Cenotafio di Dante
Stefano Ricci, Il cenotafio di Dante Alighieri (1839). Firenze, basilica di S. Croce

Supponiamo che qualcuno al giorno d’oggi facesse la proposta di modificare la struttura architettonica della loggia dei Lanzi in piazza Signoria, inserendovi oltretutto nuove statue: possiamo immaginare quale sarebbe la reazione sdegnata dei fiorentini, dei media e del mondo culturale. Eppure esattamente due secoli fa tale proposta non solo non fece gridare allo scandalo ma fu presa molto seriamente; anche se, ed anche qui verrebbe da dire il solito “per fortuna”, alla fine non fu realizzata

Già nel 1830 fu inaugurato nella basilica di S. Croce il cenotafio di Dante, progettato dall’architetto Luigi Cambray-Digny e realizzato dallo scultore Stefano Ricci. L’opera, che ispirò a Leopardi  il “canto Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze”, era stata  promossa nel 1818 (quindi a due anni dal 5° centenario della morte del poeta) da un comitato di illustri notabili fiorentini, frequentatori del gabinetto Viesseux.

In quell’anno, in un clima di crescente interesse per l’unità nazionale, a Firenze si progettava di celebrare l’illustre concittadino nel modo più solenne possibile. In particolare si accese una animata discussione sull’opera monumentale da realizzarsi quale giusto tributo ad un personaggio di tale importanza.

Fra le varie proposte che furono fatte, l’architetto del Comune Giuseppe del Rosso propose che si innalzasse un “Portico di Dante”, ovvero «un vago portico a imitazione di altri inalzati in Roma», che avrebbe dovuto ospitare un gruppo marmoreo raffigurante il poeta circondato da una serie di bassorilievi e statue ispirati ad episodi della vita e delle opere del poeta.

Dato però che tale progetto avrebbe richiesto costi assai onerosi e tempi di realizzazione molto lunghi, il Rossi fece la seguente proposta alternativa: sfondare l’arco centrale nella parete di fondo della Loggia dell’Orcagna e realizzare, utilizzando parte dei retrostanti locali della regia Zecca,  una grande tribuna semicircolare per collocare la statua monumentale di Dante con intorno altre quattro statue. Così il tecnico comunale descrisse la sua idea nell’opuscolo “Idee per un monumento a Dante: lettera di un artista toscano ad un gentiluomo patrizio cortonese”:

«Si potrebbe senza alcuna difficoltà prevalersi della più maestosa loggia del mondo per il più maraviglioso dei nostri concittadini. Ecco come: La loggia dell’Orcagna prodigio dell’Architettura relativamente all’età nella quale fù inalzata, non serve più a verun uso pubblico. Si formi una gran Tribuna corrispondente all’Arco di mezzo che si profondi in Semicerchio (…) la gran Tribuna porterà questa il Nome di Tribuna di DANTE, e crederei che si potesse ornare colla maggiore semplicità nella seguente maniera. Dal piano sino all impostatura della volta potrà essere dritta senza oggetti meno che una cornice ricorrente a quest’altezza colla quale si accompagnerà una parte delle membrature delle imposte degli Arconi Al disotto dell impostatura s’incasserà circolarmente un basso rilievo diviso in tre porzioni, ciascheduna delle quali esprimerà un fatto del più celebri, estratti dalla Divina Commedia colle respettive epigrafi. (…) Nel fondo della Tribuna sarà collocata con convenienti colossali figure l’Apoteosi di DANTE, com’è detto di sopra, con che il suo basamento sia alto e combinato in modo che si possano collocare successivamente altre quattro statue esprimenti per modo di esempio la Teologia, la Filosofia, la Poesia, l’Eloquenza, o altre virtù morali e speculative le quali si credessero più adattate e allusive a caratterizzare la sublimità e religiosità del Divino Cantore. Un Cancello molto basso sul limitare della Tribuna servirebbe di separazione e garantirebbe quest’opera da ogni insulto»  

Interessante notare come il Del Rosso sostenga che tra i vantaggi dell’operazione ci sarebbe quello di “chiudere alcune finestre aperte per compenso e che deformano la Loggia”, ovvero riportare l’opera alle sue forme originarie… Salvo poi andarla ad alterare completamente con l’inserimento della “Tribuna di Dante”!

Questi progetti non ebbero poi seguito, ma l’idea non fu del tutto accantonata e successivamente, in occasione dell’unità d’Italia (1860) si pensò un intervento che prevedeva il prolungamento della loggia dell’Orcagna su tutto il lato sud di piazza della Signoria e la decorazione del suo interno con immagini a fresco, in modo da  trasformare la piazza in un vero e proprio «Panteon italiano». Idea che, secondo i proponenti, sarebbe già stato concepita in passato nientemeno che da Michelangelo Buonarroti!

Il visionario progetto fu proposto da un comitato di illustri cittadini presieduto dal principe Ferdinando Strozzi e di cui facevano parte altri illustri nomi come Atto Vannucci –  patriota toscano, protagonista dei moti del 1848.- e Carlo Lorenzini – meglio noto come Carlo Collodi, l’autore di Pinocchio. Se il progetto era improbabile, ancor più lo era la modalità con cui si sarebbero dovuti raccogliere i fondi necessari alla sua realizzazione, ovvero la vendita di una lussuosa edizione di tutte le opere di Dante Alighieri,  il cui ricavato avrebbe dovuto finanziare i lavori.

L’aspetto della piazza e della loggia viene così immaginato nel manifesto del comitato pubblicato nel novembre 1860: «Sotto ciascun arco sul davanti verrebbe inalzata una statua rappresentante uno degl’Incliti italiani; nel centro della Piazza torreggerebbe la immagine colossale del Poeta come patrono del luogo; il piedistallo sarebbe adorno di bassi rilievi esprimenti le tre Cantiche della Divina Commedia, e in fronte verrebbe apposta la semplice epigrafe A DANTE ALIGHIERI L’ITALIA UNITA: MDCCCLX. La parte interna della Loggia sarebbe adorna di grandi quadri a fresco rappresentanti i fatti più cospicui della storia italiana, cioè il progressivo svolgersi della idea nazionale dalla Lega Lombarda fino all’Incoronazione di Vittorio Emanuele I Re d’Italia»

Anche stavolta non se ne fece di niente e la loggia dei Lanzi ci è giunta pressoché inalterata nelle sue forme trecentesche. Non sono riuscito a recuperare nessuna immagine di questi progetti, non credo che ne esistano dato che probabilmente sono entrambi rimasti a livello puramente descrittivo di idea.

Enrico Bartocci
Enrico Bartocci
La Firenze che NON fu (2): La “Tribuna di Dante”.

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