1 parte: prologo
2 parte: Le abitazioni, i mobili e le differenze tra case povere e ricche
3 parte: Abbigliamento
4 parte: L’alimentazione
5 parte: Il tempo
6 parte: Nascita e matrimonio
7 parte: La morte
8 parte: La famiglia e le donne
9 parte: Serve, illegittimi, donne e concubine
10 parte: Firenze la città
11 parte: Le strade e la vita in esse
12 parte: l’Arno i suoi ponti e la statua di Marte

Le abitazioni, i mobili e le differenze tra case povere e ricche.

Dopo una doverosa introduzione storica, facciamoci portare da Dante nella sua città a conoscerla meglio.

Siamo lontani dai tempi dei Medici in cui le strade della città sono addirittura lastricate, una delle prime città del medioevo fu proprio Firenze ad adottare una pavimentazione stradale. Ai tempi di Dante le strade erano assai sporche e fangose.

Le case dei più poveri erano addossate alla cinta di mura o alle rovine di qualche palazzo distrutto durante le guerre civili. Costituite da un’unica stanza utilizzata per tutto: cucina, camera da letto e da pranzo. La casa spesso era fatta di mattoni o di legno e ricoperta  da un tetto di stoppia, non aveva cantine, ne fondamenta ed era facilmente infiammabile.

L’unica apertura per far entrare la luce e l’aria è la porta di entrata, o al limite c’era un’unica finestra, il pavimento era in terra battuta. Questo tipo casa, per quanto sembri strano, era sempre meglio di quelle ubicate nei seminterrati o nei retrobottega. Queste erano senza areazione e con poca luce e vi vivevano  solitamente operai non qualificati o domestici.

Chi era più fortunato poteva contare su una casa con due vani: cucina e camera separate. La cucina rimane rudimentale, al centro il suo focolare leggermente sopraelevato, il fumo prodotto si disperdeva verso il soffitto annerendo tutto, molto rari sono i camini.

La finestra era interamente di legno perché i vetri erano ancora troppo costosi, entrava poca luce e si ricorreva all’impannata, cioè una tela trasparente, immersa nell’olio e nella trementina, che lascia passare una luce distorta e un po’ di calore.

In quest’ altra tipologia di case possiamo trovare  un pavimento fatto di terra battuta, di tavole in legno o di mattoni, più raramente di marmo. Il soffitto e fatto con delle travi in legno che si incrociano formando dei cassoni.

Con l’aumentare del lusso e dell’ agiatezza questo legno lo ritroviamo o scolpito o dipinto; così come i muri che da grezzi venivano coperti da semplice tappezzeria che diveniva sempre più lussuosa col passare degli anni e della ricchezza. Nelle case meno ambienti veniva affissa con chiodi al muro, esposta solo in determinate circostanze come feste o cerimonie. Il termine “tappezzeria” riporta alla parola tappeto, utilizzato in verticale come carta da parati determinando, appunto, il verbo tappezzare.

I mobili sono piuttosto rari, nelle case più povere c’era una tavola di legno usata come tavolo, spesso smontata dopo l’uso, degli sgabelli per sedersi, privi di schienale che invece era presente in sedie o sgabelli nelle case dei più ricchi. Talvolta era presente un baule per mettere le proprie cose, quelle più pregiate come appunto le tappezzerie quando non esposte, e un armadio spesso ricavato da un incavo nel muro. L’uso dell’armadio era diverso da quello odierno, cercando l’origine della parola se ne capisce l’uso, prende nome dalle “armi” che vi erano conservate.

Le case dei ricchi sono dei palazzi, con un grande portale per entrare ed un ampio cortile interno, dove vi sono le scuderie ed i magazzini per i viveri in cui conservare olio, vino, grano e legna.

Poi si entra al primo piano detto “‘piano nobile” riservato al proprietario, solitamente  si accede da una scalinata esterna in legno, o in pietra, un esempio ancora visibile è la scala del Bargello. Il secondo piano ci sono le camere per la servitù, normalmente hanno un soffitto molto più basso rispetto a quelli del primo piano. Questi ambienti prendono aria e luce da piccole finestre.

L’edificio è circondato da un ballatoio in pietra e/o da merli (come per esempio il Palazzo Vecchio).

Purtroppo del periodo di Dante non abbiamo palazzi che si sono conservati inalterati, l’unico esempio può essere il palazzo Davanzati che può darci un’idea, gli altri rimasti sono stati tutti completamente restaurati e quindi alterati.

