti , insieme ai due piani anche al sottosuolo, mi ha fatto tornare in mente una storia, anzi, il racconto di uno dei pochi che sono usciti vivi, al tempo del fascismo da quel condominio, allora Villa Loria e, successivamente, passato alla storia con la tragica denominazione di Villa Triste.

Ricordo ancora questo signore, un omone alto e ben piantato, genitore degli amici dei miei suoceri, sollecitato da una frase di qualcuno dei presenti in una delle solite riunioni conviviali al fresco del giardino, raccontò questa storia che io scrivo così come la ricordo, aggiungendo solo qualche particolare storico di un’epoca non mia. Alfredo, il suo nome, era uno dei manovratori dei tram elettrici su rotaia, “vetture aperte”, prive delle attuali porte di cui erano e sono forniti i bus su gomma che intorno agli anni 60 sostituirono i vecchi Tranvai.

Una vettura simile a quella della immagine aveva il capolinea nella zona di piazza delle Cure e tutte le mattine, sempre alla stessa ora, una mamma arrivava con il proprio figlio ancora ragazzino e lo affidava ad Alfredo perché lo proteggesse da eventuali problemi e ne controllasse, nei limiti del possibile, anche l’ingresso a scuola. E, qualche volta succedeva che Alfredo prima di partire suonasse la campanella in dotazione alle vetture, per ricordare che stava per partire. Poi lo vedeva arrivare di corsa con la madre che lo ringraziava di questa “premura”. Questo rapporto quasi “paternalistico” andò avanti praticamente per qualche tempo salvo poi perdersi completamente di vista anche per “colpa” di Alfredo a cui vennero affidati nuovi turni orari e nuove tratte.

A questo punto Alfredo, raccontava un po’ di storia di quel periodo in modo che potessimo arrivare alla conclusione sapendo di cosa stesse parlando. Il Ventennio. Un periodo storico che i più giovani di noi avevano solo sfiorato mentre per i nostri genitori riportava alla memoria tempi sicuramente poco piacevoli. Nella Firenze ancora occupata, durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale così come in altre città, i tedeschi ed i fascisti loro alleati, istituirono degli uffici finalizzati a combattere e distruggere quelle sacche di oppositori che in vario modo cercavano di aiutare non solo i partigiani ma anche l’esercito americano che nel luglio del 1943 era sbarcato in Sicilia avendo come finalità quella di aprire un fronte nell’Europa continentale, invadere e sconfiggere le truppe italiane e tedesche, precedendo di circa un anno lo sbarco in Normandia. L’Italia, rappresentava una opportunità strategica di grande importanza. Lo sapevano i Tedeschi ma lo sapevano anche gli Alleati.

L’atmosfera non solo a Firenze era particolarmente tesa ed il minimo sospetto, comprese le spiate, portavano a forme di intimidazione anche fisica , come la squadra della labbrata che insieme alla squadra degli assassini e dei quattro santi, rappresentavano l’attività principale di Mario Carità, il Comandante, che aveva organizzato il Reparto Servizi Speciali nei locali che la polizia politica tedesca (il SD, Sicherheitsdienst) occupava insieme alla polizia repubblichina e la 92ª legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, conosciuta come Banda Carità. I locali occupavano due piani e d il sottosuolo della villa, requisita, di via Bolognese n. 67.

Via Bolognese n.67, oggi

Era uno dei tanti luoghi di tortura conosciuta come Villa Triste, così come erano conosciute quelle di Roma e di Milano. Uno stesso nome per una stessa attività che durò, senza interruzioni dal settembre del 1943 all’agosto del 1944.

Alfredo conosciuto come un attivo antifascista, grazie anche alle spiate di qualche collega “camerata”, fu preso e portato a Villa Triste, uno dei tanti. In attesa di essere interrogato e probabilmente torturato, fu rinchiuso in una stanza che aveva la porta come unica via di uscita. Ricordava che aveva passato diverso tempo seduto per terra vista l’assoluta mancanza di qualsiasi arredamento presente nella stanza. Quando si aprì la porta si trovò davanti ad un giovane che dopo averlo squadrato bene bene lo fece alzare. Ne misurò l’altezza e ancora non completamente convinto lo squadrò di nuovo come se cercasse qualche indizio particolare e, ad un tratto, ruppe il silenzio. “Alfredo!”. Sentendosi chiamare, lo fissò e puntando il dito verso di lui, pur non ricordando il nome, al momento, ebbe la sicurezza che quella persona che era davanti a lui altri non era che quel ragazzino che tanto tempo prima la mamma gli affidava, alla fermata di piazza delle Cure. “Non ti preoccupare, ti farò uscire! “. Fu di parola! Passò qualche ora e Alfredo disteso sopra una lettiga, caricato sull’ambulanza, fu portato in ospedale. Non avendo nessun problema di carattere sanitario, dimesso, tornò a casa.

 Concludeva, con molta tristezza che ad altri non era capitata la stessa fortuna: da Bruno Fanciullacci, a cui oggi è intitolato il “Largo” proprio di fronte a quel numero civico e molti dei componenti di Radio CORA (COmmissione RAdio), emittente clandestina fiorentina che dal Gennaio al Giugno del 1944 mantenne i contatti tra la Resistenza e i comandi delle truppe alleate contribuendo alla successiva liberazione di Firenze. Solo pochi dei collaboratori di questa emittente riuscirono a scansare Villa Triste, mentre chi venne scoperto ed arrestato fu fucilato. Alfredo, concludendo il suo racconto, ricordando anche una donna, Anna Maria Enriques Agnoletti che arrestata insieme alla madre nel maggio del 1944 per la spiata di un ’infiltrato, trasferita a Villa Triste , dopo essere stata interrogata e torturata dagli aguzzini della “banda Carità“, fu condotta sul greto del torrente Terzolle in località Cercina,  a Sesto Fiorentino e qui fucilata insieme ad altri.

Alessandro Nelli
Via Bolognese 67 – Villa Triste

3 pensieri su “Via Bolognese 67 – Villa Triste

  • 3 Marzo 2021 alle 0:32
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    Già conoscevo questa “tristissima” storia. Abominevole tutto quello che hanno fatto i fascisti e i nazisti per non parlare delle “spie”, o meglio “sciacalli”, con tutto il rispetto per gli animali.
    L’anno scorso sono proprio voluta andare in Via Bolognese, 67 a vedere di fuori Villa Triste per rendere omaggio a tutte quelle persone morte e straziate lì dentro. Non ho però visto quella targa in marmo di cui c’è la foto, probabilmente è all’interno di quella specie di cortile-giardino.

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  • 1 Marzo 2021 alle 18:21
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    Azioni terribili ,in tempi terribili. In casa parlavano di quanto accaduto in Via Bolognese, appunto Villa Triste. Dicevano che c’era in Firenze un’ altra sede del Fascio , in Piazza Mentana, in questa Sede , persone che non avevano accettato la Tessera del Fascio venivano picchiate e purgate con Olio di Ricino. Dopo molti anni dal passaggio della guerra , lo raccontavano ancora uomini ai quali era toccata quella sorte. Sono racconti che non si possono dimenticare.

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  • 27 Febbraio 2021 alle 21:26
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    Letto con “appassionata curiosità”!
    Saluti

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