“Non smettere mai di prestare attenzione a ciò che ti circonda, non dare mai nulla per scontato e non aggrapparti a delle convinzioni.” E’ la frase che mi ha seguito fin da subito, detta e ripetuta da coloro che nel passato sono stati i tutori della mia formazione professionale. Poi, ho scoperto e fatta mia una frase di Albert Einstein che ho eletto a premessa di quello che leggo, scrivo, faccio.

“Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso.”

RENE’ LE FLORENTIN

Se riferendovi al titolo pensaste ad un personaggio della malavita parigina implicato in qualche crimine su cui investiga l’indimenticabile commissario Maigret, non potrei certo darvi torto! Solo che la storia anche se ha qualche spunto “criminale” oltre ad essere diversa si svolge circa cinquecento anni prima della nascita di Georges Simenon (1903) e dello stesso commissario (1929).

La storia inizia quando Caterina Maria Romula di Lorenzo de’ Medici, conosciuta più semplicemente come Caterina, nel 1533, appena quattordicenne, andò sposa al futuro re di Francia, Enrico d’Orléans. Per conoscere il proprio sposo, imbarcatasi a Livorno, sbarcò a Marsiglia seguita da un “esagerato” seguito di dame, damigelle d’onore, paggi, sarte, cuochi e cuoche, artigiani ed anche dal suo profumiere di fiducia, Renato Bianco. Erano infatti a conoscenza che i francesi in generale, pur in presenza di realtà molto raffinate, emanavano uno sgradevolissimo odore “personale”. D’altra parte, in quel periodo fare un bagno voleva dire rischiare dei grossi malanni considerato che le lussuose dimore della aristocrazia, piene di marmi e spifferi, potevano essere difficilmente riscaldabili e, quindi, era sicuramente preferibile non lavarsi o lavarsi poco, preferendo sopportare, come logica conseguenza, il cattivo odore. Non solo. Nel corso dei secoli, eccezione fatta per gli antichi romani che nelle terme “si lavavano”, era sorta una vera e propria ostilità nei confronti dell’acqua pensando che fosse una fonte di contagiose soprattutto con il diffondersi del Cristianesimo. I bagni vennero considerati momenti di piacere e a simbolo del peccato oltre ad essere debilitanti e tali da aprire i pori della pelle e dare libero accesso alle malattie.

In questa situazione ambientale la profumata corte di Caterina fu ben presto al centro dell’attenzione così come un particolare gioiello, il “pomander” che indossato come collana o come accessorio al proprio abbigliamento emanava una scia di essenze profumate e, com’è facile intuire, con una testimonial come Caterina, per Renato Bianco, comincio una irresistibile ascesa.

Facciamo un passo indietro per conoscerlo anche se nella realtà si mescolano storia e leggenda. Secondo alcuni esperti di storia rinascimentale, Renato Bianco era stato orfano presso il convento di suore di Santa Maria Novella. Successivamente, da adolescente lavorò come assistente nella bottega di un frate alchimista. Da lui apprese tutto quello che c’era da sapere conservando solo per sé, senza divulgarli, i segreti di questa particolare scienza. Questa egoistica posizione lo rese inviso ai frati che lo accusarono anche di aver provocato la morte del suo “docente”, cospirando contro di lui. La sua ambizione ma soprattutto la sua bravura nella preparazione delle essenze odorose, lo avvicinò a Caterina che lo volle come suo profumiere di fiducia nonostante le voci e le chiacchiere che non solo i frati avevano fatto circolare.

Ma torniamo a Parigi. Renato Bianco in pochissimo tempo diventa Renè Le Florentin, aprendo il primo delle sue boutique a Pont Saint Michel, una delle vie più eleganti della capitale che in brevissimo tempo divenne un punto di ritrovo importante per la società parigina. Le essenze profumate di Renè le Florentin divennero praticamente indispensabili per nobili ed aristocratici.

