Tra piazza San Giovanni e Via Calzaiuoli, esattamente dove oggi vediamo la Loggia del Bigallo, in tempi antichi sorgeva la Torre del Guardamorto. Il vero nome di questo edificio era Torre degli Adimari, dato che la famiglia Adimari possedeva nella zona numerose case.

Il curioso nome di “Guardamorto” la Torre se lo guadagnò dal fatto che nei suoi seminterrati c’era una stanza in cui venivano accolti i cadaveri delle persone morte in città, per almeno diciotto ore dal momento della dipartita, prima che il corpo venisse riconsegnato ai parenti per l’inumazione.

Si trattava a tutti gli effetti del primo obitorio; qui si effettuava il controllo sanitario, venivano scoperte, confermate o smentite le cause della morte, avveniva il riconoscimento da parte dei parenti, la registrazione negli elenchi mortuari, insomma sotto la torre si praticavano tutte le funzioni connesse ai numerosi decessi di quel tempo sia a fini anagrafici, per aggiornare l’elenco  della popolazione, sia a fini sanitari, soprattutto in periodi di ricorrenti pestilenze.

Dunque, Guardamorto era un appellativo irrinunciabile per ogni fiorentinaccio che si rispetti! Ma non soltanto questo era il motivo dell’epiteto… in piazza del Duomo, nello spazio tra il Battistero e Santa Reparata, si trovava un antico cimitero e la Torre affacciava proprio su di esso.

La Torre del Guardamorto era alta 120 braccia, circa 70 metri, e venne distrutta nel 1248.

Fu in quell’anno infatti che la vittoria arrise ai Ghibellini, ed i Guelfi vennero cacciati da Firenze. I Ghibellini, preda di un odio feroce nei confronti dell’avversa fazione dei Guelfi, iniziarono a distruggere e razziare le proprietà di questi ultimi, compresi gli Adimari. Vennero in special modo prese di mira le torri, sia per la loro altezza, sia per l’imponenza che manifestava l’importanza delle famiglie cui appartenevano.

Giovanni Villani nella sua Cronica sostiene che la Torre del Guardamorto fu fatta tagliare alla base e venne sostenuta da dei  puntelli di legno cui venne poi dato fuoco, in modo che, una volta bruciati del tutto, la torre finisse per crollare esattamente sul Battistero di San Giovanni, chiesa cara alla parte guelfa.

Avrebbero così, in un sol colpo, eliminato una delle  torri più importanti e il simbolo religioso più conosciuto.

Evidentemente però i Ghibellini non avevano Santi in Paradiso, dato che, al momento del crollo, la torre scansò miracolosamente il Battistero per cadere dritta dritta in mezzo alla piazza… “parve manifestamente, quando venne a cadere, ch’ella schifasse la santa chiesa, e rivolsesi, e cadde per lo diritto della piazza…“.

Ma, come in tutte le storie, è vero tutto e il contrario di tutto: c’è un’altra versione che sostiene l’opposto, ovvero che, poiché il Battistero era molto caro ai fiorentini, per evitare che nel crollo la torre causasse danni al Bel San Giovanni, venne presa la precauzione di puntellarne la base, dando poi fuoco ai legni per farla crollare su sé stessa, salvaguardando la chiesa.

Si trattava di un’operazione di notevole difficoltà, come raccontano le cronache dell’epoca, “per avere fatto le mura così gran presa, che non se ne poteva levare con i picconi“. Vasari ci racconta di un ingegnoso sistema studiato da Nicola Pisano, architetto e scultore dell’epoca. In pratica fece tagliare da degli scalpellini la base della torre da uno dei lati, fermandola con dei puntelli di legno a cui venne dato fuoco; quando le travi si furono consumate, la torre crollò.

Con la Torre scomparve un importante caposaldo degli Adimari, si salvò invece il Battistero e la funzione della Torre venne acquisita dalla Compagnia di Santa Maria della Misericordia, che continuò la tradizione del Guardamorto, il più antico e prestigioso obitorio fiorentino.

Gabriella Bazzani

La Torre del Guardamorto, l’obitorio fiorentino.

Un pensiero su “La Torre del Guardamorto, l’obitorio fiorentino.

  • 30 Settembre 2019 alle 11:28
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    Interessante la storia della Torre del Guardamorto

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