Sono Bastiano di Bindaccio Cenci fiorentino, ho guadagnato il soprannome “Mosca”, sono sempre in giro a raccogliere notizie sulla mia città. Oggi Messer Filippo Villani mi ha chiamato al suo banco di lavoro.

Sono arrivato, e mi ha detto di essere molto contento del resoconto sul processo intentato da Francesco Agolanti ai due giovani Ginevra degli Amieri e Antonio Rondinelli. Lo ha inserito nel “Tomo” della “Nuova Cronica Fiorentina”, e mi affida un uovo incarico.

Debbo seguire l’annunciata nomina a Vescovo di Firenze di Amerigo Corsini, in seguito alla morte del suo predecessore alla cattedra di San Zanobi, di Francesco Zabarella da Padova, e sul matrimonio “Mistico” con la Badessa del Convento di San Pier Maggiore.

Partito dalla bottega di Messer Filippo Villani, ho preso alcuni fogli, un carboncino, e mi incammino per raggiungere la Cattedrale di Santa Reparata.

La Chiesa è piena di popolani. All’altare maggiore si trova schierata la Signoria. Il Podestà, il Gonfaloniere di Giustizia, il Capitano del Popolo, Cosimo de’ Medici il “Vecchio”, la famiglia Tosi (Vicedomini), i Consoli delle Arti, i rappresentanti del Clero cittadino, il Vescovo di Fiesole. E in su la porta di Santa Reparata i trombetti della Signoria, pronti ad annunciare con uno squillo l’arrivo del nuovo Vescovo, il fiorentino Amerigo Corsini.

Comincio a girare per la navata centrale, e a chiedere informazioni ai presenti sul “Matrimonio del Vescovo” con la Badessa di San Pier Maggiore. Qualcuno ridacchia dandomi di gomito, un altro racconta una salace barzelletta. Un carpentiere mi informa di particolari piccanti, invece una coppia marito e moglie, si prestano a spiegarmi cosa significa questo evento.

Mi presento.
Bast : Mi chiamo Bastiano di Bindaccio Cenci, “bardotto” presso il banco del Villani, con l’incarico di andare per la città a raccogliere fatti per la “Nuova Cronica Cittadina”.
Berto: Mi chiamo Dagoberto detto “Berto” di Aloisio Mugnai pentolaio e Lapaccia di Boccaccio Corsi, la mi moglie. Oggi abbiamo fatto festa per assistere all’ingresso del nuovo Vescovo. Finalmente un prelato fiorentino.
Bast: Voglio sapere come nasce la frase “Matrimonio del Vescovo” .
Berto: Si tratta di un rito praticaho da molto tempo. Addirittura si parla dell’anno 382. Ma un n’è un matrimonio come si intende noi, ma di una cosa platonica.
Bast: Come fa a sapere queste cose, su questo avvenimento?
Berto: I’ mi babbo Aloisio, lo avea sapuho da so pà, che lo sapeha pe avello sentiho da i’ su nonno. E poi girando pe mercati e le città e se ne sente de discorsi.
Lapa: Sie! e li vorrei vedere icchè fanno quando sono soli nella camera nunziale, con il talamo belle e pronto!
Berto: Sta zitta chiacchierona maldicente! E tu behi tutte le ciarle delle altre comari, pettegole come te!
Bast: Via su non litigate! E lei Berto mi racconti quello che sa!
Berto: I’ novo Vescovo in antico gliera scerto da Vescovi di vicino, oh gliera quello su cui tutti si trohavano d’accordo. Oggi egliè i’ Papa che lo nomina co un “breve” alla su nova Diocesi.
Lapa: Oh lei, questo scriteriaho e si perde in chiacchiere e un conclude nulla, egliè più curioso di una scimmia! Appena sente parlare e s’immischia e dice la sua.
Berto: Ovvia Lapa, chetati! i’ signore e vole sapere della “Moglie di Vescovo”.
Lapa: Chissà a chi l’interessano le chiacchiere?
Bast: Avanti Berto, non si faccia pregare!
Berto: Le regole seguite per l’ingresso di novo Vescovo, e le variano da città a città, quie nel 1385, la Signoria della Repubbriha Fiorentina la stabiliho le sua e un si pole fa diversamente. E le so stahe rogate da Ser Giovanni di Silvestro Neri Notaro.
Berto: Prima d’entrare ni Vescovado deve seguire queste regole. I’ Vescovo si troha a porta a San Friano montaho su di un cavallo bianco. L’è sotto un bardacchino portaho da quattro preti della su nova diocesi. E l’ha indosso tutti i su paramenti sacri, i guanti, l’anello, la mitra e i’ pastorale. Sulla testa egl’ha una corona d’erbe, e gliela portano i contadini.
Bast: Avanti racconti, chi c’è ad aspettarlo alla porta e l’accompagnano, fino a incontrare la Badessa.
Berto: Egliè scortaho da de nobili chiamahi “Guardiani o Custodi o Vicedomini”. E glienno della nostra Diocesi. E s’avviano per la strada, quella che si troha scritta nelle regole, e la un si pole cambià. Borgo San Friano, Borgo San Jacopo, Ponte Vecchio, vortano a destra indo e si trohano le botteghe de pesciaioli la via e si chiama via Peschiera, Piazza de’ Giudici, Piazza San Fiorenzo, Badia Fiesolana, Piazza di Domo, in Cattedrale e troherà a aspettallo la Badessa. Da li prosegue verso Piazza di San Pier Maggiore dove incontrerà la su “Sposa” che l’ha preceduho davanti a i’ Convento delle sore Benedettine.