Il negozio di René le Florentin (così oramai lo chiamavano i francesi) fu meta della migliore società parigina. I suoi profumi divennero “essenziali”, elementi indispensabili per la nobiltà cittadina considerato anche che facilitavano quei rapporti interpersonali prima quasi impossibili per i cattivi odori emanati da corpi consapevolmente disabituati all’acqua. Tutto questo favorì in modo esagerato l’avidità di Renè che non contento di quanto guadagnava “legalmente”, ricominciò a vendere di sottobanco le essenze ed i profumi che avrebbero dovuto essere prodotti “esclusivamente” per la regina di Francia. Ricominciò perché questo suo commercio aveva avuto la sua origine in Firenze non appena Caterina lo aveva scelto come profumiere personale. Non solo, riceveva compensi anche dagli artigiani che producevano le ormai famose “pomander”, i gioielli odorosi che avevano suscitato una sorpresa all’arrivo in Francia visto che tutto il seguito di Caterina ne faceva bella e odorosa mostra e che in seguito chi se lo poteva permettere lo aveva voluto come accessorio profumato. Una sorta di “Arbre Magique” personale!!

La ricchezza accumulata da Renè era divenuta così importante comparabile solo con altrettanti nemici che con il passare del tempo si era procurato per invidia, per il potere che la protezione di Caterina offriva e perché nella sua “professione” era praticamente senza rivali. Il desiderio di potere più della stessa ricchezza era diventato per lui, quasi una ossessione. Anche i nemici aumentavano, però, di pari passo ed in lui, si cominciò ad insinuare un irrefrenabile desiderio di vendetta nei confronti, soprattutto di chi si era inizialmente avvicinato con modi di amichevole considerazione e collaborazione.

Durante il XVI° secolo, nelle corti europee aveva preso piede e sostanza la modalità di liberarsi dei nemici utilizzando veleni più o meno potenti da sciogliere nel vino o nei cibi “liquidi”. La maestria di Renè Le Florentin si mostrò ancora una volta superiore agli altri e ben più raffinata. Da non dimenticare che il percorso con il frate alchimista aveva avuto in Renè un discepolo bravissimo nel miscelare essenze e, al tempo stesso, sostanze naturali in grado di procurare danni anche mortali. Per liberarsi dei suoi più acerrimi avversari, si preparò a mettere in atto le sue vendette aiutato anche dall’usanza della nobiltà e della aristocrazia di portare nella sua boutique di Pont Saint Michel la biancheria intima perché fosse profumata, attività che veniva svolta impregnando i tessuti di sostanze odorose. Utilizzando le sue profonde conoscenze in materia, René riuscì ad elaborare una sostanza specifica dove “intingere” la biancheria prima di profumarla, sostanza che si sarebbe attivata indossando gli indumenti reagendo con il calore del corpo o con il sudore. Il risultato era simile ad un acido che ustionava le carni e, piano piano, arrivava ad uccidere tra sofferenze atroci.

I “clienti” non si resero subito conto che la causa di queste morti fosse imputabile a questo gentiluomo anche perché non avevano prove documentali. Lo intuirono ma continuarono a portare la propria biancheria nella boutique di Pont Saint Michel, e per prolungare la loro vita, oltre a costringere i servi a indossare per un giorno la biancheria dei loro padroni, riempirono Renè di onori, cariche illustri e denaro, tanto denaro. Si dice, comunque, che la stessa Caterina si rivolgesse a lui per ordinare la produzione di veleni adatti a coloro che avessero tentato di insidiare il suo trono.
Le “ricette” dei profumi realizzati si sono perse nel tempo. Rimane solo L’Eau de la Reine “l’Acqua della Regina”, prodotto preparato con essenze di agrumi e bergamotto di Calabria, creazione ancora prodotta con il nome di Acqua di Colonia. La ricetta originale è custodita nella Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella.

Per quanto discutibile la sua figura è innegabile l’importanza che l’italiano ebbe alla Corte di Francia, cambiando gli usi della società e ponendo le basi della moderna profumeria. Firenze è ancora una volta nella storia, questa volta con l’arte della profumeria che diventò una moda che invase Francia e Inghilterra e tutte le corti europee. E, nella leggenda, si parla di un uomo, sicuramente pieno di difetti, avido ed ambizioso che, con i profumi riuscì a cambiare una società impostando le basi della moderna profumeria.

Alessandro Nelli
René Le Florentin

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