Questo 24 giugno è pieno di ritrovate tradizioni: torna la finale del Calcio Storico, tornano, se Dio vole, i fochi (anche se ci levano la soddisfazione di dire “l’eran meglio quelli dell’anno scorso”, e un ce gli hanno fatti!!)…

Riprendiamo anche una vecchia tradizione, quella di fare l’acqua di San Giovanni, e andiamo tutti pe’campi a raccattare fiori e erbe e la si fa insieme! 

Un si diventerà belli, ma un si rimbruttisce neanche, giù!! 

E allora, vediamo come si fa… 

La Festa di San Giovanni coincide con il solstizio d’estate, che nel mondo pagano simboleggiava un rito di passaggio che portava la Terra dal predominio lunare a quello solare durante la notte più corta dell’anno. 

In questa lunga notte di festeggiamenti, il popolo si lasciava andare a riti e credenze,  come bruciare le vecchie erbe nel falò e raccoglierne di nuove per avere un anno fortunato, soldi e salute.

Sulla base di queste tradizioni, si diffuse la credenza che la notte di San Giovanni fosse dedicata alla celebrazione dei rituali delle streghe.

“La guazza di San Giovanni guarisce tutti i malanni” raccontava la leggenda popolare….credere o non credere è una questione personale e soggettiva. 

Qualche piccolo rito, soprattutto se fatto per augurarsi del bene,  salute e speranza, regala una sensazione di benessere già solo nel farlo. 

La festa di San Giovanni Battista rappresenta l’unico caso in cui si festeggia la data di nascita del Santo e non quella di morte e questo già è un simbolo beneaugurante.

Gli antichi credevano  che la  notte tra il 23 e il 24 giugno fosse particolarmente propiziatoria perchè, essendo il solstizio d’estate, rappresentava una porta attraverso la quale gli dei facevano passare i nuovi nati sotto forma di rugiada.

Fu così che venne tramandata a livello simbolico come  il primo giorno di una nuova stagione dove la natura  era nel suo massimo vigore e splendore, dove la rinascita era  potente ed occorreva incanalare tutte le forze per non incorrere in eventi avversi…

L’acqua di San Giovanni si prepara la sera del 23 giugno raccogliendo una misticanza di erbe e fiori per metterle in acqua a prendere la rugiada del mattino e ottenere così una miscela perfetta per lavare il viso e le mani. 

Le erbe da aggiungere nell’acqua di San Giovanni acquistano così proprietà magiche, benedette dalla rugiada del santo e dagli influssi astrali. 

Ginestre e petali di rosa, verbena contro i malefici e finocchio selvatico, avena simbolo d’abbondanza e poi timo, salvia e rosmarino, menta, basilico e iperico, detto erba di San Giovanni e usata come anti depressivo, papaveri, fiordalisi, garofanetti, caprifogli, mazzi di sambuco, trifoglio, ranuncoli, lavanda, camomilla, amaranto, mentuccia, malva e foglie di noce, un’infinità di erbe fino ad arrivare ad almeno ventiquattro erbe benedette.

A questo punto, una volta  scelte quelle a noi più “accessibili”,  occorre metterle a bagno in una ciotola piena di acqua lasciandola esposta alla rugiada tutta la notte.

La mattina del ventiquattro ci si può lavare il viso e il corpo con questa acqua profumata, in un rito sacro e misterioso tramandato da anni, quest’acqua ha il potere di preservare dalle malattie, scacciare il malocchio e   la malasorte. Si possono immergere i bambini che usufruiranno dei benefici delle piante lasciate a macerare e ne ricaveranno una pelle profumata e purificata.

Volendo si può anche raccogliere la rugiada magica che si forma durante la notte di San Giovanni e usarla al mattino per purificare viso e corpo, si narra che fosse utile per far ricrescere i capelli, favorisse la fecondità, curasse la pelle ed allontanasse le malattie.

Gabriella Bazzani
L’acqua di San Giovanni
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