E’ passata circa un ora, le trombe squillano per annunciare l’arrivo del Vescovo. Sono pronto per assistere alla cerimonia. All’altar maggiore c’è una “Cattedra di legno per lui, è quella di San Zanobi il primo Vescovo, e alla sua destra una sedia imbottita per la Badessa Madonna Filippa. Il Prelato è fermo davanti alla porta di Santa Reparata, viene aiutato dai Vicedomini a scendere da cavallo, prima di entrare, si rivolge verso la folla in attesa, li benedice, poi entra nella chiesa.
Arrivato davanti all’altare maggiore benedice i popolani e i rappresentanti della Signoria e del Clero. Si accomoda sulla “Cattedra di San Zanobi”, e fa cenno alla Badessa di fare altrettanto. I rappresentanti, della Signoria e del Clero, si avvicinano, si presentano, si inginocchiano e ricevono la benedizione, mentre le monache del Convento Benedettino di San Pier Maggiore, cantano le Laudi. La Badessa si alza, si avvicina alla Cattedra, s’inchina davanti al Presule gli bacia la mano, e si avvia verso il Convento.
Dopo poco tempo, il Vescovo s’incammina verso l’uscita della Cattedrale. I Vicedomini, lo aiutano a salire a cavallo, prima di ripartire benedice il popolo osannante e riprende la passeggiata. Passa dal Carcere delle Stinche, Via del Palagio, in Piazza di San Pier Maggiore giunge davanti al Convento Benedettino femminile, dove lo attende la Badessa Madonna Filippa. E’ giovane ma è molto carismatica.

Con i due popolani, ho seguito il corteo accompagnante il Prelato, lungo la strada dalle finestre la gente getta fiori all’indirizzo del Corsini. Mentre camminiamo Berto mi dice di essere molto credente, e che per avere un figlio ha pregato alla tomba di San Zanobi. Lapaccia mi racconta dell’arrivo del figlio tanto desiderato e di aver pagato al prete di Santa Reparata 5 Fiorini per dieci messe e altrettanti rosari da dire alla tomba del primo Vescovo.

San Pier Maggiore di Fabio Borbottoni

Siamo giunti alla chiesa di San Pier Maggiore. Il Vescovo scende da cavallo aiutato dai Vicedomini, si siede su una sedia preparata per lui davanti alla chiesa sotto ad un “Baldacchino” ricchissimo di tela d’oro a fogliame. Vicino c’è una sedia imbottita di velluto verde per la Badessa promessa “Sposa”. Le monache con il loro abito e velate di nero e bianco sono intorno alle sedie in attesa di Madonna Filippa.

Il popolo si sistema dinanzi alla chiesa. Appena la Badessa esce dal Convento, comincia ad applaudire, e le monache iniziano a cantare. Il Presule l’aiuta a sedersi mentre le parla sottovoce all’orecchio, dopo le infila all’anulare della mano destra un anello di gran valore. Il “Matrimonio Mistico” e stato celebrato. il popolo canta le laudi insieme alle suore.
I miei amici si uniscono agli altri e cantano con devozione. Dopo aver parlato alla folla, il Vescovo benedice i presenti, poi prende Madonna Filippa per mano entrano nel monastero, e si recano alla stanza dove li aspetta il “Talamo” nunziale.

