ODONOMASTICA Derivata dal greco hodós ‘via’, ‘strada’, e onomastikòs, ‘atto a denominare’ è l’insieme dei nomi delle strade, piazze, e più in genere, di tutte le aree di circolazione di un centro abitato. L’odonimo risponde a specifiche esigenze di identificazione e informazione che legano l’uomo al territorio dove ha deciso di risiedere, di abitare. Questa struttura in una città può essere percepita nel suo complesso come un ritratto della situazione geografica, economica, culturale e sociale di un determinato periodo, fornendo al tempo stesso un quadro degli orientamenti seguiti dalle autorità e in particolare dalle amministrazioni comunali. Per quanto ci riguarda, cercheremo di fornire sintetiche notizie indicando per situazioni, personaggi od altro solo le caratteristiche più importanti con l’impegno, se richiesto, di ampliare la “storia”:

Per una migliore comprensione delle principali caratteristiche che compongono l’odonomastica è stato ritenuto opportuno “ricordare” il significato di alcune voci anche del passato, utili ad indicare quel particolare luogo, sede di una abitazione oppure, ancora, di qualche specificità stradale del passato di cui non si è mai data notizia.

Glossario

Borgo è un retaggio del passato e può indicare un centro abitato di media grandezza e di una certa importanza (es. Borgo San Lorenzo), un gruppo di case edificate lungo una via maestra, od una modalità di espansione di una città al di fuori della cerchia delle vecchie mura.

Canto è l’angolo esterno di un fabbricato. Nel passato i nomi dei canti erano più noti di quelli delle vie perché, ad esempio, un possibile incontro poteva avvenire proprio sul canto dove esistevano logge, botteghe e spezierie. A Firenze sono ottantotto i canti sopravvissuti ed anche se la quasi totalità non fa più parte dello stradario cittadino, sono ricordati con una targa ben visibile sull’angolo del palazzo (es.: Via dei Cerchi = Canto di Croce Rossa).

Cavalcavia San Pierino

Cavalcavia indica solitamente un percorso stradale rialzato da utilizzare per consentire di “superare” un tratto ferroviario o stradale l’ostacolo rappresentato da un passaggio a livello. Nel passato indicava la Volta che univa, nelle strettoie, case e/o palazzi in genere appartenenti alla stessa famiglia. Alcune Volte sono ancora esistenti (San Pierino). Una curiosità: Vasari parla di arco ribassato o “scemo” e, ne troviamo un esempio, negli archi del Ponte Vecchio.

Chiasso del Buco

Chiasso indica una porzione di strada, una via stretta breve ed irregolare e/o anche senza sfondo. Tipicamente di uso cittadino, è ipotizzabile che la parola derivi dal fatto che proprio nelle strade strette il rumore, il baccano, risuoni in maniera fastidiosa (chiasso).

Corte era uno spazio scoperto entro le mura di un fabbricato più o meno importante. Oggi si possono identificare con piazze e piazzuole, soprattutto per quanto riguarda situazioni nei centri storici. Attualmente questa indicazione si trova abbastanza spesso all’interno di grandi Centri commerciali (es.: ai Gigli, Corte Lunga, Corte Tonda).

Costa San Giorgio

Costa a Firenze indicava la parte in salita che dalla riva sinistra dell’Arno saliva verso i poggi di San Miniato e del Belvedere. E’ comunque un terreno che sale con poca pendenza ed ha una posizione dominante sulla città. Se la salita invece è ripida prende il nome di Erta (Erta Canina, Costa San Giorgio, ecc.).

Forca questo termine è indicativo del punto dove una strada si divide in due ad angolo acuto. Bargellini chiamava queste forche di strade le vie divaricanti. Una curiosità fiorentina riguarda “il fare forca a scuola”, il non andare a scuola (nascostamente) e si dice possa avere origine dal fatto che l’assenza era registrata sul registro delle presenze con una “V” (Vacat= manca, è assente), simbolicamente rappresentativa di una Forca.

Loggia è un elemento architettonico, aperto integralmente almeno su un lato, come una galleria o un portico, spesso rialzato e coperto, e in genere sostenuto da colonne e archi. Specialmente nel Medioevo a Firenze, rappresentava simbolicamente la nobiltà di una famiglia che se ne serviva come luogo di ritrovo. Ebbe anche funzione di ritrovo di Arti e Corporazioni (dei tessitori, in via San Gallo). Da Ricordare anche la Loggia dei Lanzi, quella del Pesce o quella del Grano.

Madiella erano muriccioli di legno o di mattoni poste presso le porte delle botteghe La madia da cui derivano era (ed è) un mobile rustico a forma di cassettone in legno, con coperchio ribaltabile che serviva per lavorare la farina e per custodirla insieme a lievito ed d altri alimenti. Oltre che per riporre le merci potevano essere utilizzate anche per sedervi. Non ne esistono più perché già allora erano di ostacolo per la ristrettezza delle vie.

