Andando agli Uffizi, troviamo uno dei ritratti più conosciuti: è quello di Federico da Montefeltro, duca di Urbino, grande condottiero del Rinascimento.

Piero della Francesca dipinse il dittico nel 1465, su commissione del duca; vi sono ritratti i Duchi di Urbino, Federico da Montefeltro e Battista Sforza, entrambi di profilo, nell’atto di guardarsi negli occhi, lui con cappello e veste rossa, lei, pallida, con una complicata acconciatura, gioielli e ricche vesti. Il busto dei due coniugi ha come sfondo un paesaggio visto dall’alto, invece il loro profilo si staglia netto sul cielo azzurro. Battista è pallida, ha la fronte ampia e un’espressione pacata. Federico, di carnagione più scura, capelli crespi nerissimi, ha un profilo molto strano: evidenzia il suo naso, non solo voluminoso e sporgente, ma anche di forma alquanto singolare, che, in corrispondenza dell’attaccatura, sembra quasi “tagliato” ad angolo retto.

Poiché Piero della Francesca può essere considerato uno degli artisti più dotati della sua epoca, ed era un grande amico di Federico da Montefeltro, è da scartare l’ipotesi di un errore del pittore.

Anche in altri dipinti che lo ritraggono, Federico appare sempre di profilo, sempre “quel” profilo… e allora, è inevitabile chiedersene il perché.

La spiegazione è che Federico non poteva essere ritratto né di fronte né da destra: intorno al 1450, in un incidente durante un torneo, una lancia gli era penetrata nell’elmo e gli aveva perforato l’occhio. Da alcune descrizioni sappiamo che la palpebra gli era rimasta pendente e che si vedeva solo il bianco del bulbo oculare. Federico aveva perso l’occhio destro: una simile ferita, in quei tempi, poteva condurre alla morte. 

Con insospettabile ottimismo, la leggenda ci racconta che il duca affermò: «Pazienza, ci vedrò meglio con un occhio che con cento!».

Belle parole, ma all’atto pratico, il poter contare su un solo occhio poneva forti limitazioni al campo visivo. Urgeva dunque trovare una soluzione, e Federico, senza indugi, decise di farsi tagliare la parte superiore del naso, in una operazione di chirurgia plastica ante litteram, tramite la quale il naso del duca fu sapientemente “limato”, come da espressa richiesta dell’interessato. Sottoporsi ad una simile tortura non aveva però motivazioni estetiche, ma pratiche: grazie all’intervento, infatti, Federico poteva godere di una visione più ampia, “quasi” come avesse avuto ancora l’uso dell’altro occhio. È soltanto lontanamente immaginabile il dolore che possa aver patito durante quella operazione, dato che al tempo non esistevano certo anestesie, ed anche i ferri chirurgici adottati erano simili agli attrezzi di un falegname.

Come se non bastasse, alcuni anni dopo divenne zoppo a causa di un altro incidente: il pavimento di un palazzo di San Marino nel quale era ospite crollò, facendolo precipitare “per 8 o 9 braccia”. Non morì, ma fu per sempre zoppo e non poté più cavalcare.

Gli incidenti e l’operazione non fermarono la sua carriera, che lo portò a diventare Duca di Urbino. Federico, infatti, rimane uno dei personaggi più significativi del Rinascimento italiano: il suo amore per l’arte fa sì che ancora oggi Urbino sia la “sua” città, ricca di bellezza grazie al suo mecenate.

Un’altra versione della vicenda, narra che la particolare forma del naso del Duca fosse dovuta proprio alla ferita riportata durante la giostra che, oltre a renderlo orbo, gli avrebbe anche “tranciato” di netto una parte del setto nasale. A smentire però questa seconda versione, per alcuni versi anche più credibile, è la lettera autografa di Federico da Montefeltro indirizzata al cerusico (medico chirurgo) Battiferro da Mercatello, che si trova all’Archivio di Stato.

Un’altra domanda che nasce spontanea è questa: perché i pittori di corte invece di dissimulare questo difetto lo dipinsero in modo così riconoscibile? Invece di nascondere il difetto fisico, Federico da Montefeltro lo accentuò e ne fece il suo marchio distintivo.

I suoi contemporanei, che erano al corrente della vicenda, quando vedevano il suo ritratto non solo conoscevano il motivo del naso tagliato, ma richiamavano alla mente il suo intero volto deturpato e non potevano così fare a meno di ammirare il suo coraggio.

Un personaggio davvero unico!

Gabriella Bazzani

Federico da Montefeltro, agli albori della rinoplastica
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Un pensiero su “Federico da Montefeltro, agli albori della rinoplastica

  • 4 Giugno 2022 alle 16:40
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    Il ritratto di Federico da Montefeltro, rimane nella mente più di altre immagini di personaggi famosi dell’antichità, proprio per il profilo particolare del naso, che io ho sempre immaginato una stranezza naturale. Interessante e impressionante la storia di come lui stesso avesse deciso ,tramite una terribile operazione chirurgica , fare tale cambiamento somatico. Inimmaginabile il dolore, e chissà mai , quanto avrà ampliato il suo campo visivo !!! Bellissimo , interessante racconto !
    Grazia Barbieri

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