Una figlia amorosa
Prima parte
Galileo Galilei, nacque a Pisa, in una famiglia fiorentina di modeste possibilità economiche. I genitori furono Vincenzio Galilei musico e Giulia Ammannati. Dopo di lui seguirono altri fratelli; Virginia, Michelangelo e Livia, oltre ad altri bambini morti prematuramente; Benedetto, Anna e forse un’altra sorella Lena. Dopo la morte del padre cadde su di lui la responsabilità del mantenimento della famiglia di origine. Per il matrimonio della sorella Virginia, dovette provvedere alla dote contraendo molti debiti. In seguito per la dote per il matrimonio della sorella Livia con Taddeo Galletti, altri ne dovette contrarre. Contrasse altri debiti per il fratello Michelangelo; liutista, aiutandolo nel mantenimento della sua numerosa famiglia. Il quale in quel momento aveva molte difficoltà nel suo lavoro di musico in Polonia. Per migliorare le entrate economiche della famiglia, nel 1592 dietro suggerimento di Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria Cardinale, si recò a Padova, per farsi assegnare la cattedra di Matematica di quella università.
Durante la sua permanenza in quella città per l’insegnamento, ebbe una relazione con una donna veneziana, Marina Gamba, dalla quale ebbe tre figli; due femmine Virginia il 13 agosto 1600, Livia il 18 agosto 1601 e Vincenzio il 21 agosto 1606. Alla nascita dei figli fece loro l’oroscopo. In quello di Virginia la prima figlia si trovano scritte queste parole in latino: “laborum et molestarum patientem, solitariam, taciturnam, parcam, propri comodi studiosam, zelopitam”. Tradotto in italiano; una tollerante, una solitaria, una taciturna, una parca, dei propri comodi, una gelosa. Venne portata a Firenze e affidata alla nonna Giulia Ammannati. Non è chiaro il motivo per il quale le due sorelle entrarono in convento, grazie all’interessamento del Cardinale Francesco Maria del Monte. Al compimento del sedicesimo anno di età, prese i voti nel monastero delle Clarisse di San Matteo in Arcetri vicino Firenze, come monaca di clausura, mentre Vincenzio, rimaneva a Padova con la madre. Quando Galileo andò a processo per eresia, venne condannato ad abitare nel palazzo senese dell’Arcivescovo Ascanio Piccolomini, con il divieto di non incontrare nessuno. E ottenne di far dire i salmi penitenziali, che giornalmente doveva recitare, alla amatissima figlia Virginia monaca di clausura. Ma durante la sua permanenza nel palazzo arcivescovile, poté ricevere e parlare con i personaggi più in vista di Siena, con il beneplacito del Piccolomini.



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