Marciapiede la parola, moderna, è di origine francese, marchè à pied, camminare a piedi. A Firenze, già nel quattrocento lo spazio rialzato ai lati della strada, Leon Battista Alberti lo identifica con “il cammino” e/o, più popolarmente, “l’andari”. I marciapiedi come le intendiamo noi vengono costruiti nell’Ottocento soprattutto con l’avvento delle sempre più pericolose “prepotenti carrozze” permettendo all’incauto pedone di mettersi in salvo anche con qualche difficoltà di precario equilibrio, vista la ristrettezza di molti marciapiedi. Dal punto di vista tecnico si possono definire come parte della sede stradale riservata al transito dei pedoni.

Mura rappresentano le antiche cerchie a difesa della città. Erano 6, rappresentative di epoche e situazioni diverse (La cerchia romana, il rimpicciolimento bizantino, le mura carolingie, le mura matildine, la prima cerchia comunale e l’aggiunta duecentesca, la seconda cerchia comunale detta di Arnolfo) a cui si devono aggiungere le modifiche granducali fino alla demolizione della parte a nord dell’Arno, nel corso dell’Ottocento, per creare i viali di circonvallazione, lasciando solo le principali porte di accesso. Le parti a Sud, in Oltrarno, sono ancora visibili e ben conservate. Questa situazione di “Risanamento” ebbe come fautore l’architetto Poggi che realizzò i viali di circonvallazione a partire dal 1870. A partire dal 1865, con Firenze capitale d’Italia (fino al 1871) cambiò gran parte dell’urbanistica cittadina con un progetto che prevedeva la modernizzazione del volto cittadino attraverso una riedificazione vera e propria in chiave più “decorosa” e celebrativa.

Panca di via è un elemento in muratura e pietra, destinato alla seduta, collocato generalmente presso la facciata principale di alcuni palazzi storici Oltre a consentire la seduta venivano costruite a difesa della muratura da possibili urti di veicoli in un tempo in cui non vi erano marciapiedi. Rappresentavano anche una nota di prestigio per la famiglia nobiliare che abitava il palazzo. Poteva essere utilizzata per coprire le finestre delle cantine ma generalmente fungeva da “sala di attesa” per quanti erano in attesa di essere ricevuti dal Signore (es.: Palazzo Medici-Riccardi, Palazzo Strozzi, ecc.).

Panca di ponte a differenza di quelle di via erano di legno e venivano”montate” lungo le spallette del ponte (Santa Trinita) ad uso di coloro che si ritrovavano per frescheggiare e per chiacchierare. Erano a pagamento.

Piazza nel passato le principali piazze di Firenze erano pavimentate con mattoni rossi “ferioli”, ben cotti, provenienti dalle fornaci dell’Impruneta, sostituiti intorno all’Ottocento da lastre di pietra serena, materiale che si trovava abbondante nelle cave vicine a Firenze (Fiesole, Maiano, Settignano, Valle del Mugnone, ecc.). In urbanistica si intende uno spazio pubblico racchiuso all’interno di un centro abitato, più largo delle strade che vi convergono, in maniera che si crei uno spazio di raccolta. E, in questo senso, è pensabile che il modo di dire “scendere in piazza” sia significativo del luogo primario ove raccogliersi da parte del popolo, dei cittadini, per manifestare, generalmente, il proprio dissenso nei confronti delle istituzioni. Nel mondo antico la piazza era scelta come sede delle istituzioni pubbliche e religiose, situazione che trova conferma in moltissime città e paesi italiani.

Ponte è una struttura utilizzata per superare un ostacolo, naturale o artificiale, che si antepone alla normale continuazione di una via di comunicazione. Si usa questa parola in maniera significativa se la struttura è utilizzata per superare i corsi d’acqua, mentre se l’ostacolo è rappresentato da una vallata parleremo di viadotto, oppure di cavalcavia se, invece, l’ostacolo è rappresentato da un’altra via di comunicazione (binari, strade). E’ ipotizzabile che il primo ponte sia nato per caso con la caduta di un tronco d’albero tra le due rive di un corso d’acqua ed utilizzato dall’uomo per attraversarlo.

Porta San Giorgio

Porta fanno parte della storia di Firenze quelle demolite e quelle ancora presenti con tutta la loro imponenza. Rappresentavano, nel progetto delle varie cinte murarie costruite a protezione e difesa della città, la possibilità di accesso per coloro che si recavano in città per lavoro, per commercio, ecc. Solo alcune furono fatte demolire dall’architetto Poggi per l’attuazione del progetto “Risanamento”. Una curiosità si riferisce al detto” essere alle porte co’sassi” utilizzato nel significato di essere in ritardo. Ha origine da quando Firenze era circondata dalle mura le cui porte venivano chiuse dopo la mezzanotte. I ritardatari per segnalare il loro arrivo agli armigeri di guardia che dovevano provvedere, appunto, a chiudere le enormi porte, raccoglievano i sassi per terra e li lanciavano sulle porte per avvertire che stavano arrivando, di corsa.

