Dosi Giovanni Antonio, detto Dosio nacque a San Gimignano in provincia di Siena (ma è stata presunta anche la nascita a Firenze) probabilmente nel 1533. Giovanissimo si trasferì a Roma volendo lavorare come apprendista orefice, quindi fu allievo, come scultore, di Raffaello da Montelupo.

A Roma il Dosio fu spesso in ristrettezze economiche che lo portarono a fare lo stuccatore, il restauratore di frammenti archeologici e il disegnatore di piante e vedute. Probabilmente il suo maestro lo introdusse nei circoli umanistici della città dove venne in contatto anche con importanti famiglie di origine fiorentina come i Gaddi. Da questi contatti arrivarono le prime committenze e sebbene la documentazione sia scarsa sembra che il nostro abbia collaborato a molte imprese di scultura a Roma, mentre invece possiamo dire con certezza che la realizzazione di sepolture monumentali, fra cui quella dell’amico umanista Annibal Caro, fu l’attività più importante del Dosio in questa città.

Negli anni che vanno dal 1574 al 1589 il Dosio si stabilì a Firenze nel quartiere di S. Spirito e sembra certa una collaborazione con l’Ammannati. In questa città ebbe importanti committenze, collaborò alle attività dell’Accademia delle arti del disegno e partecipò al concorso per la facciata di S.Maria del Fiore. Il plastico è godibile nel Museo dell’Opera del Duomo. Nel 1579 il senatore Giovanni Niccolini diede al Dosio l’incarico di progettare la sua cappella nella Chiesa di S.Croce. La cappella fu consacrata nel 1585 ma completata nel secolo successivo. Il Dosio si occupò anche dell’ammodernamento di Palazzo Niccolini (via de’ Servi) realizzando un loggiato a doppio ordine sul lato del giardino. Nel 1582 Alessandro dei Medici, arcivescovo di Firenze incaricò il Dosio della ricostruzione parziale del Palazzo Arcivescovile danneggiato a suo tempo da un incendio. Durante i lavori per l’allargamento di Piazza San Giovanni (1895) il palazzo fu in parte demolito e la facciata prospiciente il Battistero fu ricostruita in maniera non proprio conforme al progetto del Dosio.

La famiglia Altoviti nel 1583 commissionò al Dosio la sistemazione dell’abside della Chiesa dei Santi Apostoli e al centro della conca absidale troviamo la tomba dell’Arcivescovo Altoviti. Subordinate al sarcofago osserviamo due porte dalle mostre marmoree sormontate dai busti di Antonio Altoviti e di Carlo Magno (opere del Caccini). Purtroppo i restauri del novecento portarono alla eliminazione degli stucchi parietali, dell’altare e dei pavimenti in marmo che completavano il riassetto dell’abside.

Il palazzo fiorentino che il Dosio progettò ex novo e riconosciuto come una delle sue opere più riuscite fu quello per la famiglia Giacomini in via Tornabuoni (ora noto come palazzo Larderel) con un elegante e composto prospetto e richiami quattrocenteschi.

Notevole fu a Firenze l’attività del Dosio che lavorò molto anche per il Gaddi e fra le opere ricordiamo la Cappella in S.M.Novella che destò grande ammirazione nei contemporanei per la policromia intensa, nuova per Firenze e di gusto certamente piuttosto romano.

Per motivi che non conosciamo, cui forse non è estraneo il suo irrequieto temperamento, nel 1590 il Dosio si trasferì a Napoli dove lavorò intensamente pur cercando di avere contatti con Firenze e Roma. La sua morte avvenne forse a Caserta, per alcuni a Napoli nel 1611, data comunque incerta. Complessa e degna di nota la vita e l’attività di questo artista che ingiustamente è conosciuto, per lo più, solo dagli addetti ai lavori.

Clara Virgili
Per chi abita in… via Dosio.

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