Foto di Silvano Guerrini

Lo sappiamo tutti che certe tradizioni derivano, oggettivamente, da conoscenze e credenze contadine. In parte sono usanze che nascono da aspetti pratici della vita contadina, un modo per ricordarsi cosa fare e quando e per tramandare le conoscenze ai nuovi. Questo ha determinano lo svilupparsi di detti e filastrocche, come ci raccontava il Prof. Carlo Lapucci nella sua intervista. Altre volte sono credenze di derivazione pagana o religiosa che generano rituali più o meno scaramantici.

Questa piccola introduzione per citare una filastrocca che veniva cantata l’ultimo giorno di Carnevale nel contado fiorentino. La filastrocca è questa:

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Grano grano ‘un carbonchiare
e l’ultima sera di Carnovale
io ti viengo a illuminare
per il piano e per il poggio
d’ogni spiga ne faccio un moggio
d’ogni spiga ne faccio
uno staio anche pe’ i’ ladro di’ mugnaio.
Grano grano allunga allunga
che la fame non ci raggiunga
il campino di sotto l’aia
ce ne renda mille staia;
tanto al piano che al poggio
d’ogni spiga ne fa faccio un moggio
d’ogni spiga ne faccio uno staio
anche pe’ i’ ladro di’ mugnaio.
Grano grano ‘un carbonchiare
e l’ultima sera di Carnovale
io ti viengo a ‘lluminare
io ti viengo a ‘lluminare.

Questa filastrocca veniva recitata come una litania dai contadini che, con una fascina di legna accesa, andavano per i campi seminati a grano. Una filastrocca che aveva il compito sia di esorcizzare la semina del grano e sia portare buona fortuna. Esorcizzare nel senso di pregare perchè non si presentasse il Carbone del Frumento, (Carbonchiare), una malattia molto diffusa e che avrebbe rovinato il raccolto, quindi per portare buona fortuna chiedendo un raccolto abbondante.

Da notare inoltre le parole moggio e staio che sono unità di misura in uso all’epoca.

Infine eccezionale il passaggio che dice  “…Grano grano allunga allunga che la fame non ci raggiunga…” che rende benissimo l’idea di come poteva essere tremendo avere una coltivazione rovinata, tanto da soffrirne la fame.

Volete sentire come era recitata questa filastrocca? Eccola, interpretata dal grande Beltrando Mugnai. Un ringraziamento speciale per le Giubbe Rosse per l’ospitalità.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Grano grano non carbonchiare. Filastrocca fiorentina per l’ultimo giorno di Carnevale.
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