Fotografia di Giovanni Krur

Sabato 29/09/2018 abbiamo percorso il perimetro del Duomo fiorentino per la quinta passeggiata dello Struscio Fiorentino avendo come oratore niente meno che Lucino Artusi. Un personaggio speciale per Firenze che abbiamo intervistato in passato e che anche oggi ha dimostrato la profonda cultura che possiede rispetto a Firenze.

In una piccola digressione ci ha portato in piazza delle Pallottole, chiamata cosi perchè in passato era presente un luogo dove si giocava al gioco delle pallottole, le bocce per capirsi. In questa piazza, ci racconta Artusi, era presente una vite le cui radici erano sotterrate dalle pietre del selciato. Penetrava il muro di una palazzina e poi si ergeva sul muro della facciata andando a a formare un pergolato magnifico sulla prima terrazza. Lo ricordo questo pergolato, è nascosto negli anfratti della mia memoria, ma lo ricordo.

Quel pergolato meraviglioso ha cessato di vivere una notte del 2005, una mano armata di seghetto ha reciso il tronco della vite separando le sue radici dalla chioma. Un gesto di cui non se ne comprende il motivo e di cui non si conosce il colpevole. Oggi quel tronco secco si ritrova ancora li, in uno spicchio aperto nel muro ed è stato mantenuto e protetto con una lastra di vetro a memoria di come l’uomo sia talvolta spregevole. E’ stata posta una piccola targhetta, a spesa degli astanti la piazza, a ricordare quando la bella vite esprimeva la sua vita, nonostante le trappole murarie, con grappoli d’uva pendenti dal pergolato del primo piano.

Una Notizia banale? Si forse, ma anch’essa identifica quanto troppo poco è protetta Firenze, quanta poca cura e quante mani indegne la feriscono ogni giorno. Quella vite non è certo un monumento di una celebre firma ne un quadro di pregiato autore, ma era una caratteristica speciale in una piazza unica per conformazione e storia. Il soffermarsi di Luciano Artusi su un particolare minore, misconosciuto ai più, dimostra ancora una volta la differenza fra amare la città di Firenze ed invece ignorarne i suoi infiniti particolari.

Luciano Artusi e Jacopo Cioni
La vite tagliata, cronaca di un vandalo.

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