Nel “Liber Coloniarum” viene riportato che Florentia, venne fondata nel 59 a.C.. Addirittura con maggior precisione possiamo dire tra il 28 aprile e il 3 maggio.

La città fu dedicata ai festeggiamenti in onore della dea Flora. Il territorio veniva assegnato secondo la Lex Julia, ad una centuria di soldati cesariani, molto probabilmente veterani congedati dall’esercito con merito e quindi premiati con concessioni territoriali.

La città venne costruita proprio nel punto in cui l’Arno si restringe di più, cosicché il passaggio fra le due rive fosse facilmente traghettabile, visto che ancora non era stato costruito nemmeno un ponte. La sua struttura era quella tipica del “castrum”, ovvero dell’accampamento romano, aveva cioè una forma rettangolare, con due strade principali che la percorrevano intersecandosi tra loro. Una era detta “Cardo Maximum” e andava da nord a sud, la seconda “Decumanum” e andava da est ad ovest. La prima si trovava dove oggi c’è via Roma e via Calimala, la seconda tra via degli Speziali, via Strozzi e il Corso.

Dove si intersecano le due strade era posta una colonna chiamata “Mundus sacrificale” dove poi in seguito si sviluppò il Foro, ovvero dove vi era il mercato, gli uffici amministrativi, i templi e il tribunale. Insomma il centro nevralgico della città. Erano presenti quarantotto insule, ovvero agglomerati di case; la città era poi suddivisa in quattro quartieri.

Le strade principali uscivano dalle porte della mura, ce ne erano dunque quattro: Porta Pretoria a nord, dove oggi c’è borgo San Lorenzo, detta anche “Contra Aquilonem”, così chiamata perché da qui entrava un vento piuttosto gelido proveniente dal nord detto appunto “aquilonem”. Nel medioevo la stessa porta acquisì il nome di Porta del Vescovo, perché situata vicina al Vescovado. A sud era posta la Porta Decumana, in prossimità dell’Arno, vicino a via Vacchereccia. Nel medioevo la stessa porta prese il nome di Porta Santa Maria, ereditato dalla limitrofa chiesa omonima. La porta principale era detta “Principalis Dextra” ed era collocata ad est, all’altezza dell’incrocio tra via del Proconsolo e il Corso. Anche questa nel medioevo fu ribattezzata Porta San Piero, prendendo il nome dal vicino monastero femminile. Dalla parte opposta, c’era la porta Principalis Sinixtra, all’incirca tra le odierne via degli Strozzi e via Tornabuoni. In epoca medievale fu detta Porta San Pancrazio o Brancazio, nome preso dal monastero Vallombrosano.

Queste non erano le uniche porte aperte nelle mura, dopo queste definite “carraie”, c’erano le “posterle”, o porte pedonali, aperte verso i sobborghi, nome derivato dal latino “sub urbe” ovvero “fuori l’urbe” o meglio fuori la città. Alcune strade che partivano da queste porte prenderanno il nome ancora oggi in uso di “borgo”, come: borgo San Lorenzo, borgo Santissimi Spostoli e via dicendo; nome che manterranno anche quando questi borghi saranno inglobati all’interno delle mura della città ormai cresciuta.

Florentia si sviluppò particolarmente dopo il 123 d.C. probabilmente anche grazie all’apertura della via Cassia Nuova e alla costruzione del primo ponte di legno per unire le due sponde dell’Arno. Il ponte era  proprio dove oggi c’è il famoso Ponte Vecchio.

La strada che usciva dalla porta nord portava a Bologna, quella di sud portava verso Siena e poi Roma, quella ad est andava verso Arezzo e quella ad ovest andava a Pistoia.

La “Colonia” aumentando la sua importanza divenne “Municipium”, arrivando poi ad  ospitare il governatore che amministrava le province dell’Etruria e dell’Umbria.  Verso la fine del II secolo la sua popolazione raggiunse le 10.000 anime, tanto che la città venne chiamata “Florida Florentia”. Proprio in questo periodo il Foro venne lastricato da marmi. Gli scavi archeologici in questa zona, non hanno trovato tracce di passaggi di carri, quella specie di “binari” o solchi ancora oggi visibili che si sono formati sulle strade più frequentate; la conseguenza di anni e anni di logoramento dovuto alle ruote dei carri che passavano in continuazione e che hanno “consumato” il lastricato. Si presume dunque data l’assenza di questi segni, che questa fosse una zona prettamente pedonale ed interdetta al traffico veicolare.

