Questa rivista si occupa di Firenze, raccontiamo il bello, il buono, il divertente, ma a volte scrivere anche di qualcosa che non va permette di mantenere coscienza di ciò che ci circonda.

L’episodio che racconto l’ho vissuto in prima persona.

Succede di farsi male, in questo caso mia madre si è fatta male ad un ginocchio. Li per li solo un leggero dolore, quel dolorino che spesso si trascura sperando che sparisca il giorno dopo. Eravamo a cena fuori e a tavola non si sente mai male. Al momento di alzarsi mia madre si accorge che non solo è gonfia, ma non riesce a poggiare il piede in terra per il dolore. Decidiamo di andare al pronto soccorso e ci rivolgiamo a quello più vicino al Nuovo San Giovanni di Dio.

Arrivati ci viene ovviamente dato un codice bianco e tutti siamo preparati al fatto che dovremmo aspettare un pochetto. Il pochetto diventano due ore abbondanti e due persone anziane, abituate ad andare a letto alle 11.30, cominciano ad essere stanche e mio padre anche ad innervosissi. Apro una parentesi, mio padre ha 82 anni e diciamo, per non mancare di rispetto, “non ha più la dinamica di pensiero di una volta”, chi vuol capire ha capito.

Dopo due ore e passa esco per fumare una sigaretta e caso vuole che proprio in quel momento vengono chiamati per la visita. Rientro e raggiunta la stanza mi trovo davanti ad una scena incredibile. Un infermiere di 100 kg. sta inveendo contro mio padre di 82 anni e del peso di 65 kg mantenendosi ad una distanza dalla faccia di mio padre di pochi centimetri e con una veemenza nella voce che sembrava il preludio di un’aggressione fisica.

Che avreste fatto voi? Non sapendo cosa era successo e non conoscendo nemmeno le intenzioni di questo operatore sanitario (si legge ogni giorno di aggressioni immotivate) mi frappongo fra i due per proteggere mio padre. Sarebbe bastato un cazzotto o solo anche uno spintone per procurargli dei danni, come posso sapere le intenzioni di una persona che non conosco e trovo visibilmente alterata. Non l’avessi fatto, il tono della voce aumenta. Cerco di parlare normalmente per ritrovare la calma, ma è evidente che la controparte non desiderava la calma ma solo affermare la sua “potenza” di operatore. Cerco ancora di pacificare e appoggio una mano sulla spalla del soggetto per ristabilire un contatto umano e mi sento dire di non mettergli le mani addosso. Ovvio che dopo altri insulti verso mio padre e a quel punto anche verso di me e capendo di avere davanti una persona che dell’arroganza e della prevaricazione ha fatto uno stile di vita alzo la voce anche io.

Vi lascio immaginare il resto. Inutile raccontarlo. Quello però che non posso far a meno di dire è questo. Primo son convinto che se davanti a se, in nostro operatore arrogante, avesse avuto un cristone di 2 metri e di 120 kg. non avrebbe assunto tanta arroganza e questo la dice lunga di coloro che sono forti con i deboli e deboli con i forti. In seconda analisi, possibile che un operatore sanitario, persona che è a contatto con i pazienti, compresi quelli anziani, non si renda conto quando ha davanti una persona non al 100% delle sue capacità mentali? Qualsiasi cosa abbia detto mio padre, e sicuramente avrà detto qualcosa di irritante, possibile che tu operatore di pronto soccorso non tu riesca a distinguere una situazione potenzialmente pericolosa da un vecchietto inerme di 82 anni? Possibile che tu sia cosi rasoterra di gnegnero da non glissare su cosa è stato detto e a comportarti con il rispetto dovuto ad una persona anziana non propriamente lucida?

Aggiungo e concludo che un paese in cui non sono rispettati i bimbi e gli anziani è un paese finito e non c’è speranza quando coloro che dovrebbero aiutarti e preservarti sono i tuoi primi aggressori. Di esempi ne abbiamo continuamente in asili nido e case di riposo per anziani dove si assiste a scene agghiaccianti, dove operatori che non conoscono il rispetto e la cura dell’altro vengono lasciati agire indisturbati sino alla violenza fisica.

Mi perdonerete lo sfogo, ma anche questa è Firenze.

Jacopo Cioni
Jacopo Cioni
Un tranquillo sabato di risse al pronto soccorso.

4 pensieri su “Un tranquillo sabato di risse al pronto soccorso.

  • 25 Giugno 2019 alle 0:53
    Permalink

    Dio mio! Sono rimasta sconvolta da quello che hai scritto e me ne dispiace tantissimo. Quell’ospedale tra l’altro è quello di mio riferimento perchè abito a Scandicci. Non so cosa può avergli detto tuo padre, ma il comportamento di codesto infermiere è inaccettabile. Denuncialo, non può passarla liscia così! La prossima volta che l’attesa per il paziente si prolunga e dice qualcosa, qualsiasi cosa, quell’infermiere non si sa cosa può fare. Denuncialo per favore, penso che quasi tutti i lettori della newsletter siano d’accordo con me.
    Comunque, a prescindere, come stanno adesso i tuoi genitori?
    Anche, non è intervenuto nessuno sentite le urla, hai testimoni?

    Rispondi
  • 17 Giugno 2019 alle 16:30
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    Salve!!!
    Faccio l’operatore socio sanitario non in pronto soccorso ma in una degenza di medicina strok dove la maggior parte dei degenti è in bilico tra la vita spesso con deficit importanti o con la morte.
    Non mi sono mai permesso di inveire con il malato oppure con il familiare bisogna capire che entrambi hanno la sfera emotiva molto delicata, spesso veniamo aggrediti per colpa molte volte di una burocrazia assurda e inconcepibile da chi ne è fuori dal contesto lavorativo. Lavoriamo con un sovracarico di lavoro e con poco personale per espletare nell’immediato i bisogni delle persone creando disagio psico fisico anche per l’operatore.
    Non voglio trovare scuse per l’accaduto.
    È giusto denunciare per capire dove sono le mancanze per non incorrere a questi episodi.
    Ma!
    Non sempre veniamo ascoltati dai vertici quando avvertiamo che la nostra sfera psico/fisica è arrivata al culmine e per tale motivo può accadere episodi alquanto spiacevoli.
    Come lavoratore rappresento nel mio piccolo il servizio sanitario nazionale e le dico che non ne sono felice quando accadano eventi del genere.
    Cordiali saluti
    Marzio

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