Molti di questi palazzi al tempo di Dante sembravano delle vere e proprie case fortificate, fatte di blocchi di pietra tagliata grossa e piccole aperture per accedervi, fuori delle panchine di pietra inserite nella facciata e destinate alle ore di riposo e di incontro nella bella stagione.

A Firenze alcuni palazzi avevano le facciate con “sporti” che permettevano di guadagnare dello spazio sulle strade strette, molti di questi chiusi nel tempo nelle ristrutturazioni di cui dicevamo dato che vennero vietati. Unico esempio rimasto visibile è all’angolo del palazzo dell’Istituto francese sulla piazza di Ognissanti. Pesanti anelli conficcati sulle facciate servivano per legare gli animali come cavalli, asini e muli, mentre gli uncini alle finestre servivano per appendere dei tendaggi durante le feste o le processioni. I grandi chiodi che troviamo sempre sulle facciate servivano invece per conficcare dei ceri per illuminare la strada.

L’acqua si prendeva dalle fontane pubbliche, rari erano i pozzi all’interno del cortile (vedi sempre il Bargello) e spesso situato nelle cantine. Più avanti l’acqua salirà ai piani superiori grazie a una tubatura comune, lo scarico veniva fatto nei pozzi o più facilmente in strada, l’acque reflue scivolavano poi fino al primo imbocco fognario.

Nonostante fosse vietato, spesso e volentieri i rifiuti organici venivano gettati dalla finestra colpendo i poveri passanti.

A palazzo Davanzati finalmente (nel 1330) si può vedere il primo gabinetto incassato nel muro, descritto anche dal Boccaccio.

La casa torre corrispondeva al bisogno di difesa del clan familiare contro gli attacchi delle altre famiglie, ma mostra anche l’orgoglio e la potenza della propria casata espressa in altezza e magnificenza. A Firenze secondo una legge del 1250 non dovevano superare le 50 braccia cioè i 29 metri di altezza. Solitamente presentano non più di due aperture con delle passerelle o ballatoi in legno di cui oggi si possono vedere solo i punti di appoggio sul muro.

Dell’epoca di Dante, quindi tutta fiorentina la nascita di un nuovo elemento caratteristico dell’architettura: la loggia, diffusasi proprio in questo periodo, un esempio è quella del palazzo Bigallo o del Lanzi. La forma è varia, spesso parte integrante del palazzo al piano terra o posteriore come nel palazzo Rucellai.

La loggia si usava per lo svolgimento di feste pubbliche o private, banchetti, matrimoni, ricevimenti o per stare semplicemente in compagnia. L’unica ancora visibile dei tempi del Dante è quella del palazzo Frescobaldi di cui abbiamo dei resti. Più avanti la loggia non è più al piano  terra bensì all’ultimo piano del palazzo come nel palazzo del Bargello o in quello Strozzi o Medici. Usata sia per affacciarsi all’interno del palazzo che sulla strada, come in quello del palazzo Gondi o in quello Cocchi Serristori.

In queste case i mobili sono più diffusi, le sedie dei ricchi hanno lo schienale, le loro tavole da pranzo sono di quercia intarsiata e con i piedi ad X, ancora oggi in uso a Firenze. Quando c’era molta gente ci si sedeva su dei cassoni opportunamente ricoperti con cuscini più o meno pregiati a seconda del tenore di vita del padrone.

Per mangiare ci si serviva di piatti in legno o in terracotta, ovviamente più pregiati e decorati, se sì era benestanti. Cucchiai in legno, coltelli e le forchette, già utilizzate nel medioevo

La collezione del palazzo Davanzati ci dà un esempio; piatti, bicchieri, brocche in argento, forchette e coltelli con manici in avorio.

I poveri usavano spesso un unico piatto in due e si pulivano le mani con il proprio fazzoletto o la tovaglia, presenti anche nelle case dei benestanti dove ovviamente erano fatte di tessuti particolarmente preziosi. Qui troviamo anche tappeti, stoffe, tendaggi e quadri, spesso immagini sacre. Sulle sedie, pellicce, stoffe dai colori vivaci spesso importati dalla Francia.

Nella camera da letto ovviamente è sempre presente un letto, non un rozzo giaciglio imbottito di foglie di mais o di paglia appoggiato per terra o su tavole di legno, bensì letti in legno con coperte, piumini, materassi e cuscini. Il letto era sormontato da un baldacchino e chiuso da tendaggi.

Liberamente tratto da “A Firenze ai tempi di Dante” di A. Antonetti”

Riccardo Massaro
Viaggio indietro nel tempo nella Firenze di Dante, 2 parte
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