Se hai un amico che ha collaborato per qualche anno con La Ferrari come fai a non dedicargli un tuo ricordo? E, se oltre a questo è anche fiorentino ed è il classico Amico con la A maiuscola, come fai a non scrivere un articolo? Lui, è Andrea Pagni ed insieme a Massimo siamo uniti da un vincolo di “fratellanza” oppure, se preferite, di fraterna Amicizia. Se a queste caratteristiche aggiungete anche che Beatrice, la moglie, è la cuoca del mio piatto preferito, il polpo con patate, credo che la convivialità della mia premessa sia sicuramente assicurata!

Questo articolo come altri, rappresenta la continuazione del percorso che ho ipotizzato di fare utilizzando il titolo Metti una sera a cena, preso in prestito da un film degli anni 60, come premessa agli articoli che di volta in volta mi porteranno a raccontare sia il passato che il presente, perché credo che la convivialità possa rappresentare aspetti di amichevoli disquisizioni tranquillamente seduti ad una tavola con amici reali o virtuali, disquisizioni che oltre al cibo, potranno spaziare in altri settori di “varia umanità” come teatro, pittura, fotografia, sport, ecc.

Andrea è quello seduto

Metti una sera a cena parlando di Andrea e della Ferrari

Antipasto caldo di mare e polpo con patate, il mio preferito! A casa di Andrea ancora a cena, ancora virtuale, insieme a Massimo , mi sono rivolto a Beatrice, la moglie , per ringraziarla nuovamente, utilizzando quei versi che Dante avrebbe sicuramente scritto:

“Tornai colà dove

ho mangiato il polpo

che di patate la fragranza gode”

E mentre “il saporoso gusto piano piano mi coglieva”, Andrea inizia il suo racconto. “Mi hanno chiesto tante volte, dopo il periodo passato a collaborare con la Ferrari quando era nata questa passione. Non ho un ricordo particolare di una prima volta. Forse, dovessi formulare una data, direi il 1973. Giovincello che frequentava le medie, senza particolari interessi, seguivo la Fiorentina, collezionavo le figurine dell’Album Calciatori della Panini, uscivo con gli amici, si andava a giocare in parrocchia. Le solite cose di milioni di adolescenti di quel periodo. Qualche anno dopo, ripensandoci, mi sono ricordato di essermi emozionato vedendo in televisione, non c’era ancora il colore, una delle prime se non la prima corsa di Formula Uno trasmessa in mondovisione. Le Ferrari (312B3) erano guidate da Jacky Ickx e Arturo Merzario, con risultati poco soddisfacenti. Sempre dopo ho ricollegato che fosse il Gran Premio di Monaco del 3 giugno 1973, se ricordo bene, che fu disputato sul circuito di Montecarlo e vinto da Jackie Stewart su Tyrrell-Ford Cosworth. e che nel Gran premio del Canada dello stesso anno, per la prima volta, venne utilizzata la Safety Car.

Negli anni a seguire la passione aumentò seguendo gli alti e bassi della scuderia ma credo che la trasformazione in passione “vera” per la casa di Maranello si sia sviluppata a seguito di un particolare e terribile episodio quando, nel 1976, Niki Lauda campione del mondo in carica con la Ferrari, il 1 agosto, al Nurburgring, mentre si correva il Gran Premio di Germania, alla  curva Bergwerk, alla velocità di oltre 200 chilometri, perse il controllo della Ferrari, andando a sbattere   sulle protezioni per poi tornare in pista dove fu presa in pieno da due vetture. La Ferrari prese fuoco, diversi piloti intervennero, ma fu Merzario ad estrarlo dall’ abitacolo e a salvargli la vita. Con la perdita del casco nell’impatto, Lauda riportò gravi ustioni al volto e danni ai polmoni per aver inalato fumi “velenosi”. Dopo 5 giorni fu dichiarato fuori pericolo e dopo 42 tornò di nuovo in pista.  Nel 1977, sono riuscito finalmente a seguire dal vivo, a Monza, una gara di formula,1 il Gran Premio di Italia, esaltandomi tutte le volte che le Ferrari guidate da Lauda e Reutemann passavano davanti alle Tribune. Gara vinta da Mario Andretti, su Lotus-Ford Cosworth, mentre la Scuderia Ferrari vinse la Coppa Costruttori, per la quinta volta, la terza consecutiva. Che giornata! Avevo finito tutti i soldi che avevo messo da parte, per viaggio, biglietto e panino, ma entrare alla fine in pista con migliaia di bandiere Ferrari che sventolavano fu davvero qualcosa di indimenticabile.

