Visto che fra due giorni è il 28…

Nella terra di Toscana ci sono state innumerevoli battaglie e guerre, tutte con lo scopo di affermare una città rispetto ad un’altra o per acquisire e gestire un territorio di pertinenza avversa. Ce le siamo date con tutti noi fiorentini, ma anche gli altri oltre che con noi se le sono date anche fra di loro. Da scaramucce ad interi eserciti in movimento la terra di Toscana ne ha visto parecchio di sangue versato.

Sempre un equilibrio fra la diplomazia, il commercio e la battaglia.

Fra il 1355 e il 1365 Firenze sentiva Pisa molto ostile. Non solo la politica doganale di Pisa stava penalizzando i commerci fiorentini, ma le scorribande pisane del 1363 intorno a Firenze destavano qualcosa di più che semplice disagio. Alla testa delle milizie pisane c’era Giovanni Acuto, un capitano inglese di ventura che non disdegnava razziare.

Prima in Val di Nievole, a Prato, una puntatina sotto le mura fiorentine quasi a voler far melina per poi proseguire nel Mugello e nel pistoiese per poi tornare a meleggiare sotto le mura della porta di San Frediano. I fiorentini non è che vedendo razziare i propri territori furono da meno e fecero uguale nel pisano.

Insomma eravamo ai ferri corti e il commercio marittimo fiorentino era ormai spostato verso Talamone, sotto i senesi, per evitare le gabelle pisane.

Firenze, sotto il comando di Galeotto Malatesta, approntò un esercito di 11.000 fanti e 4.000 cavalieri e mosse verso Pisa. Le giornate erano calde come quelle che oggi stiamo vivendo e l’esercito decise di accamparsi presso Cascina, borgo fortificato sulla strada di Pisa. Le giornate roventi non erano l’unico motivo che indusse lo stop dell’armata, sembra che Malatesta avesse in corso delle febbri malariche che lo costringevano a letto.

Quando il gatto manca i topi ballano e senza il controllo di Malatesta l’esercito si sbracò, nel vero senso della parola, i soldati si tolsero le armature, che erano talmente calde da trasformarli in capponi cotti, e si dice che tanti cercarono refrigerio nelle acque dell’Arno. Tralasciamo la disputa se Arno propriamente detto o altro. Se pur i capitani fiorentini cercavano di mantenere la difesa del campo ad un livello accettabile i soldati a tutto pensavano meno che ai nemici.

Tutto questo giunse, tramite spie, all’orecchio di Giovanni Acuto che era accampato a San Savino. Il furbacchione decise di sfiancare i fiorentini con piccoli attacchi che oggi definiremo fake, cioè privi di una vera azione, ma atti a creare disordini ed affaticare fisico e psiche dei soldati fiorentini.

Quando il furbo Acuto pensò di aver punzecchiato abbastanza passò al vero attacco contando sul fatto che i fiorentini lo immaginassero come l’ennesimo fake e scelse l’imbrunire in modo da lasciare il sole negli occhi agli avversari.

L’Acuto non considerò però un evento e cioè il vento che spirava, teso, verso il campo fiorentino e che permise all’esercito di Malatesta di vedere il polverone dei cavalieri pisani in arrivo e quindi mobilitarsi in tempo per fronteggiarli. Lo scontro fu retto bene dai soldati gigliati grazie alle disposizioni del capitano Bonifacio Lupi. Allo stesso tempo, l’altro capitano Manno Donati, uscì dai ranghi attaccando i pisani sul fianco destro. A quel punto Arrigo di Monforte alla testa della cavalleria tedesca riuscì a sfondare le linee pisane.

Giovanni Acuto si rese conto che non solo era fallita la sorpresa, ma le stanno prendendo di santa ragione dai fiorentini e con una decisione, diciamo non proprio edificante, ordinò la ritirata della cavalleria inglese lasciando i fanti pisani sul campo a subire lo strapotere fiorentino.

Malatesta, a vittoria ottenuta e nonostante la strada libera per raggiungere Pisa, raccolse le truppe e i prigionieri pisani e rientrò a Firenze. Come ci ha recentemente spiegato Franco Ciarleglio cosi nacque il detto “Baciare il culo

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Quando Pisa le prese di santa ragione a Cascina.

Un pensiero su “Quando Pisa le prese di santa ragione a Cascina.

  • 27 Luglio 2019 alle 23:50
    Permalink

    Ho pubblicato di recente una nuova edizione dei “cantari della Guerra di Pisa” di Antonio Pucci, relativa appunto alla guerra del 1363-65: A. Pucci, Cantari della Guerra di Pisa, a cura di Maria Bendinelli Predelli, Società editrice Fiorentina.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.