Passeggiare per Firenze nel periodo natalizio è una bella esperienza, luci colori, negozi affollati, festoni, addobbi e babbo natali che scorrazzano per le vie o attirano i clienti nei negozi. Bene o male tutti conosciamo l’origine di questo personaggio, Santa Claus o meglio San Nicola, che portava  i doni ai bambini. Storicamente sappiamo che fu vescovo di Myra in Turchia, che riportò  in vita cinque bambini assassinati e per questo considerato protettore dei fanciulli. Qualcuno sa che il colore bianco e rosso deriva dalla coca cola, che sostituì il tradizionale bianco e verde con i colori ufficiali della bibita…

Ma la parola babbo? Sappiamo che si usa anche la parola papà… e che il vero toscano rabbrividisce al solo pensiero di sentirsi chiamare papà. Il termine “babbo” è anche usato in Emilia Romagna, in Umbria, ma anche nelle Marche, nel Lazio e in Sardegna.

Nella lingua italiana oltre la parola “papà” è accettata la parola “babbo” e compare sul dizionario, come:  forme tipiche del linguaggio infantile, costituite dalla ripetizione di una sillaba, facile e naturale da comporre e da ripetere per i bambini come riporta anche l’Accademia della Crusca.  “Papà” risulta essere un francesismo, già diffuso già nel veneziano del XVIII secolo, “babbo” invece è una espressione autoctona. Nei secoli passati però nessuna delle edizioni del vocabolario riportava la parola papà o pappà. Nel “Lessico dell’infima e corrotta italianità” del 1877, il termine veniva si riportato, ma per essere criticato come una “voce francese ricevuta in cambio della più cara ed affettuosa di babbo”.

Per la Crusca invece: Padre è la voce vera e nobile, la quale si riferisce a tutti i padri in generale e significa: paternità spirituale, colui che primo ha dato origine a una cosa. Babbo è facilmente usato dai bimbi e dagli adulti come vocabolo che esprime affetto, cosi come la figura di Babbo Natale esprime.

Il Dizionario linguistico moderno del 1956  afferma che papà derivi dal francese, ma che deve essere considerata una voce infantile, che ripete un facile, naturale e onomatopeico balbettio semplice da ripetere dei bimbi in tenera età e riscontrabile un po’ in tutto il mondo. Infine la Crusca accetta l’origine francese del termine “papà”, così  come l’ipotesi del “balbettamento” infantile e che l’espressione “babbo” è divenuta un regionalismo, diffuso soprattutto in Toscana.

Se però da voi in Toscana se dice ‘babbo’, da noi a Roma se continua a dí ‘papà’ , ma ‘Papà Natale’ nun se po’ sentì e così in omaggio a voi, er venerando e barbuto rappresentante der Natale lo continuamo a chiama’ Babbo.

E voi lo sapete che cerco sempre delle affinità tra la mia Roma e la vostra  (e un po’ mia) Firenze.

Riccardo Massaro
Passeggiare per Firenze nel periodo natalizio
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