Bombardiere B.26 Marauder sopra la città di Firenze.

Firenze sin dall’inizio della seconda guerra mondiale ha visto volare sopra di lei numerosi aerei di entrambe le fazioni in lotta, spesso diretti verso il nord Italia, oppure ad est di Firenze.

I fiumi Arno e Sieve, dove passa la ferrovia per Roma, erano le zone più colpite dai bombardamenti: Compiobbi, Sieci e Pontassieve subirono in maniera cosi cruenta e con tale frequenza che i fiorentini ogni qualvolta sentivano il rumore degli aerei dicevano: “Tanto vanno a Pontassieve….”.

Analogamente a quello che successe a Roma, sia gli alleati sia le forze dell’asse, riconoscendo l’importanza artistica di Firenze, eviteranno il più possibile di colpirla. Le batterie contraerea però verranno sempre posizionate troppo vicine all’abitato, o sulle colline antistanti; sempre comunque troppo vicine.

Con l’armistizio dell’Italia del 1943, il Console Germanico Wolff si prodigherà nel risparmiare distruzioni e ritorsioni sulla città, tanto che una targa posta sul Ponte Vecchio ne ricorda il suo impegno.

Nella città opereranno: la banda fascista di Mario Carità, i gruppi partigiani e un gruppo di giovani appena maggiorenni della zona dell’Affrico e di piazza Leon Battista Alberti, non appartenenti ai gruppi partigiani. Formazioni che compiranno incursioni, attentati e sabotaggi ai danni degli invasori.

Il 25 settembre del 1943, così come ricorda una lapide sita in via Mannelli, vi fu il primo bombardamento. La gente non preparata fuggì, molti si chiusero in casa. Anche se l’obiettivo era la ferrovia e la stazione di Campo Marte vengono colpite erroneamente le abitazioni più popolari. Oltre alla succitata via fu colpita anche la zona dello stadio, piazza della Libertà e alcune dimore in viale Mazzini.

Firenze come Roma era stata dichiarata Città Aperta, ma pagò comunque un tributo di sangue, 215 vittime, senza considerare i feriti e gli sfollati.

Altri 6 bombardamenti martellarono i fiorentini, Il 19 gennaio del 1944 in un attacco notturno, l’11 marzo viene colpita Campo di Marte e il quartiere popolare di Rifredi, piazza San Jacopino e viale Redi. Colpite abitazioni, ferrovia e treni.
A causa della morte di molti lavoratori venne indetto uno sciopero il 3 marzo che porterà ad una rappresaglia tedesco/fascista con la conseguenza che centinaia di uomini saranno rastrellati e deportati in Germania.

Il 22 marzo del ’44 vennero puniti i renitenti alla leva, 5 giovani vennero fucilati per dare l’esempio alle reclute presenti costrette ad assistere all’eccidio.

Il giorno dopo un nuovo bombardamento che colpì piazza delle Cure, via dei Mille e ponte del Pino. Una bomba per poco non centrò la basilica di Santa Croce. Colpita poi via Aretina, piazza Alberti e via di Credi, dove trovarono la morte tutte le 40 persone che si erano rifugiate in uno stabile.

Il 1 Maggio oltre a Campo di Marte viene colpita la zona di Porta al Prato e nuovamente le officine ferroviarie, il teatro comunale, ma stavolta tutto prende fuoco a causa dell’uso di bombe incendiarie al fosforo. Il giorno dopo viene colpita la zona di Grassina e di nuovo San Jacopino, Rifredi e Campo di Marte assieme con la stazione ferroviaria. Contemporaneamente i caccia Spitfire inglesi mitragliano i fuggiaschi lungo via Aretina.

Ovviamente con l’avvicinarsi del fronte i bombardamenti diminuiscono, ma aumentano le repressioni e le ritorsioni violente da parte dei tedeschi e dei fascisti sulla popolazione.

Il 3 agosto i tedeschi fanno saltare i ponti sull’Arno, tutti tranne Ponte Vecchio, ma la zona viene comunque ostruita con le macerie delle case fatte saltare in aria per evitare che il ponte possa essere transitabile così da ritardare l’avanzata degli alleati. I fiorentini sfollati cercheranno rifugio a Palazzo Pitti e nel Duomo, con conseguenze pesanti sulle condizioni igieniche dovute al sovraffollamento.

La liberazione della città avviene l’11 agosto, ma nel nord di Firenze i tedeschi si ammassano per ritirarsi oltre la linea Gotica pur continuando a combattere fino a settembre, quindi le incursioni aeree sulle periferie continuano insieme ai cannoneggiamenti, sia da parte alleata che tedesca. Vengono danneggiati gli Uffizi, il Duomo, il Battistero, la chiesa di San Lorenzo e si conteranno nuove vittime.

Dal 1940 al 1944 Firenze subisce 325 allarmi, 25 attacchi e 7 bombardamenti, con un totale di almeno 700 vittime.

Riccardo Massaro
Bombardare Firenze. 25 settembre 1943.
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4 pensieri su “Bombardare Firenze. 25 settembre 1943.

  • 24 Maggio 2020 alle 17:21
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    Mi permetto,sommessamente, di osservare che la foto in testa all’articolo si riferisce al PRIMO bombardamento pianificato, effettuato il 23 marzo 1944 su Firenze/Campo di Marte dal 320° Bomb Group basato a Decimomannu, Sardegna. Quindi sei mesi DOPO la sciagurata incursione del 25/9/43. Quella mattina molti bombardieri pesanti B 17 del 5° Bomb Wing volarono sul nodo ferroviario di Bologna per un pesantissimo raid “strategico” (più di 1000 morti civili) ma alcuni di questi, trovando i bersagli coperti da nubi, si diressero su altri obbiettivi “alternativi”. Una decina di B 17 andarono dunque su Firenze/Campo di Marte disperdendo malamente le loro bombe su un area molto vasta intorno alla stazione che subì pochi danni mentre nei quartieri circostanti morirono 215 fiorentini.

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    • 25 Maggio 2020 alle 10:06
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      Non sempre le foto disponibili sono perfette, l’importante è che renda l’idea di ciò che racconta l’articolo.

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      • 25 Maggio 2020 alle 14:59
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        D’accordissimo. La foto del B 26 in apertura, anche se non connessa al testo, ha la funzione giornalistica di suggerire al lettore la drammaticità di un bombardamento di allora, senza “bombe intelligenti” . A proposito posso ricordare l’origine di quelle foto “aria-terra”. A bordo di alcuni aerei partecipanti al raid vi erano degli avieri incaricati di fotografare l’azione in corso in modo da documentarne gli esiti “di prima mano”. Qualche giorno dopo era poi compito di aereo-ricognitori “dedicati” rilevare con foto ad alta risoluzione i reali risultati dell’azione. Sfortunatamente (si fa per dire…) i B 17 del 25 Settembre non fecero, che io sappia, foto “di prima mano”. Quindi, anche volendo, queste foto non ci sono. Tutto qua. Comunque e sempre, grazie per l’impegno che mettete nell’impedire che questi pezzi di storia scompaiano nelle nebbie del passato. Molto cordialmente.

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