Svolgimento delle indagini sull’omicidio del Duca Alessandro. Interrogatorio dei testimoni da parte del giudice, tutto riportato dal Cancelliere presente.

PREAMBOLO PER CAPIRE L’ACCADUTO

Il duca Alessandro

Mi chiamo Angiolo di Bembo calzolaio da Bologna, sono conosciuto anche con il nomignolo di “Anguilletto” per il mio sapermi destreggiare fra le leggi delle città dove sono chiamato a svolgere il mio lavoro di Cancelliere. Appartengo alla “famiglia” del Giudice Maurizio da Milano, insieme ad un Notaio per stilare atti e repertori. Giriamo molte città alle dipendenze temporanee dei Signori che le governano.
Da molti mesi ci troviamo a Firenze, chiamati a svolgere il nostro lavoro da sua Eccellenza il Duca. Un tragico evento sconvolge la routine giornaliera presso il Palazzo del Bargello. La notizia dell’assassinio di Alessandro dei Medici ci è stata comunicata da una fantesca di casa Medici.

Questo ho udito e trascritto per ordine del Giudice Maurizio, durante gli interrogatori della servitù, del capo delle guardie del Palazzo Giustiniano da Cesena e dell’Ungaro soldato addetto alla difesa del Duca. Madonna Margareta la consorte di Alessandro, non viene interrogata per rispettare il suo dolore.

DEPOSIZIONE DEI TESTI

Oggi è il 6 di gennaio 1537 giorno dell’Epifania, con questa giornata si concludono le feste di Natale, iniziate con l’avvento di nostro Signore Gesù Cristo. Si apre l’interrogatorio dei testimoni presenti a vario titolo presso il Palazzo Medici.

Il Giudice chiama a testimoniare il Maggiordomo di Casa Medici Messer Lapo Rossi.

Maggiordomo: La servitù presente nel Palazzo Medici di via Larga, ha preparato la tavola per il desinare del Duca Alessandro. Il tempo passa, e non si vede ancora apparire il Signore. Messer Pagolo lo “Scalco” addetto a sovraintendere alle cucine e alla preparazione della tavola per i pasti del padrone di casa, inizia a preoccuparsi del ritardo del Duca. Tutti sanno delle sue scorribande notturne con il Lorenzo de’ Medici suo cugino, per le strade di Firenze alla conquista di donne per gli appetiti sessuali di Alessandro, malgrado abbia sposato la giovane figlia dell’Imperatore Carlo V Margareta. Dopo un breve conciliabolo con gli altri componenti della servitù, decido di mandare la guardarobiera alla camera del Duca per accertarsi se dorme ancora, svegliarlo aiutarlo a lavarsi e vestirlo, dicendogli che il desinare è in tavola. La donna si reca alla stanza da letto, ma del Duca non vi è traccia. Torna nel salone da pranzo e mi dice che: il letto è intatto, il camino è spento. Ad una seggiola sono appoggiati i vestiti indossati la sera prima e il “giaco” del quale si priva malvolentieri. Racconta di aver aperto una finestra per far entrare la luce solare. Ha dischiuso la porta dell'”Agio” ma neanche li non c’è nessuno. Ai presenti si è aggiunto il capo delle guardie addette alla difesa del Duca. Giustiniano da Cesena la interroga, vuol sapere dove è Alessandro. “La guardarobiera racconta quello che ha trovato. La stanza vuota, il letto intatto, gli abiti, ma non vi è traccia del Duca”. Alessandro non a voluto nessuno, neanche il fido Ungaro che lo segue dappertutto come un ombra. Prima di uscire dal Palazzo, li ha rassicurati dicendo che andava ad un incontro amoroso, in compagnia del suo amato cugino Lorenzo. Il posto dove sarebbe avvenuto l’incontro è la casa del cugino, non lontano dal Palazzo. Il capo delle guardie raduna i suoi uomini, e parte alla ricerca del Duca.

Giudice: Venga a raccontare ciò che ha trovato Messer Giustiniano da Cesena.

L’assassinio del duca Alessandro

Giustiniano: Messer lo Giudice, siamo arrivati alla casa di Lorenzo nel quartiere di San Lorenzo. La porta è chiusa, bussiamo ma nessuno è venuto ad aprire. Riproviamo ancora ma non abbiamo risposta. Ordino ai soldati di abbattere la porta, e poco tempo dopo entriamo nella casa immersa nel silenzio. Vengono esplorate tutte le stanze compresa la cucina, la legnaia e la dispensa. In ultimo viene aperta la porta della camera da letto, essendo immersa nella penombra viene aperta una finestra per fare luce. Il letto è disfatto le sedie rovesciate, il camino spento. L’Ungaro vede delle macchie di sangue in terra e sul letto. Sguaina spada e sposta le coperte. Il Duca semi svestito è disteso a pancia all’aria, gli occhi arrovesciati all’indietro, la bocca spalancata con infilato dentro fino all’elsa un pugnale lungo e fine. I presenti rimangono impressionati dalla vista del cadavere, e dalla ferocia con la quale è stato ucciso. Dopo un attimo di smarrimento, ho chiamato i servi della casa gli ordino di chiudere la stanza e non fare entrare nessuno. Poi sono montato a cavallo seguito dall’Ungaro abbiamo raggiunto il Bargello per denunciare l’accaduto al Giudice Maurizio da Milano.

