La Porta di San Niccolò, creata come basilare caposaldo difensivo sul fronte orientale dell’ultima cerchia di mura, perse importanza dopo la diffusione dell’artiglieria pesante. Il suo declassamento strategico le risparmiò la scapitozzamento e quindi oggi, caso unico a Firenze, la vediamo, strutturalmente, nella sua forma originaria, risalente al 1324.

La porta/torre rimase immutata per ben cinque secoli e mezzo ma dopo l’effimero evento della Firenze Capitale del Regno divenne uno dei capitoli del forsennato progetto di ammodernamento della città. Quello che con un termine oggettivamente impreciso è definito il “Piano Poggi”.

Rientrava in quel piano l’abbattimento della cerchia muraria trecentesca. Alcuni parti di quella meravigliosa struttura, proprio nell’Oltrarno, vennero risparmiate. Furono rase al suolo le mura che addossavano alla nostra porta, che quindi restò isolata in una zona di confine tra città e spazio verde. Uno spazio verde, a sua volta, ridisegnato secondo il gusto dell’epoca.

Con l’occasione la porta subì comunque alcuni ritocchi. Il più significativo è proprio il curioso sistema per accedere all’interno. Oggi ci si può chiedere perché darsi la pena di costruire una struttura così bislacca che a guardarla fa pensare persino alle opere surreali di Cornelis Escher.

L’operazione un senso ce l’ebbe: una volta abbattute le mura l’unico accesso alla porta restava la porticina in alto a sinistra, quella che una volta era la porta che metteva in comunicazione l’interno della struttura con il camminamento di ronda.

La cosa si capisce meglio se si guardano due immagini storiche. Nella stampa, probabilmente dei primi dell’800 si vede che le mura, nel punto in cui si connettevano alla torre, erano molto alte. Non c’è traccia di altre aperture nelle mura esterne della torre. Nella foto storica, ripresa quando il cantiere era aperto (quindi attorno al 1875), si vede bene che c’è ancora un unico accesso alla torre, la solita porticina di sinistra, tanto è vero che, per consentire i lavori, era stata creata una struttura in legno. Di poi, evidentemente, il team Poggi cercò una soluzione per rendere raggiungibile quella porticina con una struttura definitiva, non troppo impattante sul complesso monumentale e che avesse una presentazione estetica piacevole.

Fotografia di Maurizio Ferrini
Fotografia di Maurizio Ferrini

 

 

 

 

 

 

 

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E’ così che per raggiungere quella porticina che era rimasta a mezz’aria ci si dovette inventare una macchina complicata in cui le porticine da una diventarono 6 (due sono palesemente cieche) e ci si dovettero inventare ben quattro rampe di scale e quattro ballatoi. Quanto alla soluzione estetica, diciamo che tra le cose finto medioevali dell’epoca…. c’è di peggio. Di certo, nelle torri del ‘300, queste leziosità non c’erano.

Maurizio Ferrini
San Niccolò e lo strano gioco di porticine e scalette.
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Un pensiero su “San Niccolò e lo strano gioco di porticine e scalette.

  • 23 Gennaio 2019 alle 11:47
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    Grandissimo cultore della Firenze medievale.Grazie Prof.!!!

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