Mi rivolgo a Berto per sapere quello che avviene nella stanza preparata per la notte.
Lapa: O icchè la vole che facciano, e fanno all’amore ome tutti!
Berto: Taci donna un dire falsità! Dicono le preghiere poi la Badessa la si ritira nella su stanza, mentre i’ Vescovo mangia la cena insieme alle sore, dette le preghiere, si spoglia e si corica ni letto pronto pe’ la notte. Domani mattina dopo essersi vestito, dice messa pe’ le sore, fa la colazione, poi e va alla Cattedrale a piedi a prendere possesso della Diocesi, accompagnato da i’ Clero e i’ popolo. Oh lei, i’ popolo e dice che va a piedi, perché deve scontare i’ peccato!
Bast: Berto le chiedo a chi vanno il cavallo, e i paramenti indossati dal Vescovo per la cerimonia?
Berto: La nobile e antiha famiglia de li Strozzi e la i’ privilegio di ricevere l’animale, i paramenti, in qualità di “Custodi e avvocati del Vescovado”. Portati a i’ loro Palazzo egli espongono alle finestre pè molti giorni. Pè mostrare a i’ popolo la loro unità con i’ Vescovo. Oh lei e mi so dimenticaho di dille, che i’ letto indoe i’ Vescovo gli ha passaho la notte co la Badessa (sic!), glielo portano a i’ Vescovado.
Lapa: E so convinta che li vendano pè fa sordi, e glienno dimorto attaccahi a i’ denaro.
Bast: Su via non litigate, e lei caro Berto mi dica se prima degli Strozzi, c’era un altra famiglia che aveva l’onore di ricevere i paramenti del Presule.
Berto: In antiho i’rolo di accompagnatori e garanti di Vescovo, era appannaggio della Famiglia de’ Vicedomini. Pè la assistenza gli veniha dato la bardatura di cavallo, mentre alla Famiglia Del Bianco venihano dahi la sella e i finimenti.

Sentendo la discussione con i due popolani si avvicina e si presenta, un altro spettatore.

Nas: Mi chiamo Nastagio di Piero Rossi, fabbrihante di balestre pè l’esercito fiorentino ni Borgo di San Lorenzo. E gli ho sentiho le vostre chiacchiere su i’ “Matrimonio di Vescovo co la Badessa”, e voglio dille icche so caro lei.
Bast: Ovvia dica quello che sa!
Nas: I vostri due amici e un sanno perchè gli hanno levaho ai Del Bianco e ai Vicedomini i’ privilegio di ricevere questi doni. I primi l’hanno perso la donazione della sella e de finimenti. E vendehano a i’ mercato quello che l’avehano auto in regalo. Mentre i Vicedomini l’hanno perso l’amministrazione della Diocesi durante la vacanza di Vescovo, e pigliahano i sordi destinahi alle parrocchie pè la beneficenza a poheri, e praticahano l’usura. Oh di questo fatto ne parlò i’ Dante Alighieri nella Divina Commedia.
Bast: Accidenti hanno perso la fiducia da parte del Vescovo, e rovinata la loro reputazione. Speriamo che gli Strozzi non si facciano prendere la mano, per la bramosia di avere molti soldi vendendo i trofei ricevuti.

Siamo rimasti solo noi quattro nella piazza davanti alla chiesa, si è fatto tardi, devo rientrare per consegnare i fogli con l’intervista ai due popolani. Gli saluto e mi incammino a passo svelto verso la bottega. Stanno suonando le campane delle chiese per annunciare il Vespro. Messer Filippo Villani è sulla porta ad attendere il mio ritorno.

Ho consegnato i fogli con l’intervista. Messer Filippo li ha dato una scorsa veloce. Si volta verso di me, e mi elogia ancora una volta, domani mi promette, che l’intervista sarà inserita nel “Tomo” della “Nuova Cronica Cittadina”. E mi sprona a farmi trovare pronto quando si presenterà l’occasione di raccogliere notizie su fatti ed eventi della nostra città.

Alberto Chiarugi
Interviste impossibili: La sposa del Vescovo

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