Bernardo Buontalenti non ha certo bisogno di presentazioni. Fu un architetto, pittore, scultore, scenografo con una innata passione per i fuochi d’artificio; abilissimo a dirigere feste, ad allestire spettacoli con scenari maestosi. Un vero talento nel giostrare i lanci di fuochi d’artificio, per i quali era in grado anche di creare particolari traiettorie, tanto che questa abilità gli valse il soprannome di “Bernardo delle Girandole”. 

Buontalenti si era fatto un nome in tutta Italia, per le magnifiche rappresentazioni che riusciva ad allestire. Particolarmente ricordata era la festa notturna allestita in occasione delle nozze di Ferdinando de’Medici con Cristina di Lorena. 

Bernardo Buontalenti aveva costruito un “castello turchesco” nel cortile dell’Ammannati, in Palazzo Pitti, ed aveva congegnato e diretto un vero e proprio assalto al castello. A seguire, mentre si svolgeva il banchetto nuziale, Buontalenti fece sparire il castello e, come per incanto, apparve un lago artificiale in cui la luna andava a specchiarsi. 

Quando a Firenze, il 4 marzo 1590, giunse il cardinale di Genova, Niccolò Sfrondati, che venne ospitato in Palazzo Pitti, Bernardo Buontalenti venne subito chiamato ad allestire uno spettacolo in suo onore. Era stato deciso di rappresentare in Palazzo Pitti l’Aminta del Tasso e Buontalenti, con le sue prospettive e le sue macchine, rese lo spettacolo talmente coinvolgente e fenomenale da far sì che ne venisse parlato per lungo tempo in tutto lo stivale. 

Passato qualche giorno da questa rappresentazione, mentre Buontalenti stava tornando a casa per desinare, capitò un fatto singolare. Bernardo abitava in Via Maggio, all’odierno numero 37, un piccolo e semplice palazzetto, che si era costruito per sé e la sua famiglia. 

Quel giorno, venne fermato da un uomo “molto bene in arnese, vestito in abito da campagna”. Quest’uomo, sceso da cavallo, si sincerò di trovarsi a parlare proprio con Bernardo Buontalenti, quello che “ha inventato le stupende macchine per la commedia ultimamente compiuta dal Tasso”. Avutane conferma, lo sconosciuto gli buttò le braccia al collo, baciandolo in fronte. Buontalenti rimase indubbiamente meravigliato da quel gesto, e si premurò subito di chiedere allo sconosciuto chi fosse; ma questi era già balzato in sella al suo cavallo e stava partendo a spron battuto. 

Tra le strette pareti dello Sdrucciolo dei Pitti, assieme allo scalpitare degli zoccoli del cavallo, una voce riecheggiò: “Torquato Tasso!”. A ricordo di questo evento vi è una lapide, di cui pochi conoscono l’esistenza, nascosta all’interno del portone.

Gabriella Bazzani
Incontri fugaci…

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