Seconda parte dell’articolo, link alla prima parte: Firenze al tempo della peste nera, pandemia mondiale del 1348, prima parte

Un altro sistema consigliato per combattere la peste, era fare il bagno due volte al giorno nell’urina non infetta, e berne durate il giorno alcuni bicchieri (sic!).

I dottori ritenevano incomprensibile, per la loro formazione filosofica la trasmissione di malattie da animale ad umano, per loro la spiegazione della pandemia era dovuta alla primavera molto umida di quell’anno, dalla congiunzione di tre pianeti: Giove, Urano, e Marte, avvenuta tre anni prima. Considerando quanto accaduto come un castigo divino. Dopo la visita se il malato risultava infetto dal morbo della peste, veniva invitato ad andare a confessarsi, e procedevano alla fumigazione, con erbe aromatiche della casa.

Il Papa dell’epoca Clemente VI, si trovava nel suo palazzo in Avignone. Per combattere l’epidemia e salvarsi, passò molto tempo confinato in una stanza dei suoi appartamenti con due grandi falò sempre accesi. Con questo sistema, riuscì a salvarsi dal morbo.

La peste dopo aver mietuto vittime in tutto il continente europeo, i focolai di infezione si ridussero fino a scomparire non del tutto nell’anno 1353. Studi recenti hanno stabilito che questa pandemia, nel suo spandersi in Europa, fece 20 milioni di vittime, riducendo drasticamente la popolazione. Il morbo del 1348, non è scomparso del tutto, ma si trova “addormentato” là dove iniziò ad espandersi.

Gli abitanti di Firenze e di altre nazioni europee, scioccati da questa immane tragedia, in cerca di spiegazioni sulla virulenza del morbo, e trovare chi aveva infettato la città trovarono un capro espiatorio nella comunità ebraica, ritenendoli responsabili di tutto quello che era accaduto, perseguitandoli e uccidendoli. Altri invece credettero di trovare la spiegazione in una punizione mandata da Dio, si diedero alle preghiere nelle chiese e nelle processioni.

Con l’espandersi del morbo anche nel resto del continente, iniziarono le persecuzioni degli ebrei, accusati di diffondere il morbo con pratiche magiche avvelenando i pozzi dell’acqua uccidendo dei bambini cristiani e gettandoli dentro, mentre proferivano parole magiche incomprensibili. In Provenza, Tolone, e Barcellona si ebbero dei massacri indiscriminati, saccheggi delle loro case e proprietà provocati dalla paura della gente verso gli israeliti. Per fermare queste stragi, il Papa Clemente VI intervenne in loro favore dicendo che la pandemia non era stata provocata dall’intervento umano, ma aveva una causa naturale. A sostegno di quanto diceva emanò due Bolle Pontificie a difesa dei perseguitati, nelle quali condannava le loro uccisioni e scomunicava i colpevoli che si erano macchiati di questi orrendi delitti. Il governo della città di Strasburgo intervenne in loro favore per salvarli, ma venne esautorato dalle Corporazioni. Il Nuovo Governo non mosse un dito per fermare la strage, e lasciò che venissero messi al rogo. Quando ciò accadde la città non era ancora infettata dalla peste.

Durante l’epidemia, in molte città si svolsero processi contro i presunti untori e processioni per far cessare la virulenza del morbo. I partecipanti alle processioni erano chiamati “flagellanti”, questi si rivolgevano a Dio, offrendo il loro sacrificio per far cessare questa piaga.

I “flagellanti” era un movimento cattolico, costituito da sette religiose. La loro attività si svolse dal XIII al XIV secolo. Era una pratica mortificante, offerta a Dio, per ottenere la fine di Carestie, pestilenze, e guerre. Questi penitenti percorrevano i paesi e le città, colpendosi il petto nudo con un bastone, dal quale pendevano tre grosse corde fornite di nodi trapassati da acuminate punte di ferro mentre pregavano. Il sangue sgorgava dalle ferite scendendo verso il basso, imbrattando le pareti delle chiese nel cui interno veniva effettuata la flagellazione. Questo movimento si diffuse con incredibile velocità in vari paesi europei, spesso messo in relazione alle persecuzioni verso gli ebrei. Il Papa Clemente VI nell’anno 1349 si accorse che i “flagellanti”, stavano sfuggendo al controllo della chiesa, ed emanò una Bolla per vietarlo dichiarandolo eretico, ma non riuscì a far cessare la sua attività.

Per ricordare il nefasto evento della peste Giovanni Boccaccio, fra il 1350 e il 1353 scrisse 100 novelle riunite nell’opera “Decameron”. Dove sette giovani donne e tre giovani uomini, confinati in una villa sulle colline introno a Firenze, fra la primavera e l’estate del 1348 per ingannare il tempo, fece raccontare ad ogni giovane una novella sulla vita nella città. Anche il Petrarca, fu toccato dall’epidemia, con la morte di tanti suoi amici, e di Laura la musa ispiratrice del “Canzoniere”.

L’epidemia del 1347/1353 si ripresentò a cadenze periodiche, per combatterla le autorità svilupparono ordinanze e regolamenti per prevenire o curare il morbo. Fu limitato il movimento delle merci e delle persone, per contenere il contagio istituì le quarantene, e migliorarono le condizioni igieniche nelle città. Per contenere i miasmi   vennero allontanate le persone “moralmente inquinanti”, prostitute, vagabondi, e vari peccatori.

Prima di questa pestilenza, ve ne furono altre nel corso dei secoli precedenti. La prima cronaca compilata da Tucidide nel 430 a.c. devastò Atene con troppa violenza per essere sopportata dagli umani. Il morbo di Antonino dal 167 al 170 d.c. Fece 5 milioni di vittime. Il famoso medico dell’antichità Galeno fuggi da Roma e si ritirò nella sua città natale Pergamo. Lo storico Procopio racconta di una peste nell’Impero Romano di Oriente al tempo dell’Imperatore Giustiniano. Tutto iniziò nella primavera del 543 a Costantinopoli uccidendo dalle 5000 alle 10.000 persone al giorno l’epidemia anche in quel caso arrivò dal mare, per spandersi in tutta l’Europa. Ne parlò nella “Historia Longobardorum” nel sesto secolo ricordando che il mondo era tornato ai primordi causato dalla morte di tante persone.

Alberto Chiarugi
Firenze al tempo della peste nera, pandemia mondiale del 1348, seconda parte
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Un pensiero su “Firenze al tempo della peste nera, pandemia mondiale del 1348, seconda parte

  • 25 Aprile 2020 alle 15:02
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    Complimenti per l’articolo sulla Peste.

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