Dopo questi anni da tifoso con passione crescente, nel 1978 su una copia di Autosprint, rivista di motori, i lettori venivano invitati a ritagliare una cartolina da inviare al grande Enzo Ferrari, scrivendo una frase augurale e firmandola con i propri dati, indirizzo compreso. Non avrei mai pensato, sinceramente, che mi rispondesse. Lo fece e continuò a farlo tutte le volte che, da allora, continuai a scrivere per qualsiasi ragione, una vittoria, un particolare evento, il compleanno. Mi rispondeva inviandomi anche qualche gadget, spille Ferrari, ecc. Non chiedetemi il motivo di questa corrispondenza perché non lo so e non ho nemmeno avuto modo di chiederlo visto che il 14 agosto del 1988, il Grande Vecchio, il Drake, l’Ingegnere, morì a Modena.

Questa corrispondenza sono sicuro sia stata, negli anni successivi, il pass, la chiave di accesso a Maranello, il premio ad un appassionato più che ad un tifoso. Come socio del Ferrari Club di Grassina, attivo nella vita del club, si è presentata l’occasione, nell’autunno del 1995, di conoscere Piero Ferrari, il figlio del Drake. Gli mostrai tutta la corrispondenza con suo padre e, commosso, mi ringraziò scrivendo una bellissima dedica. Nel 1997, in visita ufficiale con il mio Club a Maranello, ho avuto modo di incontrare il responsabile della Scuderia che si occupava dei rapporti con i vari club e, fortuna volle che sempre nello stesso giorno, emozionatissimo, conoscessi il segretario personale di Ferrari che venuto a conoscenza della corrispondenza, se ne meravigliò conoscendo il carattere particolare di Ferrari, per poi di ricoprirmi di tanti ed affettuosi complimenti per questa “amicizia” che a suo tempo si era creata.

Nel corso di una nuova visita allo Stabilimento nella primavera del 1998, ho conosciuto Romano ed Oreste, due dipendenti con cui, in brevissimo tempo ho stretto una profonda e sincera amicizia che tuttora prosegue, anche se uno dei due, Romano ci ha lasciati da qualche anno. Romano, meccanico del Reparto Motori e Oreste alla guida dei Tir della Ferrari adibiti al trasporto delle macchine da corsa e/o dei materiali per la logistica, sempre della Gestione Sportiva Ferrari, hanno reso possibile il mio primo, vero approccio con Maranello e con la Scuderia. Proprio grazie ad Oreste ho praticamente frequentato il box Ferrari in occasione di quasi tutti gli eventi che venivano organizzati dal Team Test e che si svolgevano negli autodromi di Monza e del Mugello. In quel periodo, praticamente, vivevo due vite, a Firenze dove avevo casa ed ero impegnato con il mio lavoro che mi lasciava, però del tempo libero e a Maranello, ospite di volta in volta di uno dei due grandi amici. Maranello, la mia seconda “patria” dove mi sono voluto sposare e dove quasi sicuramente andrò a vivere, una volta in pensione !

Negli anni trascorsi in Ferrari, dal 2005 al 2008, poi dovetti lasciare per motivi familiari e di lavoro, non avendo la minima conoscenza dei motori in generale, figuriamoci di quelli da corsa, sono stato “volontariamente” impegnato in attività legate alla logistica in generale mentre, nel particolare, dopo una prima volta del tutto casuale, il responsabile della logistica del Test Team, mi affidò il compito di accompagnare in visita ai box Ferrari, all’autodromo di Monza dei piccoli gruppi di bambini con handicap che insieme ai loro genitori ne avevano fatto richiesta. Una gioia immensa, quando alla fine della visita ti circondavano in un abbraccio generale per manifestare la loro felicità!