Come in ogni Foro di ogni città romana, vennero erette colonne, porticati e posizionate le statue di Giove, di Giunone e di Minerva, in quello che era il tempio a loro dedicato e che veniva chiamato Campidoglio proprio come quello di Roma.

Il tempio di Marte invece si trovava dove oggi c’è il Battistero, mentre quello di Giunone era in prossimità di via delle Oche, così chiamata  perché qui vi era il recinto per questi animali considerati sacri dalla dea. Furono le oche del Campidoglio secondo la leggenda a salvare Roma nel 390 a. C. dai Galli di Brenno. Come cani da guardia cominciarono a starnazzare all’arrivo dei silenziosi assedianti, avvertendo così i romani che poterono intervenire e sconfiggerli.

Un grande Porto fluviale venne costruito sull’Arno per facilitare trasporti e commercio. Non poteva mancare anche un acquedotto cittadino, che da Monte Morello portava l’acqua in quella che oggi è via di Capaccio, qui vi era una fontana con una testa di leone da cui sgorgava l’acqua. Da questa prende il nome la strada; “caput acquae” infatti altro non significa che “testa dell’acqua”.

Grazie all’acquedotto, ovviamente nella città vi erano anche le terme, situate proprio in quella che oggi si chiama via delle Terme. Qui si recavano tutti gli abitanti di ogni ceto sociale. Il luogo era importante sia per la pulizia del corpo, che per poi praticare la ginnastica, o per farsi fare i massaggi.

 All’interno delle terme vi erano delle vasche dette:  calidarium, frigidarium e tepidarium, dal nome si desume con facilità la temperatura dell’acqua in esse contenuta. Solitamente l’entrata era a pagamento, ma ad un prezzo talmente accessibile, che permetteva l’ingresso a chiunque. All’interno vi erano porticati, giardini, palestre, biblioteche e ristori, che accoglievano i fruitori. Qui si poteva studiare, passeggiare, allenarsi e conversare.

In quella che oggi è piazza della Signoria, sorgeva un teatro. Sorgeva invece in quella che oggi è Piazza Santa Croce, via Torta, Piazza dei Peruzzi e via Bentaccordi, il quinto in ordine di grandezza anfiteatro ellittico più grande d’ Italia. Come nell’ anfiteatro Flavio di Roma, all’interno erano organizzate battaglie navali, scontri tra gladiatori e caccie di animali. L’acqua per le battaglie navali, proveniva da quella che oggi è via de’ Benci, direttamente collegata con l’Arno.

In epoca imperiale Firenze diventata ormai una città importante, ogni sua strada principale viene lastricata. Le strade vennero coperte con opus incertum, pietre tagliate in maniera irregolare, proprio per questo adatte a resistere al logorio del passaggio dei carri.

Tra via Barbacane e via Piazzola, c’è una singolare lapide con sopra un iscrizione “At Matre et Filia Aeque Disto”, ovvero: “Sono posta ad eguale distanza da Fiesole, la madre e da Firenze la figlia”. Questo significa che gli antichi Fiorentini consideravano Fiesole la madre di Firenze.

Riccardo Massaro
La Firenze romana

5 pensieri su “La Firenze romana

  • 25 Febbraio 2022 alle 18:20
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    Molto interessante e piacevole leggere la Storia di Firenze Romana. Mi è piaciuto sapere che vicino a Via Vacchereccia c’era la Porta Santa Maria; mi ha dato risposta ad una domanda che mi è sempre girata per la testa: come tutti i fiorentini ho sempre usato e sentito usare, Via Por Santa Maria…. adesso tutto mi è chiaro, grazie !!!

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    • 27 Febbraio 2022 alle 8:34
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      Grazie! I vostri commenti sono il mio carburante per andare avanti a scrivere e a ricercare aneddoti e curiosità sulla storia della vostra città, da cui mi sento “adottato”!

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      • 14 Marzo 2022 alle 11:58
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        Essendo un Fiorentino all’estero mi fa piacere conoscere la storia della mia amata Firenze a me ignota Grazie di cuore

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  • 17 Febbraio 2022 alle 12:09
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    Storia molto interessante (anche se già conosciuta) ma si legge molto volentieri poichè la scrittura e piacevole e molto scorrevole. Grazie

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