“Callis Mala” era una delle strade più importanti del castrum romano che formava la prima cerchia di mura fiorentina ed è rimasta importante anche nei secoli successivi, con il nome di “Calimala”, in quanto rappresentava la principale via di uscita della città verso Ponte Vecchio e quindi verso Siena e Roma.

Per questo motivo era un’arteria molto trafficata: una moltitudine di carri la percorreva ogni giorno con vari generi di mercanzia e molti commercianti, contadini e pellegrini entravano e uscivano dalla città attraverso l’attigua Porta di Santa Maria. Il nome Callis Mala, “brutta strada”, era motivato dal fatto che era frequentata anche da persone poco raccomandabili a causa del continuo passaggio di commercianti e uomini d’affari; la via brulicava quindi di ladruncoli, giocatori d’azzardo, scommettitori e fannulloni, mentre la sera era frequentata da prostitute.

Le donne di malaffare prendevano posto nei punti più isolati della via, vicino alla Porta, anche nel tratto verso l’Arno subito fuori le mura. All’imbrunire le anziane tenutarie dei bordelli provvedevano a illuminare le proprie ragazze con grandi torce per mostrare al meglio tutte le qualità del prodotto ai numerosi e possibili clienti di passaggio. Questo gesto, abituale di notte in Calimala, ha dato origine al detto “reggere il moccolo”.
(da “ADAGI ma non troppo” di Franco Ciarleglio, Sarnus Editore)

Franco Ciarleglio
Reggere il moccolo.
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