Quando non ero impegnato con queste visite, mi mettevo a disposizione degli addetti alla logistica, dall’organizzazione della mensa ad altre faccende che si fossero presentate al momento. Una bellissima esperienza che mi ha permesso di conoscere e farmi conoscere da tecnici, meccanici e da alcuni piloti, Schumacher, Barrichello, Massa, Räikkönen. L’accompagnamento dei bambini e la continua presenza nei box sia pure nei soli Test, rese necessario un abbigliamento adatto. Ero anche io vestito di rosso come tutti i componenti del Team Ferrari, con il Cavallino proprio sul petto! Ricordo ancora questo particolare debutto, a Monza nel 2005!! Una emozione indescrivibile che non potrò mai dimenticare, il regalo più bello a conclusione di una passione che dalla prima volta era cresciuta anno dopo anno. E, sinceramente, non avrei mai creduto potesse avere una conclusione così “felice” che mi ripagava ampiamente dell’entusiasmo con cui mi ero approcciato prima alle macchine e poi agli uomini, dal mito Enzo Ferrari agli amici Romano e Oreste cui dedico questo mio ricordo”.

Alessandro Nelli
Metti una sera a cena, Fiorentino a Maranello
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5 pensieri su “Metti una sera a cena, Fiorentino a Maranello

  • 17 Gennaio 2021 alle 1:01
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    Domanda personale al Si.g. Alessandro Nelli: ” Il cavallino rampante, in verità assai carino , è stato creato dalla Ferrari, dalle persone che vi lavorano o vi hanno lavorato o da altri?

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    • 17 Gennaio 2021 alle 19:44
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      Il cavallino rampante era lo stemma di Francesco Baracca, la madre lo donò a Ferrari che lo mise su uno sfondo giallo Modena.
      La redazione

      Rispondi
      • 17 Gennaio 2021 alle 23:19
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        La domanda non era per lei, come specificato. Comunque lo stemma fu acquistato e non donato a Ferrari.

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        • 18 Gennaio 2021 alle 9:41
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          Salve
          Si sbaglia fu un dono della madre del pilota durante una cerimonia. Seguito dalle parole “Lo metta sulle sue auto, le porterà fortuna”.

          Rispondi
  • 15 Gennaio 2021 alle 13:24
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    CHE BELLA QUESTA TESTIMONIANZA , VERO CHE IO SONO DI PARTE ESSENDO IL “MASSIMO” DELLA SITUAZIONE DELLE CENE E DEL POLPO CON PATATE DELLA CARA BEATRICE MA QUESTO NON MI IMPEDISCE DI ESSERE FELICE PER QUESTO SPAZIO CHE FLORENCE CITY HA CONCESSO ALL’ARTICOLO DEL CARISSIMO ALESSANDRO NELLI PERCHE’ SO QUANTO SIA SINCERA PASSIONALE E VITALE LA PASSIONE DI ANDREA PAGNI VERSO LA FERRARI A MARANELLO SENZA DIMENTICARSI DELL’ALTRA GRANDE ESPERIENA DI ANNI ED ANNI AVUTA A FIRENZE NEL CLUB ITALIA AZZURRI PRESSO IL MUSEO DEL CALCIO DI COVERCIANO AL FIANCO DEL COMPIANTO DOTTOR FINO FINI . COLGO L’OCCASIO PER DIRE ALTRE TRE COSE , UN CARO SALUTO ALL’AMICO DI MARANELLO ORESTE OLTRETUTTO TIFOSO VIOLA DA SEMPRE MENTRE UN RICORDO CARO E AFFETTUOSO AL CARO ROMANO CHE CI HA PURTROPPO LASCIATI , MENTRE AL CARO AMICO FRATERNO ALESSANDRO NELLI UNA RACCOMANDAZIONE AGGIORNA LA FOTO CHE LA MI PARE UN PO DATATA …………………………………..

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