Postierla era una piccola porta di circa 60 centimetri che consentiva il passaggio di una persona per volta, nascosta nelle mura, da utilizzare come via di possibile entrata od uscita, in particolari situazioni od in emergenza.

Rampa è un elemento architettonico che è utilizzato per congiungere due piani ad altezza diversa. A livello pedonale la pendenza non può superare l’8%. A Firenze si trovano in Oltrarno a ridosso della collina e sono indicative del collegamento fra vie quasi parallele e scoscese per mezzo di una scalinata di lunghezza limitata.

Scansarote era, ora è presente solo in alcuni palazzi, un elemento di pietra o di ferro che posto ai lati dei passi carrai dei palazzi proteggeva muri e porte dagli urti di carri e carrozze. Ne sono sopravvissuti solo alcuni di ferro, vere e proprie opere d’arte, che fanno parte dell’arredo storico cittadino.

Sdrucciolo solo a Firenze si indica con questa parola, un vicolo stretto con forte pendenza, in grado di pregiudicare una “stabile” camminata, specialmente in presenza della pioggia. Il più noto, ricordato da scrittori e da poeti, è lo Sdrucciolo De’ Pitti, proprio di fronte al Palazzo.

Sporto è un termine che indica la sporgenza di un palazzo che viene sorretta da puntoni, di legno o mensole di pietra. Era un modo, in medioevo, per ampliare angusti spazi abitativi. Un classico esempio, attuale, è facilmente visibile sul retro dei negozi del Ponte Vecchio.

Strada è un elemento delle cosiddette infrastrutture di trasporto destinata alla circolazione di veicoli su ruota e, in misura ridotta, di pedoni e animali. Questa è la nomenclatura attuale. La storia cittadina parla di strade lastricate alla maniera romana con grandi lastroni poligonali di pietra arenaria che medioevo fecero scomparire quasi del tutto le strade di terra battuta. Il detto “Ridursi sul lastrico” fa riferimento ai tanti mendicanti che seduto per terra chiedeva l’elemosina.

Tettoia de Pisani Fabio Borbottoni

Tettoia tipica della Firenze medioevale indicava il piccolo tetto che sormontava le botteghe, difendendo le mercanzie dal sole e dalla pioggia. Per motivi di viabilità così come gli sporti, le tettoie furono demolite nel corso degli anni. Una parvenza di tettoia, con il nome di “banda” è ancora visibile in alcune botteghe del Ponte Vecchio, alzate ed agganciate all’esterno con dei ganci e poi riabbassate in orario di chiusura. E, per pararsi dal riverbero del sole ancora oggi si mettono le mani sulla fronte, “a tettoia”.

Trebbio è il trivio latino, l’incontro di tre strade che ancora oggi è possibile “vedere” tra via del Moro, via delle Belle Donne e via del Trebbio. E’ un termine molto antico da cui nasce anche il termine “triviale”, che indica un comportamento becero e volgare derivante dal fatto che su questi “canti” si davano convegno le signore di malaffare, le donne da trivio.

Vicolo del Panico

Via nel linguaggio comune è la strada di città con traffico medio-basso ed a scorrimento lento con la circolazione possibile per tutte le categorie di veicoli a motore e non. Nel passato, invece, si viveva e si lavorava nella via (strada) per la ristrettezza e scomodità delle case e delle botteghe. In strada si faceva di tutto con odori e rumori che all’inizio della primavera, consigliavano ai ricchi signori ad abbandonare la città per soggiornare il più possibile nelle proprie ville in campagna. E, la “villeggiatura” si protraeva il più a lungo possibile. Secondo una stima recente il sistema viario di Firenze si compone, complessivamente, di quasi 900 generiche aree di circolazione.

Vicolo è una strada urbana secondaria molto stretta. Il più delle volte il vicolo è una zona pedonale circondata da palazzi, spesso all’interno di un tessuto urbano medievale. Nel caso non abbia possibilità di uscita si definisce vicolo cieco.

Zanella diminuitivo di zana (culla, cesta), in ambito stradale indica la fossetta che fiancheggia i marciapiedi lungo le strade di città ed è destinata allo scolo delle acque piovane.

Alessandro Nelli
Odonomastica
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Un pensiero su “Odonomastica

  • 2 Agosto 2020 alle 16:45
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    Odonomastica, ho imparato una parola che non conoscevo. Non è mai troppo tardi per imparare.
    Complimenti per il bellissimo articolo molto informativo .

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