Inizia l’interrogatorio dell’Ungaro.

Giudice: Messer Ungaro, perché pur essendo destinato alla persona del Duca come guardia del corpo, non si trovava con lui;

Ungaro: Sua altezza mi aveva pregato di lasciarlo solo, essendo insieme al suo cugino Lorenzino, e poi andava ad un convegno amoroso non avrebbe corso rischi. Per difesa personale aveva una spada, in caso di assalto si sarebbe difeso da solo. Infine mi disse di tornare a prenderlo l’indomani mattina;

Giudice: Non doveva lasciarlo in balia degli eventi che si potevano presentare, la sua persona avrebbe contribuito a difenderlo;

Ungaro: Messere, voi conoscete bene il mio padrone, disubbidendo ai suoi ordini sarei incorso in punizioni severe. Comunque suo cugino Lorenzo poteva venire a chiamarmi in qualsiasi momento, sono rimasto in una casa li vicino tutta la notte in compagnia di soldati, pronto ad intervenire al bisogno;

Giudice: Dove si trova adesso Messer Lorenzo? Come mai non è qui a raccontarci dove è andato dopo che ha lasciato il Duca con Madonna Ginori? Quando si sa che di lei si tratta e non di altre donne.

Ungaro: In un primo tempo il Duca voleva avere un incontro con la zia di Lorenzo, ma poi è stato conquistato dalla avvenente bellezza di Madonna Ginori.

Giustiniano: Messer Giudice, vado ad informarmi se qualcuno ha visto Lorenzo de’ Medici ed eventuali complici.

Testimonianza di Messer Giustiniano resa al Giudice, su quanto gli è stato riferito

Giustiniano: Uscito dal Bargello, inizio a girare per la città, domandando a destra e a manca se qualcuno aveva incrociato Lorenzo de’ Medici. Giunto dal Vescovo Marzi incaricato dal Duca di compilare lascia passare per chi vuole uscire di notte dalla città, viene a sapere che durante la notte da lui si sono presentati tre cavalieri, a chiedere il lascia passare per andarsene. I cavalieri sono stati riconosciuti nelle persone di: Lorenzo de’ Medici, la guardia personale Michele del Tavolaccino detto “Scoronconcolo”, e il servo del Medici Piero di Mancanti detto “Freccia”.

Ormai è chiaro, il sicario del Duca è Lorenzo de’ Medici, forse aiutato dagli altri due nell’assassinio. Dopo un breve conciliabolo fra il Giudice e Il Giustiniano, viene deciso di chiamare il Capitano Vitelli con le sue truppe, che ora sono accampati a Città di Castello. Deve arrivare in città il prima possibile, per evitare colpi di mano da parte degli antimedicei. Inoltre bisogna tornare a Palazzo Medici in via Larga per trovare eventuali complici. Intanto Giustiniano con le guardie, vanno a prelevare i componenti della servitù per radunarli e portarli al Bargello. Interrogato il Maggiordomo fa presente che manca il valletto di sua Signoria, questa mattina non si è ancora visto. Viene dato ordine alle guardie di cercarlo in ogni angolo del Palazzo. Dopo poco tempo è rintracciato rannicchiato sotto una panca nella cappella dei Magi, e lo portano davanti a Giustiniano. Infine il corteo di civili e soldati si incammina verso il Bargello.

