Riagganciandoci al precedente articolo “La nascita del Grillo Canterino“…

La Signora Alvara, la macellara, ha un negozio o meglio una boutique : ganci cromati per appendere i tronchi degli animali, lo stemma di famiglia (“comprato” dopo lunghe e costosissime ricerche). Pura invenzione ? No. Il suo autore, Silvano Nelli prende lo spunto dalla realtà rappresentata dalla titolare della macelleria sotto casa!

La Sora (per il basso ceto) Alvara, taglia le bracioline con movimenti che mettono in risalto, tintinnando, braccialetti e collane: deve la sua fortuna al mercato nero ed al commercio della carne di bassa macellazione fatta passare per “ciccia” di prima qualità.

Ossequiosa e servile nei confronti della clientela nobile, sia pure decaduta, cerca di fregare quotidianamente la più popolare sora Cesira, raccontando i suoi fatti personali, i suoi viaggi, la sua presenza ad eventi culturali, cercando di cambiare nel frattempo la ciccia di qualità con quella più andante.

Ha tutto: automobili, cavalli da corsa, yacht (lei lo chiama yoguth), maggiordomo “inglese originale”, ville al mare ed in campagna ma non può e soprattutto non riesce a nascondere la sua umile nascita che si manifesta anche nel linguaggio costellato da parole che ha sentito dire ma di cui non conosce il significato (sfondoni).

La frase “ma guarda che gente, questo basso ceto!! Vero dico io, che gente!!” urlata alla sora Cesira che stanca dei continui tentativi di fregatura esce dal negozio senza aver comprato nulla, è entrata ed è rimasta per anni nel linguaggio popolare.

Gano, il duro di San Frediano, nasce o, come dice lui “t’è venuto alla luce a i’ buio” nel negozio di barbiere dell’albergo diurno (ora scomparso) vicino alla vecchia sede della Rai. L’autore, Silvano Nelli, rimase affascinato da un giovane cliente che chiese a Libero, il barbiere, di fargli i capelli alla “Marlone”, corti, sparpagliati, ognuno per conto suo, come li portava Marlon Brando nel film Fronte del Porto.

I duri, i capelli li portavano così “ mitragliati” come dirà Gano nel suo colorito frasario che si arricchirà nel tempo con “pischella” (ragazza), “sommommolo”(cazzotto-scapaccione) e tante altre definizioni e frasi particolari entrate poi nel linguaggio comune. Una, in particolare, veniva usata dai giovani di allora, per esaltare un particolare ed eccentrico modo di vestirsi:”…. e ti ci fu un urlo di ammirazione tale che lo spostamento d’aria fece suonare a festa tutte le campane delle chiese di Firenze…”

Non fare il “Gano” è ancora oggi un modo per dire “non fare lo spaccone” ai bulletti di quartiere che sono lesti di parole ma altrettanto lesti nello scappare di fronte a chi duro lo è davvero.

Insieme alle scenette, i cui perrsonaggi furono anche protagonisti di fortunatissime commedie in vernacolo, la trasmissione del Grillo Canterino iniziava con una poesia che, prendendo lo spunto dalle notizie dei giornali e dalla vita di tutti i giorni, lanciava bonarie ed argute frecciate nel tentativo, spesso riuscito, di far risolvere i piccoli ma spesso importanti problemi della città.

NdR. Alcune di queste poesie Alessandro Nelli le ha fornite alla redazione, ne faremo un articolo.

Il ricordo del Grillo Canterino, prosegue ancora oggi grazie alla Compagnia delle Seggiole che ne ha fatto un proprio cavallo di battaglia rappresentandolo nelle piazze dei quartieri fiorentini, inserito ormai da qualche anno negli spettacoli in programma per l’Estate Fiorentina.

Alessandro Nelli
I personaggi del Grillo Canterino

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