Celle di Clausura sul Ponte a Rubaconte

Questo nome deriva da un umile donna di nome Apollonia vissuta nel 1390. La donna compagna di Santa Caterina da Siena scelse di vivere in una casa di legno presso il secondo Pilone del Ponte a Rubaconte, quello che oggi è il Ponte alle Grazie.

Dopo un periodo trascorso in totale solitudine Apollonia accolse con se Suor Agata e la sua piccola nipotina, ma per potersi staccare completamente dal mondo le donne si fecero murare all’interno di questa casa, vivendo delle elemosine lasciate dai passanti.

Siamo nel 1400 e altre donne seguendo il loro esempio occupano altri spazi sul ponte. Questa particolare scelta fece sì che i fiorentini appellassero queste donne con il nome di Murate, da qui il toponimo Murate.

All’interno di questa congregazione venne costruita una piccola cappella, affinché la comunità potesse ricevere i sacramenti e assistere alla Santa Messa.

Nel 1420 le donne murate diventarono 13, tanto che Martino V, di passaggio a Firenze donò loro per il sacrificio e il coraggio dimostrato nell’abbracciare questa vita, un Indulgenza Plenaria. Il rispetto dei cittadini nei confronti di queste donne, dopo questo fatto, divenne ancora più grande.

Pianta del Buonsignori. Le Murate

Nel 1424 le donne vennero trasferite durante una processione in via Ghibellina, in una casa lasciata in eredità da benefattori locali e dove venne costituito un monastero. Il padre spirituale e fondatore tale Gomezio, un benedettino, avallato dal Papa introdusse la Regola Benedettina nel gruppo, imponendo la tonaca nera e cambiando il loro colore ufficiale, ovvero il bianco che avevano adottato quando ancora vivevano sotto il ponte.

Oggi, l’antica sede sul ponte, non esiste più perché il ponte fu distrutto da una piena dell’Arno del 1557.

Nel 1434 Eugenio IV  donò alla comunità il privilegio e il prestigio di essere alle dipendenze dirette di Roma, il loro ambiente ormai divenuto troppo piccolo, venne nuovamente cambiato con uno più grande. La nuova dimora fu realizzata tra il 1439 e il 1443 grazie a Giovanni di Amerigo Benci del Sanna, uomo appartenente ad una grande famiglia di mercanti.

Altri benefattori della congregazione furono quelli della famiglia Lenzi, che donarono degli orti, dei terreni e altre case vicine al monastero. Benefattori più conosciuti e importanti furono anche: Eleonora da Toledo, Cosimo I, Leone X e Paolo IV.

In seguito ad un incendio, Lorenzo de’ Medici ristrutturo’ il monastero e aggiunse un chiostro centrale più grande. All’interno operarono artisti del calibro di Mino da Fiesole, il Ghirlandaio e Cosimo Rosselli.

Nel frattempo la congregazione era diventata ancora più famosa e molte furono le donne, tra cui molte nobili, attratte dalla santità del luogo. Le donne all’interno facevano lavori manuali, tra cui stupendi ricami finissimi in oro e argento su seta, che conferirono alle Murate un ulteriore notorietà, scatenando però, le critiche del Savonarola.

Tra il 1400 e il 1500, il monastero ospitò le figlie delle più illustri famiglie italiane: gli Sforza i Cybo, i da Varano, gli Orsini, i Farnese, i Piccolomini, i Gonzaga, gli Este. Caterina Sforza la madre del famigerato Giovanni delle Bande Nere de Medici, morì in questa congrega e vi fu anche sepolta presso la chiesa.

Va ricordata la storia di Caterina de’ Medici, parente di Papa Clemente VII, la quale si trovò in serio pericolo durante una rivolta dei fiorentini durante l’assedio di Firenze. Venne qui accolta e protetta amorevolmente tra il 1527 e il 1530, tanto che il papa ricompensò le pie donne con un atto solenne, datato 1584, facendo loro dono di una fattoria in Val d’Elsa intitolata a Santa Maria a Lancialberti.

Nel 1557 un’alluvione danneggiò la chiesa, crollò un muro e i libri, i quadri ed altre opere d’arte andarono distrutte.

È del 1587 la cappella dedicata a Santa Maria della neve con all’interno il suo busto, oggetto di culto e di donazioni è ritenuto miracoloso.

La cappella di Santa Maria della Neve è inglobata nel muro di cinta, si ritiene sia stata fatta sul progetto di Michelangelo negli ultimi decenni del Cinquecento. Oggi ne rimane solo una facciata con il portale centrale, il timpano, due porte laterali con lunette semicircolari e due piccole finestre a oculo più un grande finestrone rettangolare.

In un prossimo articolo qualche altra informazione.

Riccardo Massaro
La particolare origine del nome Murate
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