Quando il corteo giunge al Bargello, la servitù viene presa in consegna dai Birri del Giudice. Uno alla volta vengono interrogati. Vengono informati che saranno torturati se non daranno risposte esaudienti. La maggioranza dei servi conferma di essere informata delle scorribande notturne del Duca, ma di non essere complici degli assassini. In ultimo viene interrogato il valletto del Duca.
Giudice: Messere mi dica il suo nome e cognome, da quanto tempo si trova alle dipendenze del Duca, e in ultimo cosa faceva nella Cappella dei Magi, riservata per le preghiere del Medici e della sua famiglia.
Valletto: Mi chiamo Neri di Sostegno e di Madonna Lippa, sono nato a Firenze 18 anni fa. Ho trovato il posto di lavoro come valletto addetto alla persona del Duca. Sono succeduto ad un mio cugino Deciso, ha lasciato il posto perché è entrato a servizio dai Marchesi Antinori. Sono stato preso e portato a questo palazzo interrogato e torturato. Ho subito tratti di corda, hanno disarticolato le mie gambe, ho urlato di smetterla, di portarmi davanti a Vostra Eccellenza per raccontare quello che so!
Giudice: Ancora non mi avete detto quale è l’incarico che svolgete per il Duca Alessandro.
Valletto: La mattina debbo svegliarlo non prima di mezzogiorno. Tutte le notti va in giro per la città con l’Ungaro, addetto alla sua difesa. Eccellenza quell’uomo mi fa paura. Rientrano sempre al levare del sole. L’aiuto a spogliarsi, metterlo nel suo letto, e prima di uscire debbo rattizzare il fuoco nel camino, d’inverno le giornate e le notti sono molto fredde. Quando lo sveglio per il desinare, l’aiuto a lavarsi, gli preparo i vestiti che deve indossare, e quando va a mangiare debbo rassettare il letto e la camera.
Giudice: Neri non avete ancora detto cosa facevate nella cappella nascosto sotto una panca.
Valletto: Messer lo Giudice ho combinato un guaio. Quando ier sera sua Signoria si è vestito per uscire per le scorribande notturne, ho notato che non aveva indossato il “Giaco”. L’ho detto all’Ungaro. Mi ha risposto che non l’aveva messo perché aveva un incontro amoroso con una Nobil Donna, Messer Lorenzo li presente sogghignava.
Giudice: Raccontate i fatti senza tanti fronzoli. E ditemi come mai siete stato trovato nella cappella?
Valletto: Vedete Messere, quando posso vado li a pregare di nascosto. Ma ieri sera ero molto stanco e mi sono addormentato. Stamani mattina sono stato svegliato dagli urli di madonna Margareta, dai pianti delle serve, e dallo scalpiccio dei soldati andati ad avvertirla dell’omicidio del Duca Alessandro.
Giudice: Voi dite di non sapere niente dei sicari che l’hanno ucciso?
Valletto: Messere io non chiedo mai niente, ne dove va, con chi esce e quando ritorna.
Giudice: Ho interrogato l’Ungaro. Mi ha confermato di essere rimasto in una casa di fronte all’abitazione di Lorenzo, e che insieme a lui andava ad un incontro amoroso, e nel bisogno Lorenzo l’avrebbe aiutato.
Valletto: Messer Giudice, il Duca ha detto di Messer Lorenzo, che è un debosciato e vile, sempre pronto a fuggire in caso di pericolo. Inoltre quando vede una spada sguainata sviene.
Giudice: Ho ascoltato la vostra deposizione, dalla quale ho capito che l’assassino del Duca è suo cugino Lorenzo aiutato dal sicario Scoronconcolo e dal servo Piero di Mancanti detto “Freccia”. Non avendo prove per scagionarvi da aver in qualche modo partecipato all’assassinio, per tanto ordino di imprigionarvi alle Stinche, da dove uscirete quando saranno eliminati tutti gli autori del delitto. Guardie, prendetelo in consegna e recatelo alle prigioni!
Al Cancelliere che ha udito e scritto tutto degli interrogatori, ordino di trascrivere sul libro del Chiodo la sentenza: Lorenzo de’ Medici detto Lorenzino, e i suoi complici lo Scoronconcolo e il Freccia sono condannati a morte con il taglio della testa. Chiunque li trovi nel territorio e nel contado di Firenze, deve eseguire quanto io Ser Maurizio da Milano Giudice in Firenze ho stabilito. Inoltre i condannati in contumacia voglio che siano effigiati sulle pareti del Bargello a monito per la popolazione.
EPILOGO
Sono passati dall’omicidio di Alessandro 11 anni. Cosimo figlio di Giovanni dalle Bande Nere e Caterina Sforza del ramo “Popolano” è divenuto di fatto Signore di Firenze. I medicei credevano di poterlo manovrare credendolo un agnello, invece era un leone sotto mentite spoglie. Il Freccia e lo Scoronconcolo sono stati uccisi, e anche il cesaricida Lorenzaccio colui che si sentiva un novello Bruto, e stato ucciso a Venezia dai sicari dell’Imperatore Massimiliano II. Il povero valletto Neri è stato liberato dalla prigione, quando il Granduca a ricevuto la notizia della fine degli uccisori di Alessandro. Finiva così il tentativo di rovesciare il Duca Alessandro da parte del cugino Lorenzo per prenderne il posto.
Questo ho scritto in verità io Cancelliere Angiolo di Bembo da Bologna, al servizio del Granduca Cosimo in Firenze come Cancelliere Aulico, nel Tomo dove erano scritti gli interrogatori dei testimoni.
Duca Alessandro l’immaginario processo.
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