Prima parte

I fiorentini preoccupati dell’alleanza dei due condottieri, mossero il loro esercito e si accamparono vicino a Montecatini decisi a ribadire la forza dei Guelfi. Castruccio al comando di una parte dell’esercito Ghibellino, andò loro incontro, e il 24 agosto 1315 malgrado l’inferiorità numerica rispetto agli avversari, diede battaglia e li sconfisse sonoramente. Sfruttando la vittoria e lo sbandamento della Lega Guelfa, si diede a razziare il territorio fino ad Empoli. Il Signore di Pisa riconoscente, volle farlo consigliere e confidente del proprio secondo genito Neri, fatto Principe di Lucca, per guidarlo nel governo.

Rientrato in città gli amici di Castruccio, lo invitarono a sposarsi con lo scopo di accrescere le amicizie con le famiglie più in vista. Frattanto il popolo apprezzava la sua benevolenza nel governare, la sagacia politica e l’amicizia verso i soldati. Uguccione allarmato di questo crescente affetto, e la paura di perdere il controllo della città, ordinò a suo figlio Neri suo rappresentante, di arrestarlo in tutta segretezza e decapitarlo. Si presentò l’occasione di catturarlo, con il pretesto di una uccisione avvenuta a Camaiore. Fu tratto e portato in carcere legato e incatenato. Neri esitava ad ucciderlo, il popolo minacciava di liberarlo, e non avendo truppe a sufficienza per difendersi lasciava trascorrere il tempo. Il condottiero pisano preoccupato della situazione creatasi, e deciso a mettere fine alla sua vita, si mosse da Pisa al comando di 400 cavalieri, risoluto a dar fine al suo disegno.

Poco dopo la sua partenza, il popolo oppresso dalla tirannia del despota, colse l’occasione per liberarsi da quella servitù. Il suono delle campane diede inizio alla rivolta, si armò e andò nella piazza dei Signori, entrò nel Palazzo e uccise il Vicario di Uguccione che vi aveva trovato rifugio. Vennero uccisi o fatti prigionieri i seguaci del Signore, e cacciarono tutti i forestieri stipendiati. Uguccione venuto a conoscenza della rivolta, decise di ritornare per riprendere il controllo della città. Ma non poté rientrare. Le porte della città erano state chiuse e ben sorvegliate. Decise pertanto di andare a Lucca per riprenderne il controllo, ma quando vi entrò vide il popolo tumultuante e in arme, deciso a liberare Castruccio.

Vista la malaparata, lo liberò con la segreta speranza di rabbonire i lucchesi. Il popolo voleva vendetta contro il tiranno, ma Castruccio non volle ascoltarli. Diede al suo antico alleato e ai suoi uomini un salvacondotto per andare dove volevano. Uguccione con la sua truppa, usci dalla città e si incamminò verso Verona alla corte di Cangrande della Scala. Dopo la liberazione, fu acclamato Capitano Generale della città, e nel giugno 1316 Console a Vita. Con la sua Signoria, si consolidò il potere Ghibellino. Anni dopo precisamente nel 1320, riprese le ostilità contro Firenze, scorrazzò per il loro territorio incendiando e razziando tutto quello che trovava, arrivando fino alla città di Prato. L’Arciduca d’Austria Federico I° d’Asburgo lo nominò Vicario per Lucca, Lunigiana, e della Valle di Nievole. L’Imperatore suo amico e alleato gli confermò l’incarico nel 1324.

Cenotafio Guido Tarlati

I pistoiesi tempo dopo, si mossero contro il territorio lucchese inquietando li abitanti, ma Castruccio li ridusse ai loro doveri aumentando loro l’importo annuo del tributo pagato. L’anno seguente nel mese di settembre, alleandosi con Guido Tarlati signore di Arezzo e Azzo Visconti signore di Milano, sconfisse nella battaglia di Altopascio i fiorentini di parte Guelfa. Furono fatti molti prigionieri. A seguito di questa vittoria l’’Imperatore lo nominò Duca di Lucca. Riuscì a conquistare Pistoia con il tradimento di Filippo Tedici, fatto signore della città, riedificò le mura difensive abbattute dai Guelfi nel 1306. Dopo la vittoria di Altopascio, conquistò anche Signa, e questa volta arrivò ad accamparsi presso Peretola, vicino alle mura di Firenze. Lucca gli dedicò un trionfo in stile romano. Fece sfilare il Carroccio catturato ai fiorentini, la campana senza il battacchio, e il Gonfalone di Firenze capovolto. Giorni dopo, esattamente l’11 novembre San Martino, alle porte di Firenze a scherno del nemico tre pali, di cui uno corso da prostitute. Poi per festeggiare degnamente la vittoria fece battere una moneta chiamata “castruccina”.

Il 17 gennaio 1328 mentre si preparava a muoversi verso Firenze, veniva convocato a Roma per assistere all’incoronazione del Bavaro. Durante la sua permanenza nella Città Eterna, fu nominato Grande Legato per l’Italia. Nel contempo progettava di chiudere l’Arno alla “Gonfolina” per allagare Firenze. Ma questa soluzione venne ritenuta impossibile dai suoi agrimensori. Per i suoi meriti militari, politici, e di amministratore, ricevette da Ludovico di inserire nel suo stemma araldico, gli scacchi azzurro e argento dei Duchi di Baviera. Durante la sua assenza Pistoia si ribellò. Dovette partire e andare velocemente a Pisa, da lì con un corpo di 2000 balestrieri, si diresse verso i ribelli, e insieme all’esercito lucchese, se ne reimpossessò.

L’Imperatore scontento di come andavano le cose in Italia, richiese denaro a tutte le città. A Castruccio tolse il Vicariato di Pisa, investendo della Signoria l’Imperatrice, la quale invio come suo Vicario il Conte di Ottenghino. Il Signore di Lucca sentendosi offeso da quanto fatto da Ludovico, si volse contro Pisa e in tre giorni ne rientrò in possesso. Dopo breve tempo il Duca si ammalò di febbre malarica, che in poco tempo lo portò alla morte, era il 3 settembre 1328. Prima di lui nel mese di agosto dello stesso anno, era morto a Pescia Galeazzo Visconti, debilitato da una lunga carcerazione subita a Monza. Anche lui per malaria contratta nelle osterie intorno a Pistoia, dove si recava spesso in compagnia di Castruccio.

Con la morte del Signore di Lucca nella sua città, finiva per sempre il tentativo di riportare i Ghibellini al potere in Toscana. Le città Guelfe con in testa Firenze erano state sconfitte più volte in battaglia, ma riuscirono a resistere a questo grande Condottiero e politico, temuto dai suoi nemici ma amato da i suoi concittadini. Il giorno 14 dello stesso mese la salma fu trasportata in pompa magna alla chiesa di San Francesco, e sepolto davanti all’altare maggiore.

Alberto Chiarugi
Castruccio Castracani Antelminelli, 2° parte.

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